La scuola dell’infanzia, il suo ruolo ed i suoi metodi nella riflessione che ha realizzato per OK!Mugello la pedagogista Clinica Giusy Atanasio, che da anni vive a Vicchio. Ecco il suo contributo…
Secondo i criteri della Pedagogia Clinica, scienza che pone l’attenzione alla totalità dell’individuo, la scuola dell’infanzia dovrebbe presentarsi oggi come scuola aperta alla molteplicità e alla diversità di culture, una scuola che vede la partecipazione attiva delle famiglie, accogliente e disponibile al cambiamento. Essa dovrebbe essere portatrice di una nuova visione dell’infanzia, ovvero il bambino non più visto come soggetto passivo che “assorbe” le nozioni ma come soggetto di diritti e co-costruttore della propria storia e della cultura cui appartiene. Aperta ai bambini dai tre ai sei anni agisce in una fase molto particolare per la costruzione dell’identità e pone le basi per la costruzione di un sé forte ed equilibrato. E’ qui che il bambino apprende il concetto di autonomia, che impara a riconoscere l’altro da sé ed i propri confini. Tuttavia ancora poca importanza viene data, a parte qualche raro caso, alla sfera della corporeità ed a tutti i legami ad essa connessi. Ed è proprio in quest’ambito che si inserisce l’approccio pedagogico-clinico come scienza attenta non più alla dualità corpo-mente ma all’unità psico-fisica del bambino secondo un’ottica olistica, ossia rivolta al tutto e non all’individuo diviso in settori tra loro scollegati. Il bambino dai tre ai sei anni fa esperienza del mondo attraverso il corpo, la sostanza dei suoi apprendimenti è fatta di sensazioni, emozioni, odori, movimenti, suoni, musica. Il corpo quindi diventa un potente mezzo espressivo e comunicativo e anche importante mezzo di apprendimento, limitante sarebbe “imprigionarlo” in rigide regole bloccandone così la libera espressione. La figura del pedagogista clinico all’interno delle scuole assolve proprio a questa funzione, ossia favorisce la creazione di spazi ludici, attraverso metodi e tecniche proprie, in cui ogni singolo bambino può esplorare il proprio ambiente imparando da sé stesso e dall’interazione con gli altri. La conoscenza del corpo è un processo in divenire che si costruisce nel tempo attraverso esperienze tattili, visive, uditive, posturali che può essere reso concreto attraverso un costante dialogo tra il corpo e la mente. Il bambino deve essere incentivato ad esprimere le proprie emozioni e a riconoscerle su di sé e dentro di sé attraverso esperienze che lo coinvolgano sia da un punto di vista corporeo che relazionale-affettivo. Proprio per questo è importante che la scuola oggi ponga l’accento sulla libertà di espressione intesa come possibilità di apprendere e di educare. Le emozioni sono dentro il nostro corpo e le attività espressive come l’arte in tutte le sue forme, per l’immediatezza, la possibilità di rappresentare stati d’animo e sentimenti, costituiscono uno strumento di cambiamento e di crescita, senza soffocamenti e rigidità. Tutto questo dando spazio ai ritmi del corpo, al respiro, alla voce, alla danza, alla musica capaci di dare la possibilità di conoscere e di conoscersi, di capire e di capirsi in un ambiente accogliente e non giudicante. Giusy Atanasio
Giusy Atanasio, laureata in Scienze dell’educazione all’Università di Catania e specializzata nel 2013 in Pedagogia Clinica, presso l’Isfar (Istituto Superiore di Formazione, Aggiornamento e Ricerca di Firenze). Iscritta all’Albo Nazionale dei Pedagogisti clinici (ANPEC n°4418). In Sicilia ha realizzato dei progetti di Pet-Therapy nelle scuole primarie, con bambini portatori di disabilità e con anziani affetti da Alzheimer. Da tre anni vive in Toscana (Vicchio) e lavora come Educatrice Professionale in una Comunità Educativa per minori occupandosi di Pedagogia- Clinica conducendo gruppi di adulti inseriti in diversi contesti e ricevendo persone o coppie in difficoltà su appuntamento. Da quest’anno è iscritta nuovamente all’Università per conseguire la II Laurea in Scienze della Formazione Primaria. Gli interventi pedagogico – clinici emergono da un percorso diagnostico che comprende: •Colloquio; •Anamnesi pedagogico – clinica; •Rilevazione delle difficoltà oltre alle abilità e potenzialità; •Sintesi diagnostica e formulazione del progetto di intervento di aiuto; La Pedagogia Clinica si rivolge ad adulti, coppie, donne, famiglie, adolescenti e pre-adolescenti, docenti, genitori, aziende e lavoratori rispondendo alle loro richieste di aiuto e ai loro bisogni educativi e formativi attraverso la stimolazione della persona verso un pieno e appagante sviluppo di sé, una efficace espressione e azione di sé nel sociale, e la soluzione delle proprie difficoltà a partire dall’attivazione e dalla riscoperta delle proprie risorse, potenzialità, capacità e abilità personali. Tutto ciò avviene con un approccio pedagogico-clinico e con l’ausilio di metodi specifici di intervento, tecniche attive e partecipative atte a favorire nella persona un viaggio dentro di sé, una mobilitazione delle proprie risorse energetiche personali interiori e una autentica riscoperta della propria corporeità. La specificità dell’intervento pedagogico-clinico è proprio questo: la persona viene accolta e aiutata anche dal punto di vista della corporeità, in quanto ignorare questo aspetto imprescindibile dell’essere umano equivarrebbe ad aiutare solo una parte dell’individuo stesso, come ormai ampiamente dimostrato dalle scienze umane.












