Tra i boschi di Monte Senario, alle porte del Mugello, si nasconde una tradizione nata in convento che ancora oggi custodisce una ricetta segreta.
Il santuario dei Servi di Maria domina il crinale tra Firenze e la valle della Sieve, circondato da abeti e antiche testimonianze di fede. Qui, nel 1865, nacque la Gemma d’Abeto, un liquore dalla storia particolare che continua a essere preparato secondo una formula riservata. Ma il fascino di Monte Senario va ben oltre la sua antica farmacia conventuale.
Dal crinale tra Firenze e Mugello al santuario dei Servi di Maria
La storia di Monte Senario comincia, secondo la tradizione, nel 1233. Sette mercanti fiorentini, legati alla compagnia mariana dei Laudesi, lasciarono famiglie, affari e ricchezze per scegliere una vita di preghiera. Erano Bonfiglio Monaldi, Manetto dell’Antella, Bonagiunta Manetti, Amedeo degli Amidei, Uguccione degli Uguccioni, Sostegno dei Sostegni e Alessio Falconieri.
Prima si ritirarono in un casolare fuori dalle mura di Firenze. Poi salirono tra le abetaie del monte, dove sarebbe nato il primo convento dei Servi di Maria. Da quassù, nelle giornate limpide, la terrazza guarda la valle della Sieve e la linea dell’Appennino tosco-emiliano. E si capisce perché questo posto venga spesso avvicinato alla Verna e all’eremo di Camaldoli: silenzio, altitudine, pietra e bosco qui non fanno da sfondo. Sono parte della storia.
Grotte, cappelle e opere d’arte: otto secoli di devozione
Prima degli edifici vennero le grotte dei fondatori. Poco lontano dalla chiesa si trovano le cavità nella roccia dove, secondo la memoria dell’ordine, i primi frati vissero in povertà e raccoglimento. Tra le più note ci sono la grotta di san Filippo Benizi, con la sua fonte, e quella di sant’Alessio Falconieri, che la tradizione vuole morto nel 1310 all’età di 110 anni.
Il complesso crebbe un secolo dopo l’altro: Cosimo I de’ Medici lo ampliò nel 1539, poi arrivarono la ristrutturazione barocca del 1717 e un nuovo intervento nel 1888. Nel 1917 papa Benedetto XV elevò il santuario a basilica minore.
Dentro si conservano opere di rilievo, dall’Adorazione dei Magi del Cigoli al coro ligneo intagliato nel 1707. Nella cappella dell’Apparizione c’è una Pietà in terracotta policroma attribuita al Lottini, mentre nel refettorio resta l’Ultima Cena di Matteo Rosselli. Tasselli di una devozione lunga otto secoli, raccontata senza clamore.
La ricetta segreta dei frati: storia e lavorazione della Gemma d’Abeto
Il prodotto più famoso del santuario nasce proprio dal suo bosco. La Gemma d’Abeto fu creata nel 1865 da fra’ Agostino Martini, speziale mugellano dell’antica farmacia di Monte Senario. La base è l’essenza ricavata dai semi contenuti nelle pigne dell’abete bianco, mescolata con alcol, spezie ed erbe officinali: diciassette ingredienti in tutto, acqua compresa. Le dosi, spiegano al convento, non sono mai state rese pubbliche. Il colore arriva da un leggero tocco di zafferano. Il profumo è resinoso, il gusto deciso.

Frate prepara liquore nell’antica farmacia conventuale – Okmugello.it
Il liquore ottenne riconoscimenti alle esposizioni di Londra, Milano e Parigi e, nel tempo, fu affiancato da altri preparati, tra cui Amaro Borghini, Elisir di China e Alchermes. Un tempo le pigne venivano raccolte a mano sugli alberi attorno al convento, con lunghe scale appoggiate ai tronchi. Poi costi e rischi hanno spinto i frati a rifornirsi di semi dal centro forestale di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo.
La lavorazione resta lenta: servono tre o quattro mesi di macerazione per ottenere l’essenza e da venti litri si ricavano circa novecento litri di liquore. Bottiglie ed etichette passano ancora dalle mani dei frati e di alcuni volontari. Oggi la Gemma d’Abeto si assaggia al bar-ristorante accanto al santuario e si acquista sul posto. Chi sale a piedi può seguire la via dei tabernacoli della Via Crucis o i sentieri verso la vecchia ghiacciaia. Prima di partire, meglio controllare gli orari di apertura.









