Mugello

L’ultima domenica del Marron Buono: cosa succede a Marradi quando la sagra finisce

Nei castagneti di Marradi la raccolta continua dopo la sagra, tra ceste di marroni e lavoro nei boschi d’autunno.

Ma per il paese il lavoro non finisce con l’ultima bancarella. Continua nei castagneti, nei laboratori e nelle cucine: perché la vera stagione del frutto simbolo di Marradi comincia proprio quando il centro torna a svuotarsi.

Dal 4 ottobre in avanti, con le domeniche dell’11 e del 18 e il weekend del 17-18, il borgo si è riempito di visitatori, famiglie e gruppi arrivati anche con il treno storico a vapore sulla linea Faentina. In piazza, tra caldarroste, dolci e prodotti del territorio, il Marron Buono di Marradi è tornato protagonista di una festa che qui non è soltanto turismo. È memoria, abitudine, identità.

Poi, a fine mese, il ritmo cambia. Gli stand vengono smontati, le strade si fanno più tranquille, la stazione riprende il passo dei giorni feriali. Nei bar si parla di presenze, vendite, tempo. “La sagra è la vetrina, ma il marrone non finisce con la sagra”, ripetono spesso i produttori della zona, quasi a correggere chi riduce tutto a quattro domeniche d’autunno. È dopo la folla, infatti, che il Marrone del Mugello IGP entra nella sua fase meno esposta: selezione, lavorazione, conservazione e vendita per l’inverno.

Nei castagneti del Mugello IGP: raccolta, selezione e vendita del marrone fresco

Il cuore di tutto resta nei castagneti attorno a Marradi, dove la raccolta va avanti finché gli alberi danno frutti e il terreno permette di lavorare. Da qui arriva una delle produzioni più note del Marrone del Mugello IGP, denominazione in cui il Marron Buono è considerato una varietà di riferimento per sapore, dimensione e resa in cucina.

Cassetta di marroni su un telo di iuta in una piazza con bancarelle smontate e foglie d’autunno
Una cassetta di marroni in primo piano mentre la piazza torna quieta dopo la mostra-mercato di Marradi.

La scelta dei frutti si fa ancora con gesti semplici, ripetuti, pazienti. I marroni vengono raccolti, controllati, divisi per calibro e destinazione. Una parte finisce sui mercati come marrone fresco, venduta a clienti affezionati o a negozi specializzati. Un’altra prende la strada dei laboratori artigiani, dove sarà lavorata nei mesi freddi. A tenere insieme questo percorso c’è anche la Strada del Marrone del Mugello di Marradi, associazione che unisce produttori, ristoratori e realtà locali. Non solo promozione del territorio, insomma. Ma una rete concreta, che lega il bosco alla bottega.

Pasticcerie al lavoro: torte, confetture, Marradesi e marron glacé verso il Natale

A novembre e dicembre il centro di Marradi sembra più quieto. Dietro le vetrine delle pasticcerie, però, il lavoro aumenta. Si preparano la torta di marroni, le confetture, le Marradesi e i marron glacé, prodotti che spesso lasciano il Mugello per arrivare sulle tavole di Natale in Toscana e fuori regione. Chi entra in bottega in quei giorni trova meno coda rispetto alle domeniche della festa. E magari anche più tempo per chiedere come nasce una crema, o perché un marron glacé ha bisogno di passaggi lenti e precisi.

Il valore del Marron Buono di Marradi si vede soprattutto qui, nella trasformazione. Il frutto deve restare compatto, avere una dolcezza naturale, reggere cotture e canditure senza perdere consistenza. “Il cliente lo sente subito se il marrone è buono”, spiegano gli artigiani locali. Una frase semplice, che però riassume anni di mestiere. Nei laboratori, intanto, le cassette passano dai tavoli di selezione alle pentole, dai forni agli scaffali. Fuori, il Lamone scorre accanto alle case, più basso e silenzioso.

Seccatoi, sentieri e cucina: la tradizione che tiene vivo il paese oltre ottobre

C’è anche una storia più antica, quella della farina di castagne. Un tempo il castagno era “l’albero del pane”, perché aiutava le famiglie dell’Appennino a passare l’inverno. Le castagne venivano stese sui graticci dei seccatoi, lasciate asciugare per settimane sopra un fuoco lento, poi battute e portate al mulino. Nel Mugello il Sentiero dei Seccatoi permette ancora di incontrare questi piccoli edifici, tracce vive di un’economia di montagna che non è del tutto scomparsa. A novembre, con i boschi più spogli e il fumo che sale dai camini, quel racconto sembra farsi concreto.

Anche per camminare, il dopo-sagra ha il suo fascino. Tra gli itinerari più conosciuti c’è quello verso il castagneto del podere Pigara, a Crespino, lungo la SR302 in direzione Firenze: si lascia l’auto su una strada bianca, si supera il fiume Lamone e in circa un chilometro si arriva all’altopiano, dove crescono alberi secolari.

Senza il viavai di ottobre, il silenzio si sente di più. Nei ristoranti, intanto, il marrone resta in carta con funghi, tartufi, paste ripiene e dolci. C’è anche la Lom, birra prodotta con il Marron Buono di Marradi. Così il paese va avanti, lontano dalle bancarelle: la stazione sulla Faentina, i vicoli di Dino Campana, le case lungo il fiume. Per molti, la Marradi più vera comincia proprio da qui.

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