Tra i boschi e i paesi del Mugello, una ferrovia custodisce storie dimenticate che continuano a riaffiorare lungo binari, ponti e vecchie stazioni ormai silenziose.
La ferrovia Faentina attraversa paesaggi che nascondono testimonianze di un passato ancora profondamente legato alla vita delle comunità locali. Tra borghi appenninici e fermate poco conosciute, alcuni luoghi conservano tracce di attività e abitudini ormai lontane. Un viaggio nella memoria ferroviaria che permette di osservare il territorio da una prospettiva diversa, scoprendo dettagli spesso ignorati anche da chi percorre abitualmente questa linea.
Fornello, l’ex stazione chiusa nel 1967 che il bosco ha riconquistato
Nel territorio di Vicchio, lungo la Faentina, l’ex stazione di Fornello resta uno dei punti più particolari di questo paesaggio ferroviario. La fermata venne chiusa nel 1967. Da allora gli edifici hanno perso la loro funzione, mentre il bosco, piano piano, si è ripreso gli spazi.
Oggi appare come un piccolo complesso ferroviario isolato tra gli alberi: muri, resti di servizio, ambienti che un tempo erano parte della vita della linea. Non era solo una fermata per i viaggiatori. La storia di Fornello è legata anche alle cave della zona: qui si lavorava la pietra, usata anche per le massicciate ferroviarie, e il materiale passava dal treno. Per gli abitanti e per chi lavorava nelle cave, quella stazione era un riferimento pratico, di tutti i giorni. Un presidio.
Negli anni l’area è stata segnalata più volte nel censimento dei Luoghi del Cuore del FAI, con richieste di recupero e valorizzazione, perché conserva un pezzo importante della memoria industriale e ferroviaria dell’Appennino.
Da Borgo San Lorenzo a Marradi: le fermate che hanno cambiato la vita dei paesi
La ferrovia Faentina non è stata soltanto una linea tra Firenze e la Romagna. Per molti centri del Mugello ha voluto dire scuola, lavoro, commercio, visite mediche, spostamenti che prima richiedevano molto più tempo e mezzi non sempre a disposizione. Stazioni come Borgo San Lorenzo, Vicchio, Ronta e Marradi hanno accompagnato generazioni di residenti, studenti e pendolari. Sono diventate punti di riferimento, anche per chi non saliva sul treno ogni giorno.

Una piccola stazione di campagna vista dal treno, immagine che richiama le fermate dimenticate della ferrovia Faentina nel Mugello.
Alcune fermate sono vicine ai paesi, altre sembrano quasi appoggiate tra boschi, campi e corsi d’acqua. È qui che la linea mostra il suo volto più locale. Il tracciato storico della Faentina comprendeva 16 stazioni intermedie tra le due città, tra cui Vaglia, San Piero a Sieve, Borgo San Lorenzo, Ronta, Marradi e Brisighella.
Tra Panicaglia e Ronta, per esempio, il ponte sul Rio Trillero, costruito in pietra serena, resta una prova concreta delle difficoltà affrontate per far passare la ferrovia attraverso l’Appennino. Opere nate per durare, e in molti casi ancora ben visibili nel paesaggio.
Riaperture, danni del maltempo e futuro di una linea ancora essenziale
La Faentina resta una linea importante per il Mugello, anche se negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con stop e cantieri legati al maltempo che ha colpito l’Appennino. Il collegamento ferroviario tra Firenze e Faenza è tornato interamente percorribile il 19 gennaio 2026, quando Rete Ferroviaria Italiana ha riaperto anche la tratta tra Marradi e Crespino del Lamone, completando i lavori di ripristino dell’infrastruttura danneggiata dal maltempo del marzo 2025.
Secondo quanto comunicato da RFI, gli interventi hanno richiesto un investimento complessivo di 7,5 milioni di euro. La riapertura ha restituito continuità a un collegamento che non riguarda solo i pendolari, ma anche la tenuta dei piccoli centri interni, più esposti quando i collegamenti si interrompono.
Guardare oggi fuori dal finestrino della ferrovia Faentina significa attraversare qualcosa di più di un percorso tra Toscana e Romagna: vuol dire incontrare stazioni ancora vive, edifici dimenticati, ponti in pietra e paesi che hanno costruito una parte della propria identità attorno al passaggio del treno.









