Il mostro di Firenze

Mostro di Firenze, le rivelazioni dell’ex dirigente Michele Giuttari alla Commissione sul Forteto

L'ex capo della Squadra Mobile ed ex dirigente del Gides ha ricostruito i punti di contatto tra le vicende fiorentine, i presunti mandanti e le interferenze subite nelle indagini

Michele Giuttari, già dirigente della Squadra Mobile di Firenze e capo del Gides, è stato audito dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Forteto. Nel corso dell’audizione, il funzionario ha ripercorso gli intrecci emersi durante l’ultimo segmento investigativo sui possibili mandanti dei delitti attribuiti al cosiddetto “Mostro di Firenze”, evidenziando connessioni tra i diversi personaggi emersi nelle inchieste e le dinamiche legate alla comunità del Mugello.

Secondo quanto riferito da Giuttari, le indagini della Procura di Firenze e della Procura di Perugia hanno incrociato personaggi di spicco dell’epoca. Tra gli elementi emersi, la figura di Francesco Narducci, che agli inizi degli anni ’80 sarebbe stato introdotto al Forteto dal giornalista Mario Spezzi, presentandosi come un fotografo di Prato. Un dettaglio analogo era emerso dalle testimonianze raccolte su Mario Lotti e sulla cerchia delle sue conoscenze.

Nel corso della deposizione sono emersi riferimenti ad altre figure al centro delle verifiche investigative, tra cui Francesco Calamandrei, Luigi Goffredi e Rodolfo Fiesoli. Durante le perquisizioni a carico del farmacista di San Casciano, gli investigatori rinvennero appunti e riferimenti legati al Forteto e a Fiesoli, oltre a materiale riconducibile all’esoterismo. Giuttari ha inoltre ricostruito lo scenario di festini a base di sesso ed esoterismo in una dependance nei pressi della villa La Sfacciata e in altri casolari della zona, frequentati da diversi ceti sociali e nei quali venivano coinvolte anche minorenni.

L’ex dirigente ha descritto i pesanti ostacoli e le ingerenze che portarono al blocco dell’attività investigativa del Gides. Tra gli episodi citati figurano il mancato seguito dato ad un rapporto del 3 dicembre 2001 contenente 14 richieste di delega, episodi di danneggiamento e intimidazione, nonché l’installazione non autorizzata di apparecchiature di intercettazione all’interno degli uffici della Polizia. L’attività d’indagine si è infine interrotta a seguito di procedimenti giudiziari a carico degli stessi investigatori, poi conclusi con il proscioglimento delle accuse.

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