“Hanno provato a seppellirci. Non sapevano che eravamo semi”. Inizia così, con la suggestiva citazione di questo antico proverbio messicano, il resoconto dell’incontro che si è tenuto ieri sera a Borgo, organizzato dal Comitato che si batte contro la realizzazione della centrale di Petrona. E ricordiamo che questo pomeriggio alle 15:30 si terrà un nuovo appuntamento informativo e di confronto a Scarperia, presso il cinema Garibaldi. Ecco la nota a cura di Simone Peruzzi:
Perché?
E’ la domanda con la quale si è concluso l’incontro di ieri sera alla saletta Pio La Torre di Borgo San Lorenzo. Un incontro informativo sul progetto di costruzione dell’impianto a biomasse di Petrona.
Più di duecento persone presenti, la saletta che scoppia, diverse persone abbarbicate sulle porte, alcuni che se ne sono andati e torneranno oggi a Scarperia, al Cinema Garibaldi, dove si replica.
Sono di parte. Sono del Comitato contro la centrale di Petrona, sono uno dei relatori. Non ho un giudizio neutro. Però chi c’era lo può raccontare: per più di due ore, tutti i cittadini presenti, attentissimi alle parole degli esperti che abbiamo invitato, molti giovani, molti che prendevano appunti. La gente vuole sapere. La gente ha il diritto di sapere.
Lo rivendichiamo da tempo e stiamo cercando di promuovere una informazione che l’Amministrazione ha negato. Non solo a noi, ma, a sentire Claudio Boni, Assessore alle risorse del Comune di Borgo San Lorenzo, intervenuto in chiusura, a nome della Giunta (come ha tenuto a precisare), perfino l’Amministrazione borghigiana era all’oscuro di tutto.
E allora il Comitato, che è nato per cercare di capire e in opposizione a una scelta che denuncia la sua incomprensibilità, proprio a partire da questa mancanza di informazione, si fa portatore di istanze di democrazia diretta, partecipata, dal basso.
Il vuoto comunicativo della Giunta di Scarperia e San Piero deve essere colmato.
Non siamo professionisti della comunicazione, non abbiamo le slide colorate della propaganda della Renovo, che il 10 febbraio ha fatto la sua “televendita di materassi” raccontandoci che va tutto bene. Per noi non va affatto bene. E ce lo dicono i fatti, riportati con dovizia di particolari da tutti gli esperti presenti.
Introduce il dibattito il Presidente del Comitato, Alessandro Marucelli, che racconta di come siamo nati in modo spontaneo e fuori dalle logiche di partito, ma con intenti politici, perché la politica è dei cittadini e la si fa anche in questo modo, riappropriandoci della volontà di capire e di informare.
A seguire, utilizzando una linea del tempo, ho descritto tutto l’iter autorizzativo e procedurale, a partire dalla convenzione tra Comune e Pianvallico SpA, fino alla Delibera provinciale che ha dato il via alla possibilità di costruire l’impianto. Un susseguirsi di atti incomprensibili, passati sotto silenzio: tutto converge, tutto serviva a far nascere questo mostro. Resta da capire il perché, non ce l’hanno ancora detto e, probabilmente, non ce lo diranno mai: ci sono questioni inconfessabili. Su questi silenzi e sulle ipotesi di incongruenze amministrative, è nata una mozione e, poi, un esposto alla Procura. Aspettiamo di vedere se gli Enti preposti troveranno dei riscontri.
Lo studio delle carte e la voglia di comprendere che ha caratterizzato l’agire del Comitato in questi mesi, ha condotto alla relazione di Bernardo Loli, un altro membro del Comitato, che ha descritto l’impianto, basandosi sulla relazione architettonica prodotta dalla Renovo e sulla Conferenza dei Servizi, la quale evidenzia numerose criticità e induce a forti perplessità sulla compatibilità ambientale della centrale. Si parla di tipologia di inquinanti e di modalità di approvvigionamento e si comincia a scendere sui dati tecnici, quelli che parlano di nanopolveri, di ammoniaca, di mancanza di una Valutazione di Impatto Ambientale che, conseguentemente, non permette di stimare le ricadute sullo specifico territorio.
