Ci sono luoghi nei quali la storia della medicina non è racchiusa soltanto nei libri, ma continua a vivere negli edifici, nei mobili, nei vasi, negli strumenti di laboratorio, nelle etichette e nei manoscritti. Luoghi nei quali la farmacia diventa contemporaneamente scienza, architettura, arte, memoria e testimonianza della vita quotidiana. È questo il filo che oggi unisce Cuba e Italia e che ha trovato una nuova espressione nella collaborazione tra l’Università dell’Avana e l’Aboca Museum di Sansepolcro, in Toscana.
L’inaugurazione, alla Galería L y 21 dell’Università dell’Avana, della mostra «Hierbas y salud a través de los siglos» ha rappresentato un momento particolarmente significativo di questo dialogo. La mostra, realizzata in collaborazione con l’Aboca Museum, propone un viaggio attraverso più di quattro secoli di storia della farmacia e della conoscenza delle piante medicinali, mettendo insieme arte, scienza, botanica, cultura materiale e memoria.
All’inaugurazione erano presenti l’ambasciatrice d’Italia a Cuba Simona De Martino, la rettrice dell’Università dell’Avana Mirian Nicado García, il ministro della Scienza, Tecnologia e Ambiente Armando Rodríguez Batista, la presidente della Commissione Nazionale Cubana dell’UNESCO Mirta Granda Averhoff e il direttore generale di Flora Botica de la Abuela, il dottor Rodolfo Arencibia.
L’iniziativa rende inoltre omaggio a Valentino Mercati, fondatore del Gruppo Aboca, riconoscendo il ruolo che ha avuto nella valorizzazione delle piante medicinali e nella costruzione di una cultura contemporanea della salute fondata sul rapporto tra natura, ricerca e conoscenza.
Non si tratta soltanto di una collaborazione tra due istituzioni culturali. Dietro questa esperienza esiste una storia più profonda, fatta di conoscenze botaniche, tradizioni farmaceutiche e pratiche di cura che, pur sviluppandosi in contesti geografici differenti, presentano sorprendenti punti di contatto.
In Italia come a Cuba, per secoli le piante hanno rappresentato una delle principali risorse della medicina. Le conoscenze sulle loro proprietà venivano trasmesse oralmente, raccolte negli erbari, codificate nei ricettari e successivamente nelle farmacopee, mentre nelle spezierie e nelle farmacie venivano trasformate in decotti, infusi, tinture, estratti, sciroppi, balsami, unguenti, elisir e altre preparazioni. Il farmacista era allo stesso tempo artigiano, tecnico, conoscitore delle piante e custode di una tradizione scientifica.
Il percorso storico dell’Aboca Museum racconta proprio questa lunga evoluzione. Il museo, ospitato a Sansepolcro nel Palazzo Bourbon del Monte, è stato aperto nel 2002 con il percorso «Erbe e Salute nei secoli», dedicato alla storia millenaria del rapporto tra uomo e piante e all’arte della spezieria. Nel 2020 a questo percorso si è aggiunto «Aboca Experience», dedicato alla storia dell’azienda, alla ricerca scientifica, all’innovazione e alla sostenibilità.
Il percorso storico attraversa sale dedicate ai mortai, alla storia, alle ceramiche, alle bilance, ai vetri e alle erbe, fino alla ricostruzione dell’antica spezieria, del laboratorio fitochimico, della cella dei veleni e di una farmacia dell’Ottocento. Il museo conserva inoltre una Bibliotheca Antiqua con circa 3.000 volumi, pubblicati dagli inizi della stampa fino ai primi decenni del Novecento, che documentano lo sviluppo delle conoscenze sull’uso curativo delle piante.
È un patrimonio nel quale il libro e l’oggetto non sono separati. Gli erbari raccontano la botanica; i mortai raccontano la trasformazione delle materie prime; le bilance raccontano la necessità della precisione; i vasi e le ceramiche raccontano la conservazione dei preparati; gli strumenti di laboratorio raccontano l’evoluzione delle tecniche estrattive. La stessa architettura museale diventa quindi una forma di racconto scientifico.
