Borgo San Lorenzo

La Faentina tra disservizi e privatizzazione: l’allarme di Claudio Ticci

Claudio Ticci, ex consigliere di Borgo San Lorenzo, denuncia i disservizi cronici della linea ferroviaria Faentina e chiede intervento alle istituzioni locali.

Immagine generata con AI

La linea ferroviaria Faentina torna al centro del dibattito pubblico nel Mugello. Oggi, 23 ottobre 2026, Claudio Ticci — ex consigliere comunale di Borgo San Lorenzo e pendolare quotidiano della tratta — ha pubblicato una lettera aperta rivolta alle istituzioni locali, chiedendo un intervento deciso sui disservizi cronici che affliggono la linea e sollevando preoccupazioni sulle ipotesi di riforma in circolazione. Una voce che arriva dal basso, da chi il treno lo prende davvero ogni giorno.

Una lettera nata dall’esperienza diretta dei linea faentina disservizi

Ticci non scrive da una poltrona istituzionale, ma da un posto in carrozza. La sua lettera nasce dall’esperienza concreta di chi utilizza la Faentina come strumento di lavoro quotidiano, non come argomento da convegno. Questo è, forse, il dato più significativo dell’intera vicenda: a prendere la parola non è un tecnico o un funzionario, ma un ex amministratore che conosce il territorio dall’interno e che oggi subisce in prima persona i problemi della tratta.

La linea ferroviaria Faentina collega Firenze a Faenza attraversando il Mugello, passando per Borgo San Lorenzo, e rappresenta un asse strategico per migliaia di pendolari che ogni giorno si spostano tra la valle e il capoluogo toscano o verso la Romagna. Eppure, da anni, la tratta è sinonimo di ritardi, soppressioni e disagi strutturali che rendono difficile affidarsi al treno come mezzo principale di trasporto.

Perché la Faentina è un tema che non si può ignorare

Per chi vive a Borgo San Lorenzo, a Vicchio, a Dicomano o nelle frazioni dell’Alto Mugello, la Faentina non è un’opzione tra tante: è spesso l’unica alternativa reale all’automobile per raggiungere Firenze. Quando il servizio non funziona — per guasti, cancellazioni o ritardi sistematici — l’impatto sulla vita quotidiana è immediato e concreto. Si arriva tardi al lavoro, si perdono coincidenze, si rinuncia a spostamenti che sarebbero altrimenti possibili.

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Questo spiega perché la lettera di Ticci abbia già trovato attenzione sui social e tra chi segue le vicende del territorio. Non si tratta di polemica politica fine a se stessa: si tratta di un servizio pubblico essenziale che, secondo l’ex consigliere, non risponde in modo adeguato alle esigenze di chi lo usa.

L’appello alle istituzioni: chi deve rispondere?

Nella sua lettera, Ticci chiede alle istituzioni locali di farsi carico della questione con maggiore determinazione. Il tema dei linea faentina disservizi non è nuovo, ma rischia di restare sullo sfondo se non c’è una pressione politica costante da parte degli enti che rappresentano i cittadini del Mugello.

I soggetti coinvolti nella gestione della tratta sono molteplici: RFI per l’infrastruttura, Trenitalia per il servizio, la Regione Toscana per il contratto di servizio, e i Comuni e l’Unione dei Comuni del Mugello come interlocutori territoriali. Proprio questa molteplicità di attori rende spesso difficile individuare responsabilità chiare e ottenere risposte concrete.

Ticci sembra puntare il dito esattamente su questo nodo: la frammentazione delle competenze non può diventare un alibi per l’immobilismo. Le istituzioni locali hanno il dovere di alzare la voce nei tavoli regionali e nazionali, portando dati, segnalazioni e richieste precise.

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Il nodo della privatizzazione: un’ipotesi che preoccupa

Accanto ai disservizi quotidiani, la lettera tocca anche il tema delle ipotesi di privatizzazione della linea. Si tratta di un argomento delicato, che divide opinioni e che merita un confronto pubblico approfondito. Qualunque forma di riforma nella gestione della Faentina — che si tratti di apertura a operatori privati, di revisione del contratto di servizio o di altri modelli — deve essere valutata con attenzione, tenendo conto dell’interesse dei pendolari e non solo di logiche economiche o amministrative.

Per una linea come la Faentina, che attraversa un territorio a bassa densità abitativa ma con una domanda di mobilità reale e crescente, il rischio è che criteri di mercato puri portino a una riduzione ulteriore del servizio nelle fasce orarie meno redditizie — proprio quelle che servono i lavoratori e gli studenti.

Il Mugello ha bisogno di risposte, non di rinvii

La lettera di Claudio Ticci arriva in un momento in cui il tema della mobilità ferroviaria nel Mugello è più che mai urgente. I linea faentina disservizi non sono una novità, ma la loro persistenza nel tempo rischia di normalizzare una situazione che normale non è. Chi abita in questa vallata ha diritto a un servizio ferroviario efficiente, puntuale e affidabile, non a un’alternativa di serie B rispetto alle linee servite meglio.

L’iniziativa di Ticci ha il merito di rimettere il tema nell’agenda pubblica con la voce di chi conosce il problema dall’interno. Ora tocca agli amministratori locali — sindaci, consiglieri, rappresentanti dell’Unione dei Comuni — raccogliere questa sollecitazione e trasformarla in azione concreta nei confronti di Regione, RFI e Trenitalia. Il treno, nel Mugello, non può essere un lusso: deve essere un diritto.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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