L’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII) prende le distanze dalla comparsa in rete di una sedicente «Camera Arbitrale Islamica Italiana», struttura che si propone di risolvere controversie civili e commerciali «in conformità ai principi della Shari’a». L’organizzazione, in un comunicato diffuso il 7 ottobre, invita inoltre a diffidare da iniziative di questo tipo.
Secondo l’UCOII, si tratterebbe di un’iniziativa nata autonomamente e promossa da soggetti che l’organizzazione definisce sconosciuti alle comunità islamiche italiane e privi di qualsiasi mandato. Nessuna delle associazioni, dei centri islamici e delle moschee rappresentati dall’UCOII sul territorio nazionale, si legge nella nota, avrebbe promosso, sostenuto o riconosciuto l’iniziativa, né sarebbe stata consultata.
L’UCOII ribadisce quindi che in Italia la giustizia viene amministrata dai tribunali della Repubblica, nel rispetto della Costituzione e delle leggi dello Stato. Secondo l’organizzazione, questo sistema garantisce i diritti di cittadini e residenti, compresi i musulmani, e non richiede l’istituzione di strutture parallele.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che le materie relative allo stato delle persone e ai diritti indisponibili, tra cui matrimonio, famiglia e filiazione, sono escluse per legge da qualsiasi forma di arbitrato. L’UCOII sottolinea dunque la distinzione tra le attività di assistenza e mediazione che possono essere svolte dalle comunità e l’esercizio della funzione giudiziaria, che resta di competenza dello Stato.
La posizione espressa dall’organizzazione viene motivata anche attraverso un riferimento alla tradizione islamica, che, secondo l’UCOII, richiama il credente al rispetto degli impegni assunti e delle leggi del Paese in cui vive. Affidarsi alla giustizia dello Stato, si sostiene nella nota, non rappresenterebbe per il musulmano italiano una rinuncia alla propria fede.
Le comunità islamiche continueranno invece, secondo quanto comunicato dall’UCOII, a offrire attività di ascolto, mediazione familiare e accompagnamento spirituale, sempre nel rispetto dell’ordinamento italiano.
In conclusione, l’UCOII afferma che iniziative come quella della «Camera Arbitrale Islamica Italiana» non possono essere accettate dai musulmani italiani e invita i fedeli a diffidare da servizi di questo genere.