A Cuba esiste un luogo nel quale questa stessa relazione tra farmacia, edificio, strumenti e documenti ha assunto una forma ancora più radicale: il Museo Farmacéutico Ernesto Triolet di Matanzas, nato dall’antica Botica Francesa.
La storia comincia il 1º gennaio 1882, quando il farmacista francese Ernesto Triolet Lelievre e il farmacista cubano Juan Fermín de Figueroa y Velis inaugurarono a Matanzas una farmacia progettata specificamente per questa funzione. Il terreno era stato acquistato nel 1880 e l’attività rimase nella sua sede per oltre ottant’anni, fino al 16 gennaio 1964. Nel maggio dello stesso anno l’edificio venne trasformato in museo, diventando il primo museo farmaceutico dell’America Latina secondo la documentazione UNESCO. UNESCO World Heritage Centre
La denominazione di «Botica Francesa» deve essere letta alla luce della storia dei suoi fondatori. Ernesto Triolet era francese e portò con sé una formazione e una cultura professionale europea, mentre il suo socio Juan Fermín de Figueroa era cubano. L’identità della farmacia fu quindi fin dall’origine il risultato di un incontro tra culture.
Anche l’architettura racconta questa storia, ma in modo più complesso di quanto possa suggerire il nome. L’edificio è riconducibile al neoclassicismo domestico matancero della fine dell’Ottocento e fu progettato come un organismo nel quale le diverse funzioni della farmacia erano integrate nella struttura architettonica.
È proprio questo uno degli aspetti che rendono il Museo Farmacéutico di Matanzas così particolare. Non si tratta di una farmacia ottocentesca ricostruita artificialmente all’interno di un museo moderno. È la farmacia originale, rimasta nel luogo nel quale aveva svolto la propria attività.
L’edificio si sviluppa su tre livelli, con ambienti organizzati intorno a un patio centrale. Il piano terreno ospitava il cuore dell’attività farmaceutica: il locale di vendita, il banco dispensariale, le scaffalature, i cassetti, gli spazi di deposito e quelli destinati alla preparazione dei medicinali. Uno dei due ambienti dell’ammezzato era utilizzato come studio da Celia Triolet Figueroa, figlia del fondatore e artista; l’altro era l’ufficio amministrativo della farmacia. Il secondo piano era destinato alla residenza della famiglia Triolet-Figueroa, mentre il terzo livello ospitava il laboratorio di Ernesto Triolet e gli spazi utilizzati anche per l’essiccazione delle piante medicinali.
La disposizione verticale dell’edificio racconta dunque, quasi come una sezione architettonica, la vita della farmacia: al piano inferiore il rapporto con il pubblico e la dispensazione; negli ambienti intermedi l’amministrazione e le attività personali; nella parte residenziale la vita familiare; al livello superiore il laboratorio e la lavorazione delle materie prime.
La farmacia era quindi anche una casa, un luogo di lavoro e un laboratorio scientifico. La separazione moderna tra spazio commerciale, laboratorio e abitazione non era ancora così netta: la famiglia viveva sopra il luogo nel quale si producevano i medicinali.
L’interno conserva una quantità impressionante di testimonianze materiali. Gli arredi e le scaffalature sono realizzati anche con legni preziosi cubani. Il museo conserva contenitori farmaceutici, porcellane francesi, vetri boemi e Baccarat, manufatti provenienti dagli Stati Uniti e recipienti in marmo proveniente da Carrara. La presenza del marmo italiano nella farmacia cubana è quasi un simbolo della rete internazionale nella quale la farmacia ottocentesca era inserita.
Sono presenti inoltre albarelli, bottiglie, flaconi, vasi e recipienti di forme e materiali differenti. Gli oggetti non sono semplicemente decorativi: ognuno aveva una funzione nella conservazione, nella preparazione o nella dispensazione delle sostanze.
Il grande banco dispensariale rappresenta il punto di incontro tra farmacista e paziente. È il luogo nel quale una prescrizione diventava concretamente un medicamento. Il farmacista leggeva la ricetta, pesava le sostanze, le triturava o miscelava, preparava il composto, sceglieva il contenitore, lo chiudeva e applicava l’etichetta.
