Mugello

‘Il sol dell’avvenire’. Sette mugellani a Mosca, con la 1100

'Il sol dell'avvenire'. Sette mugellani a Mosca, con la 1100

Il libro di Massimo Biagioni dal titolo “Dove sorge il sol dell’avvenire”, tocca un “nervo” ancora scoperto. L’autore ripercorre e analizza una lunga fase storica e politica del nostro Paese, quella dove il Partito Comunista Italiano si riconosceva “senza se e senza ma” nel Partito Comunista Sovietico. Il libro-documento è stato scritto grazie al ritrovamento di un diario stilato cinquant’anni fa, nel 1964, da sette giovani di Pontassieve che intrapresero un lungo viaggio attraverso l’Europa che li avrebbe portati a Mosca, tappa finale, a bordo di due Fiat 1100. Settemilacentocinquanta chilometri, in qualche modo una grande avventura alla scoperta-ricerca della verità, da parte di un gruppo dove erano presenti idee diverse e poche tessere, ma tutti decisi nell’intraprendere il loro viaggio verso il “Sol dell’avvenire”. Il diario, prezioso per la sua semplicità e correttezza, ci dice della delusione patita dai sette uomini, che si imbatterono in una realtà completamente diversa da ciò che si propagandava: povertà e indigenza la facevano da padrone, ma soprattutto mancanza di libertà. Questo in estrema sintesi il contenuto del diario, un resoconto sofferto ma veritiero. I sette giovani man mano che si avvicinavano alla meta, Mosca, rimanevano sempre più sconcertati da ciò che trovavano e vedevano sul loro cammino e si interrogavano e riflettevano su quello che quotidianamente era sotto i loro occhi. Il loro itinerario, diverso dai circuiti dei Tour organizzati, aveva fatto toccare con mano la realtà disastrosa dei Paesi comunisti e tutte queste impressioni e delusioni furono riportate sul diario, firmato da tutti e sette i componenti la “spedizione”. Il ritorno a Pontassieve fu vissuto come una liberazione, non fu facile e spesso non accettato il racconto dei fatti. Ciò detto, una breve considerazione va fatta: La vittoria sul Nazismo alla quale aveva contribuito in maniera massiccia l’Urss, aveva creato la leggenda dell’invincibilità dell’Armata Rossa e del condottiero (Stalin) che avrebbe portato libertà, giustizia sociale e uguaglianza per tutti. In seguito la guerra fredda, le conquiste spaziali e altro contribuirono al alimentare il mito sovietico. Ma, forse, c’era anche altro e di più profondo nei tanti compagni italiani e cioè il desiderio di riscatto soprattutto da parte delle classi così dette subalterne, provate dalla guerra e che vedevano nel comunismo sovietico un mezzo di affrancamento da secoli di angherie, soprusi e miseria e con ciò si spiegherebbe, in parte, il rifiuto di credere da parte di molti, alle realtà completamente diverse vigenti nei Paesi comunisti e in Unione Sovietica. Vi fu un rifiuto di massa, il sogno del “Sol dell’Avvenire” non poteva essere distrutto. Questo breve inciso serve, per dire, che bisogna sempre “guardare” la storia nel contesto e nel momento in cui si sono svolti i fatti. Senza per altro giustificare. Il libro di Biagioni corredato da interessanti foto del viaggio, si legge con facilità e l’autore bene a fatto “ad accompagnare” il Diario con considerazioni non di parte, come si conviene a chi scrive analizzando la storia; ma precisando e riportando fatti e situazioni politiche che inquadrano benissimo il momento in cui si sono svolti i fatti, dilatando l’analisi fino allo strappo consumato da Berlinguer al Congresso del PCUS nel 1982. Importante e utile questa pubblicazione per i tipi di Giampiero Pagnini Editore, presente nelle librerie del Mugello, Val di Sieve e di Firenze. Aldredo Altieri

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