L’associazione denuncia la mancata risposta alla richiesta di partecipare alla visita tecnica e sollecita le istituzioni a tutelare la vocazione pubblica e sanitaria del complesso di Pratolino. Intanto, la proprietà starebbe completando la procedura di alienazione.
Il futuro dell’ex Sanatorio Guido Banti di Pratolino torna al centro del dibattito. L’associazione Idra contesta di non essere stata coinvolta nel sopralluogo tecnico effettuato nell’area del complesso e chiede chiarimenti alle amministrazioni di Vaglia e della Città metropolitana di Firenze sulle garanzie previste per la sua valorizzazione e sulla destinazione futura dell’edificio storico.
La vicenda era iniziata a settembre, quando la sindaca di Vaglia, Silvia Catani, aveva comunicato a Idra di aver richiesto e ottenuto dall’Azienda USL Toscana Centro un sopralluogo all’ex sanatorio, previsto entro la fine del mese. La visita avrebbe dovuto consentire di verificare lo stato dei luoghi e individuare gli interventi necessari per la mitigazione dei rischi, a carico dell’ente proprietario.
La comunicazione aveva suscitato aspettative nell’associazione, promotrice di una giornata di studi dedicata al Banti, organizzata il 9 maggio a Villa Demidoff con il patrocinio del Comune di Vaglia e della Città metropolitana di Firenze. In risposta alla sindaca, Idra aveva chiesto che fosse autorizzata la partecipazione di una propria delegazione, insieme a rappresentanti dei relatori del convegno, cittadini e studiosi interessati al recupero del complesso e del suo parco.
Nell’aggiornamento ricevuto nei giorni scorsi, tuttavia, la sindaca ha riferito che, dopo la caduta di materiale provocata dal maltempo dello scorso agosto, era stato effettuato un sopralluogo tecnico nell’area esterna dell’ex sanatorio e nella vicina Garena, con la partecipazione dell’ufficio tecnico comunale, della Polizia locale e della Soprintendenza. Nella comunicazione non sarebbe stata indicata la data della visita né forniti chiarimenti sulla richiesta di partecipazione avanzata dall’associazione.
La stessa nota riferisce inoltre che i proprietari del bene stanno lavorando alla conclusione della procedura di alienazione del complesso, con l’auspicio che possa terminare in tempi brevi e con esito positivo, favorendone il recupero e il ripristino del decoro.
La richiesta di chiarimenti alle istituzioni
Idra ha espresso il proprio disappunto in una comunicazione inviata alle sindache Silvia Catani e Sara Funaro, chiedendo spiegazioni sulla mancata risposta all’istanza di partecipazione. L’associazione sottolinea che, a quattro settimane dalla richiesta, non sarebbero state chiarite le ragioni per cui la presenza di una delegazione civica non sia stata accolta.
A preoccupare l’associazione è soprattutto la prospettiva della vendita del complesso. Secondo Idra, le precedenti aste, progressivamente ribassate e rimaste deserte nel corso degli anni, non avrebbero portato a un confronto strutturato con le proposte della società civile. Per questo l’associazione domanda quali garanzie siano state offerte alle amministrazioni comunali rispetto alla tutela della vocazione pubblica e sanitaria dell’ex sanatorio.
La conclusione della procedura di alienazione, osserva Idra, non rappresenterebbe di per sé una garanzia di recupero e valorizzazione dell’edificio. L’associazione chiede quindi quali salvaguardie siano state previste e quale spazio sia stato riservato ai contributi tecnici e scientifici emersi durante il convegno di maggio, dedicato proprio alle prospettive di recupero del Banti.
«Una scelta sociale per la salute e la comunità»
Nel suo appello, Idra richiama il significato del confronto promosso a Villa Demidoff e invita le istituzioni a valorizzare il contributo del mondo della cultura, dell’associazionismo, del volontariato e della cittadinanza attiva. Secondo l’associazione, queste realtà potrebbero affiancare l’Azienda USL Toscana Centro, proprietaria del complesso, nel percorso di recupero di un bene considerato importante sia per la storia sanitaria sia per il valore architettonico.
Il timore espresso è che la vendita possa procedere senza impegni condivisi sulla futura destinazione dell’immobile e che prevalga una logica esclusivamente economica, senza rispondere alle esigenze sociali del territorio.
Da qui l’appello finale rivolto alle amministrazioni: promuovere una destinazione capace di preservare la storia e la vocazione sanitaria dell’ex Sanatorio Banti, ponendo al centro le necessità della comunità. Per Idra, la tutela del complesso dovrebbe inserirsi in una scelta di interesse pubblico, con la vita e la salute come priorità.
Le osservazioni e le richieste riportate sono quelle espresse dall’associazione, che sollecita ora un confronto con le istituzioni sul futuro del complesso di Pratolino.