Attorno a questo banco si sviluppava un vero laboratorio. Mortai, bilance, alambicchi, percolatori, lisciviatori, presse, misurini, strumenti per la preparazione delle pillole, stampi per ostie e supposte, apparecchi per la chiusura dei contenitori, vaporizzatori, autoclavi e altre apparecchiature testimoniano l’evoluzione tecnica della farmacia tra la fine dell’Ottocento e il Novecento.
La Botica Francesa non era quindi soltanto un negozio di medicinali. Era un luogo di produzione, sperimentazione e conoscenza. Persino le etichette costituiscono oggi una collezione di grande valore. La cassettiera delle etichette, realizzata in legno di cedro e suddivisa in numerosi cassetti, conserva un patrimonio che permette di studiare non soltanto i prodotti farmaceutici, ma anche la grafica, il linguaggio commerciale e la cultura visiva dell’epoca.
Ma il vero cuore della farmacia di Matanzas è nascosto nei suoi libri.
La raccolta dei Libros de Asentamiento de Recetas, i registri nei quali venivano annotate le prescrizioni e le preparazioni, costituisce una delle testimonianze più importanti della storia farmaceutica cubana. La documentazione UNESCO segnala oltre mezzo milione di formulazioni registrate nella Botica Francesa tra il 1882 e il 1964 e considera la raccolta di eccezionale valore patrimoniale.
Le registrazioni permettono di seguire giorno dopo giorno il funzionamento della farmacia. Non riportano semplicemente il nome di un medicinale, ma possono contenere la data, il medico prescrittore, la composizione, le quantità, il prezzo e altri dati relativi alla preparazione.
È importante anche comprendere che quando si parla di «formule» non ci si riferisce necessariamente alle formule chimiche moderne. Si tratta soprattutto di formulazioni farmaceutiche: combinazioni di sostanze, quantità e procedimenti attraverso i quali il farmacista preparava un medicamento.
Nei registri compaiono numerose sostanze di origine vegetale, tra cui camomilla, arancio, rosmarino, rosa, cumino, cannella, noce moscata, luppolo e altre piante utilizzate nella pratica farmaceutica del periodo.
La ricchezza dell’archivio non riguarda quindi soltanto la storia delle medicine. Attraverso le ricette è possibile studiare la storia della medicina, delle professioni sanitarie, dei rapporti tra medici e farmacisti, dei consumi e della vita quotidiana.
Anche per questo la documentazione della Botica Francesa ha assunto un valore internazionale ed è stata inserita nel programma UNESCO Memoria del Mondo. La memoria della farmacia diventa così memoria della società.
Il fondo, inoltre, non riguarda esclusivamente la Botica Francesa. La documentazione comprende registri collegati anche ad altre farmacie di Matanzas, tra cui Nuestra Señora de Regla e San Rafael. Ne emerge un quadro molto più ampio dell’attività farmaceutica cubana tra XIX e XX secolo. Tra i nomi dei medici presenti nella documentazione figura anche Carlos J. Finlay, una delle personalità più importanti della storia della medicina cubana.
La farmacia di Triolet non si limitò inoltre a preparare prodotti prescritti dai medici. Il farmacista sviluppò proprie preparazioni e prodotti commerciali. Secondo la documentazione storica citata nel dossier UNESCO, undici prodotti di Triolet furono presentati all’Esposizione Universale di Parigi del 1900, dove ottennero una medaglia d’oro.
La Botica era inserita in una rete internazionale di scambi e importazioni e trattava prodotti provenienti da diversi Paesi, tra cui Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Russia, Cina, Italia e Stati Uniti.
La storia della farmacia è anche una storia di persone. Dopo Ernesto Triolet, la continuità della famiglia ebbe un ruolo importante nella conservazione dell’attività. Tra le figure più significative viene ricordata María Dolores de Figueroa y Marty, che assunse la proprietà e la direzione tecnica della farmacia e viene indicata dalle fonti storiche come una delle figure femminili più importanti della farmacia cubana.
