Una delle parole più usate per parlare di buone maniere affonda le sue radici nel Mugello, dove la storia di un celebre autore resta sorprendente.
È la vicenda di Giovanni della Casa, ecclesiastico, diplomatico e scrittore legato alle colline di Borgo San Lorenzo, la cui nascita nel 1503 è raccontata da fonti non del tutto concordi. Il suo celebre trattato, pubblicato postumo a Venezia nel 1558, avrebbe trasformato un titolo in un’espressione familiare in tutta Europa. Dietro la parola galateo si intrecciano storia locale, vita ecclesiastica e regole quotidiane che ancora oggi conosciamo.
Villa La Casa a Mucciano, le radici contese dell’autore del Galateo
Le origini di Giovanni della Casa portano a Mucciano, sulle colline di Borgo San Lorenzo, dove la tradizione locale colloca la nascita del futuro monsignore il 28 giugno 1503, nella dimora di famiglia conosciuta come Villa La Casa.
Le fonti, a dire il vero, non sono tutte concordi: alcune parlano in modo più generico di Mugello, altre lasciano aperta la pista di Firenze; in passato è stata citata anche Bologna. A Borgo, però, quel legame non si è mai perso.
La villa esiste ancora, oggi dentro una struttura ricettiva che richiama il nome dell’autore, e per molti resta il punto da cui prende avvio una vicenda letteraria destinata a superare i confini italiani. “Qui lo sanno in pochi, ma quando lo racconti la gente si ferma”, dice chi lavora da quelle parti, tra strade strette, cipressi e poderi rimessi a nuovo.

Villa storica immersa nelle colline del Mugello – Okmugello.it
Tra Chiesa, diplomazia e poesia: il doppio volto di Giovanni della Casa
Cresciuto in una famiglia della nobiltà fiorentina, della Casa studiò tra Firenze e Bologna, poi prese la strada della Chiesa: entrò nel clero nel 1532 e nel 1544 diventò arcivescovo di Benevento, in anni segnati dalle tensioni della Controriforma.
La sua immagine pubblica fu quella di un diplomatico duro e prudente, abituato a muoversi tra Roma e Venezia con passo misurato. Da nunzio apostolico a Venezia, partecipò anche alla definizione degli elenchi dei libri proibiti, in una fase delicatissima per la cultura europea.
Ma ridurlo al solo ritratto del prelato severo sarebbe troppo facile. Da giovane, a Roma, aveva scritto versi giocosi e audaci; secondo diversi studiosi, proprio quella produzione gli avrebbe reso più difficile arrivare alla porpora cardinalizia. Fu anche un poeta fine: le sue Rime, pubblicate dopo la morte, lo inserirono tra i petrarchisti più originali del Cinquecento e furono apprezzate, più avanti, anche da Ugo Foscolo.
Così il Galateo diventò una parola di uso comune
Il Galateo nacque negli ultimi anni di vita di Giovanni della Casa, lontano dalla Toscana, nella quiete dell’abbazia di Nervesa, nel Trevigiano. Uscì postumo a Venezia nel 1558, due anni dopo la morte dell’autore, avvenuta nel novembre 1556. Il titolo era un omaggio a Galeazzo Florimonte, vescovo di Sessa e amico dello scrittore, il cui nome latinizzato era Galatheo.
Il libro è costruito come l’insegnamento di un anziano a un giovane, ma non ha nulla di astratto: invita a non sbadigliare in faccia agli altri, a non annusare il cibo nel piatto, a non interrompere chi parla, a non mostrare il fazzoletto dopo essersi soffiati il naso. Scene minute, quasi domestiche, che parlano ancora al presente.
Il successo fu enorme: il titolo perse poco a poco la maiuscola e diventò galateo, cioè buone maniere. Borgo San Lorenzo lo ha ricordato anche nel 2003, per i cinquecento anni dalla nascita, con un convegno tra Firenze e il Mugello. Resta una curiosità poco nota: una parola che tutti usano ha radici precise, sulle colline borghigiane.










