L'Editoriale Mugello

Il 25 Aprile sia memoria condivisa oltre ogni steccato

Il rinnovo del patto tra ISRT e ANPI Firenze offre l'occasione per ribadire che la Liberazione è un valore plurale, lontano da strumentalizzazioni politiche

25 aprile

La ricorrenza del 25 Aprile non può e non deve essere ridotta a una semplice data sul calendario, né, peggio ancora, a un terreno di scontro ideologico. Celebrare la Liberazione dal nazifascismo significa onorare un percorso di dolore e sacrificio che ha visto l’Italia risollevarsi dalle tragedie della Seconda guerra mondiale per approdare alla democrazia e al diritto di voto.

Il recente rinnovo del patto di collaborazione tra l’Istituto Storico Toscano della Resistenza (ISRT) e l’ANPI di Firenze rappresenta un segnale importante. Questo accordo, finalizzato alla formazione dei soci e alla divulgazione scientifica, giunge in un momento storico delicato: la scomparsa dei testimoni diretti impone il passaggio del testimone alle istituzioni e alle associazioni affinché la memoria non diventi polverosa retorica, ma resti coscienza civile.

Tuttavia, affinché questo patrimonio sia davvero collettivo, è necessaria un’autocritica profonda da parte di chi quella memoria la custodisce. Nell’ultimo decennio abbiamo assistito troppo spesso a derive in cui ramificazioni locali dell’ANPI si sono comportate come appendici di partito, evocando lo spettro del fascismo anche dove non c’era e discriminando voci contrastanti. Mettere il “cappello di sinistra” a un movimento che è stato per natura trasversale è un errore storico e culturale.

La Resistenza è stata un’esperienza plurale. Vi hanno contribuito comunisti, socialisti, azionisti, cattolici, massoni e militari. È stata l’unione di queste anime diverse a permettere la nascita della nostra Repubblica. Il presidente dell’ISRT, Vannino Chiti, ha giustamente auspicato l’inclusione di altre realtà, come l’Associazione dei partigiani cristiani, ribadendo che questa ricorrenza non appartiene a uno schieramento.

È tempo che l’ANPI si faccia promotrice di questa visione unitaria, abbandonando ogni pretesa di primogenitura esclusiva. Il 25 Aprile deve essere la festa di tutti gli italiani che si riconoscono nei valori costituzionali. Solo spogliando la Liberazione dalle bandiere di parte potremo consegnare alle nuove generazioni un patrimonio condiviso, fondato sulla riconciliazione e sui diritti civili conquistati ottant’anni fa.

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