La continuità familiare contribuì a preservare l’ambiente, gli strumenti e la documentazione fino alla trasformazione della farmacia in museo nel 1964.
La musealizzazione non cancellò la farmacia. Al contrario, ne conservò la struttura, gli arredi e le testimonianze della sua attività. Questa è forse la differenza più importante tra una collezione di oggetti antichi e un luogo storico autentico. A Matanzas il visitatore non osserva semplicemente gli strumenti che una volta appartenevano a una farmacia: entra nello spazio nel quale quei medicinali furono realmente preparati, dove quei libri furono realmente compilati e dove per decenni farmacisti, medici e pazienti si incontrarono.
Il valore architettonico e scientifico del complesso è stato progressivamente riconosciuto. La Botica Francesa e il suo edificio sono stati dichiarati Monumento Nacional nel 2007. Tra il 2005 e il 2008 il complesso è stato sottoposto a un importante intervento di restauro, con la volontà di conservare contemporaneamente l’architettura e il carattere museale dell’edificio. Il lavoro è stato premiato con il Premio Nacional de Restauración 2008 e il museo ha successivamente ricevuto anche il Premio Nacional de Conservación 2020.
La candidatura del Museo Farmacéutico Ernesto Triolet è stata inoltre inserita nella Lista indicativa cubana del Patrimonio Mondiale UNESCO. La sua importanza non dipende dunque soltanto dall’età dell’edificio, ma dalla straordinaria continuità tra architettura, funzione, oggetti e documenti. È proprio questo elemento a creare un confronto particolarmente interessante con l’Italia.
Anche la tradizione italiana della farmacia nasce dall’incontro tra botanica, medicina, artigianato e cultura. Per secoli le spezierie sono state luoghi nei quali si conservavano erbe, spezie, sostanze minerali e prodotti di origine animale e nei quali venivano preparati medicamenti secondo ricettari e farmacopee.
L’Aboca Museum rappresenta oggi uno dei luoghi nei quali questa storia viene raccontata nella maniera più organica. Il suo percorso storico non si limita infatti alla farmacia dell’Ottocento, ma ricostruisce una storia molto più lunga, dalle prime forme di utilizzo delle piante medicinali fino allo sviluppo della spezieria, degli erbari, della farmacia e delle moderne tecniche di preparazione.
Nel museo di Sansepolcro si incontra così un mondo che presenta numerosi punti di contatto con quello della Botica Francesa: mortai, bilance, vasi, vetri, strumenti, erbari, libri e ricostruzioni di ambienti nei quali le piante venivano trasformate in preparati medicinali.
L’antica spezieria ricostruita da Aboca, per esempio, restituisce l’immagine di un laboratorio seicentesco nel quale compaiono alambicchi, distillatori, forni, erbe raccolte localmente e spezie provenienti da terre lontane. È la rappresentazione di un sistema nel quale il sapere sulle piante era inseparabile dalle tecniche di lavorazione. Aboca Museum
Il confronto con Matanzas diventa quindi quasi naturale. A Cuba è rimasta una farmacia ottocentesca autentica; in Toscana viene raccontata, attraverso collezioni e ricostruzioni, la storia più ampia dell’arte della spezieria e della farmacia. Due patrimoni differenti, ma profondamente complementari.
Il progetto «La Botica de la Abuela», collegato alla collaborazione tra l’Università dell’Avana e l’Aboca Museum, rappresenta infatti un esempio di come la memoria storica possa trasformarsi in un rapporto contemporaneo tra ricerca, formazione e impegno sociale. La conoscenza delle piante medicinali non viene considerata soltanto come patrimonio del passato, ma come un campo nel quale dialogano università, istituzioni scientifiche, cultura e salute.
La mostra dell’Avana assume così un valore che va oltre le sale della Galería L y 21. È un incontro tra due tradizioni che hanno sviluppato, in epoche e contesti diversi, una particolare attenzione per il mondo vegetale.
Articolo a cura di Yuleisy Cruz Lezcano.








