Sessant’anni fa, nella notte tra il 3 e il 4 novembre 1966, l’Arno uscì dagli argini e travolse Firenze con una violenza che nessuno aveva previsto. L’acqua e il fango invasero case, strade, chiese, biblioteche e musei, lasciando una ferita profonda non solo nella città, ma in tutto il territorio che la circonda — compresa la piana mugellana, percorsa dai corsi d’acqua che confluiscono nell’Arno. A sessant’anni di distanza, l’alluvione di Firenze del 1966 continua a parlare: alle generazioni che l’hanno vissuta, a quelle che l’hanno studiata, e a quelle che devono imparare da essa per proteggere il futuro.
Una notte che cambiò tutto: cosa accadde il 4 novembre 1966
Le piogge torrenziali di quei giorni avevano già saturato il suolo dell’Appennino toscano. Il Mugello, con i suoi fiumi — la Sieve in testa — contribuì in modo determinante alla piena catastrofica. Quando l’Arno ruppe gli argini, l’acqua raggiunse in alcune zone del centro storico di Firenze altezze superiori ai quattro metri. Non ci fu quasi nessun preavviso efficace: la città si svegliò sommersa.
Le perdite furono enormi. Opere d’arte, manoscritti, documenti storici, libri antichi: tutto finì nel fango. Le biblioteche e gli archivi subirono danni che richiesero decenni di lavoro per essere anche solo parzialmente recuperati. Le chiese videro affreschi e pale d’altare distrutti o gravemente compromessi. Fu una delle più gravi catastrofi culturali del Novecento europeo.
Per il Mugello, quella notte non fu meno drammatica. La Sieve e i suoi affluenti esondarono, colpendo i fondovalle e isolando intere frazioni. Il legame idraulico tra il territorio mugellano e Firenze — che oggi è al centro di ogni discussione sulla gestione del rischio idrogeologico — si manifestò allora in tutta la sua brutalità.
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La raccolta delle testimonianze: un progetto che guarda al futuro
In vista del sessantesimo anniversario, la Fondazione CR Firenze e l’Archivio di Stato di Firenze hanno promosso un’iniziativa concreta: una call aperta ai testimoni diretti dell’alluvione, con l’obiettivo di raccogliere ricordi, fotografie, diari e documenti personali prima che quella memoria si disperda definitivamente. La scadenza per partecipare era fissata al 31 maggio 2026, e il progetto ha riscosso un interesse significativo.
A seguire, dal 6 al 10 giugno 2026, l’Archivio di Stato di Firenze ha ospitato laboratori gratuiti dedicati proprio alla valorizzazione di questo materiale. Un modo per trasformare i ricordi privati in patrimonio collettivo, e per avvicinare le nuove generazioni a una storia che riguarda anche loro — compresi i ragazzi delle scuole del Mugello, che vivono in un territorio storicamente esposto alle piene.
L’iniziativa risponde a un’esigenza reale: i testimoni diretti sono oggi anziani, e ogni anno che passa riduce la possibilità di ascoltare voci di prima mano. Raccogliere quelle testimonianze non è nostalgia: è prevenzione culturale.
Il Mugello nell’alluvione: la Sieve, il Bilancino e la memoria del territorio
Chi abita tra Borgo San Lorenzo, Vicchio e Dicomano conosce bene il carattere della Sieve. In condizioni normali è un fiume relativamente placido; in piena, può trasformarsi in qualcosa di molto diverso. Nel novembre del 1966, la Sieve contribuì in modo decisivo alla catastrofe fiorentina, scaricando sull’Arno volumi d’acqua che il sistema non riuscì ad assorbire.
Oggi il Lago di Bilancino, inaugurato negli anni Novanta, svolge una funzione di laminazione delle piene che nel 1966 non esisteva. È una delle risposte infrastrutturali più importanti che il territorio mugellano abbia prodotto proprio in risposta a quella tragedia. Ma gli esperti ricordano che nessuna infrastruttura è sufficiente da sola: la gestione del territorio, il monitoraggio dei boschi, la manutenzione degli argini restano elementi imprescindibili.
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Per le comunità del Mugello, l’alluvione di Firenze del 1966 non è una storia lontana da guardare con distacco: è una lezione ancora attuale, che torna a farsi sentire ogni volta che i livelli dei fiumi salgono e le allerte meteo colorano di arancione o rosso la mappa della Toscana.
Le celebrazioni del sessantesimo: memoria e impegno istituzionale
Il novembre 2026 ha visto Firenze e il suo territorio commemorare l’anniversario con una serie di iniziative culturali e istituzionali. L’Università di Firenze ha sottolineato il proprio impegno nella ricerca ambientale e nella prevenzione del rischio idrogeologico, legando esplicitamente la memoria storica all’azione presente. Musei, archivi e fondazioni hanno aperto le proprie collezioni al pubblico con eventi dedicati, mostre e percorsi didattici.
Il senso di queste celebrazioni non è solo commemorativo. Ogni ricorrenza è anche un’occasione per misurare quanto si è fatto — e quanto resta da fare — in termini di messa in sicurezza del territorio, di aggiornamento dei piani di protezione civile, di educazione al rischio. Il Mugello, con la sua posizione di bacino idrografico a monte di Firenze, è parte integrante di questa riflessione.
Per chi vuole approfondire il progetto di raccolta delle testimonianze e il lavoro dell’Archivio di Stato, un punto di riferimento è il sito della Fondazione CR Firenze, che ha documentato l’intera iniziativa.
Sessant’anni dopo, l’alluvione di Firenze del 1966 non è un capitolo chiuso. È una storia che il Mugello conosce bene — nelle sue acque, nei suoi argini, nella memoria delle famiglie che abitano i fondovalle — e che continua a chiedere attenzione, cura e responsabilità collettiva. Ricordare, in questo caso, non è un esercizio retorico: è il primo passo per non ripetere.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.