Ad integrare quanto descritto, l’intervento dell’Ingegnere Nicola Graniglia, esperto di questa tipologia di impianti e con specifica esperienza di processi autorizzativi, sia per conto di proponenti che per conto di Enti di valutazione. Le sue dichiarazioni risultano disarmanti: è evidente che, se avessimo avuto il tempo per i ricorsi (tempo che il silenzio dell’Amministrazione ci ha sottratto), non staremmo qui a discutere. Questo impianto non ha alcuna caratteristica di sostenibilità proprio in considerazione del fatto che è collocato in un contesto nel quale le ricadute ambientali si devono sommare ad una condizione di già elevata criticità. Ma l’Ingegnere Graniglia ci dà anche delle opportunità: la necessità dell’impianto di essere cogenerativo e la richiesta di autorizzazione della Renovo per l’impianto di produzione di pellet, ci consentono di richiedere una Valutazione cumulativa degli impatti. I due impianti, la centrale a biomasse e quello di produzione di pellet, saranno inevitabilmente fuori soglia, rispetto alle emissioni. E torna poi sull’approvvigionamento: risulta pressoché impossibile approvvigionarsi, a filiera corta, come previsto in maniera cogente dal progetto. E’ impossibile reperire 18.000 tonnellate per l’impianto a biomasse, figuriamoci le ulteriori 80.000 per la produzione di pellet.
Il professor Giuliano Rodolfi, un geologo mugellano, già autore di ricerche scientifiche sul territorio della nostra valle e di un libro “Il Mugello e la Sieve”, appena presentato a Borgo San Lorenzo, alla presenza del Sindaco di Scarperia e San Piero, è intervenuto per descrivere le particolarità del bacino idrico e del suolo mugellano. Nello specifico si sono descritte le caratteristiche di valle chiusa, con tipologie metereologiche particolari e con una vita fortemente legata al bacino della Sieve. Fiume che lambisce i lotti su cui si vogliono realizzare le opere per l’impianto, su un suolo particolarmente ricco ma anche soggetto a possibili esondazioni. Da qui la costruzione di opere di protezione che, se da un lato impediranno il possibile allagamento dell’impianto, dall’altra, comprensibilmente, creeranno una barriera che, con buona probabilità, porterà grosse problematiche a valle. Perché, come ormai siamo abituati a sentire, la cementificazione degli argini è causa di grossi problemi idraulici nell’alveo dei fiumi.
Abbiamo trattato anche i problemi sanitari, con l’intervento della dottoressa Claudia Musili, la quale, con tanto di dati e statistiche riportati da riviste scientifiche accreditate e da indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha evidenziato come il problema degli agenti inquinanti di impianti come quello previsto per Petrona, sia tutt’altro che trascurabile. Soprattutto le nanopolveri, sembrano essere causa di un incremento di patologie cardiovascolari, respiratorie, genetiche, trasmissibili al feto e, non in ultimo, oncologiche.
Senza trarre conclusioni affrettate, si rileva però che l’OMS stessa ha dichiarato come gli effetti da emissione di impianti a biomasse siano stati fino ad ora sottostimati e, comunque, l’esposizione continuativa alle nanopolveri, evidenzia una crescita decisamente preoccupante delle malattie e dei decessi ad essa correlabili.
Sull’approvvigionamento e sulla sostenibilità imprenditoriale si è basato l’intervento di Gianni Frilli, il quale con una meritoria ricerca sul portale Ibionet (lo stesso usato dalla Renovo per dichiarare che l’impianto garantisce il proprio approvvigionamento), ha rilevato come i criteri utilizzati dalla Renovo siano sostanzialmente scorretti. Con una replica della simulazione, utilizzando i criteri effettivi, l’impianto risulta non sostenibile. Ed anche una simulazione sui costi della materia prima e per la gestione degli impianti, raffrontati con gli introiti provenienti dalla vendita dell’energia prodotta e con gli incentivi derivanti dalle energie rinnovabili, inseriti in una simulazione di un business plan, denunciano l’evidente insostenibilità imprenditoriale.
E allora la domanda del mio intervento di chiusura: perché?
Come si può dar credito ad un progetto nato nel segreto di procedure non propriamente trasparenti, che ha evidenti e conclamate criticità di natura ambientale, che ha un impatto sulla salute di notevole portata, che non si riesce a capire come possa sostenersi sia in termini di approvvigionamento che economicamente? Perché?
Simone Peruzzi












