Mugello

Sentieri che non trovi sulle app: camminare in Mugello come lo facevano i nonni

Nel Mugello sopravvivono antichi sentieri che raccontano la vita quotidiana dei nostri nonni. Tra mulattiere, castagneti e borghi dimenticati, un viaggio alla scoperta della valle meno conosciuta.

Antico sentiero in pietra tra i colori autunnali del Mugello - Okmugello.it

Nel Mugello esistono ancora sentieri dimenticati dalle mappe digitali, percorsi che un tempo collegavano case, mercati e borghi seguendo le necessità della vita quotidiana.

Tra antiche mulattiere, boschi e piccoli raccordi ormai poco visibili, il territorio custodisce le tracce di un mondo contadino che si muoveva soprattutto a piedi. Alcuni itinerari coincidono con i sentieri CAI, mentre altri si nascondono tra rovi, pietre e vecchi muretti. Riscoprirli significa osservare il Mugello di una volta attraverso dettagli che spesso sfuggono a chi segue soltanto le indicazioni dello smartphone.

La rete invisibile delle mulattiere: quando ci si muoveva tra frazioni, mercati e famiglie

Per buona parte del Novecento la valle era attraversata da una rete fitta e minuta di mulattiere, viottoli e scorciatoie. Collegavano poderi, pievi, borghi e campi. Si andava a piedi al mercato di Borgo San Lorenzo, al mulino lungo il torrente, alla messa della domenica. O magari verso la casa della futura sposa, oltre un crinale che oggi si supera in auto in pochi minuti.

Erano strade imparate a memoria, non cercate su una carta. “Si seguiva chi sapeva”, raccontano spesso gli anziani dei paesi. Una frase semplice, ma più chiara di molti cartelli. Alcuni passaggi erano larghi appena quanto bastava per un mulo carico. Altri tagliavano il bosco dritti, con pendenze dure, senza l’idea moderna del sentiero “bello” o panoramico.

Oggi una parte di quei tracciati è finita nei sentieri CAI o negli itinerari locali. Altri resistono a metà: interrotti da una frana, chiusi dalla vegetazione, riconoscibili solo da un muro, da una curva, da una fila di pietre consumate.

Dalla Flaminia Militare alla Via degli Dei: quello che resta fuori dai percorsi ufficiali

Il nome più conosciuto è quello della Flaminia Militare, la strada romana tracciata nel 187 avanti Cristo per collegare Bologna ad Arezzo attraverso l’Appennino. In diversi punti, soprattutto tra il versante emiliano e il Passo della Futa, il selciato in arenaria torna a comparire nel bosco: lastre larghe, irregolari, capaci di riportare chi cammina molto prima delle provinciali e delle tracce Gps.

Escursionisti lungo una vecchia mulattiera accanto a un edificio rurale in pietr

Escursionisti lungo una vecchia mulattiera accanto a un edificio rurale in pietra – Okmugello.it

Da quel recupero, nato e cresciuto anche grazie a studi e ricerche sul territorio, è arrivata negli anni la fortuna della Via degli Dei, oggi tra gli itinerari più battuti fra Bologna e Firenze. Ma il tracciato ufficiale racconta solo una parte della storia. Attorno restano varianti, raccordi, bivi verso borghi minori e vecchie vie di servizio.

Le hanno percorse per secoli pastori, carbonai, viandanti e abitanti delle frazioni. Sono deviazioni meno visibili, a volte senza un cartello. Eppure aiutano a capire perché un sentiero passi proprio lì, accanto a un rudere o lungo una cresta che, a prima vista, sembra secondaria.

Castagneti, mulini e muretti a secco: le tracce del lavoro contadino nel paesaggio

Nel Mugello contadino i sentieri seguivano prima di tutto il lavoro, più che il panorama. In autunno si saliva verso i castagneti e i seccatoi, piccole costruzioni in pietra dove le castagne restavano per settimane sopra un fuoco lento, prima di diventare farina. Nella zona di Marradi, ancora oggi, alcuni di questi edifici si incontrano lungo percorsi dedicati. Vederli a ottobre, con il sottobosco umido e le foglie scure sui tornanti, fa capire meglio una cosa: quei boschi erano un’economia, non solo una meta da fine settimana.

Altre tracce seguono i torrenti, dove sorgevano mulini e gualchiere, oppure collegano le case coloniche attorno a Vicchio, Dicomano e San Godenzo. I muretti a secco, quando resistono, restano spesso la guida più sincera: segnano margini di campi, vecchi passaggi, confini che le app non spiegano.

Per camminare su questi tratti servono prudenza, carte aggiornate, informazioni dalle sezioni locali del CAI e dalle associazioni che si occupano della manutenzione. Poi, spesso, basta chiedere al bar del paese. “È un po’ chiuso, ma si passa”, risponde qualcuno indicando il bosco. Ed è lì che comincia il Mugello meno raccontato.

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