La maratona più antica d’Italia si corre nel Mugello. Nacque il 21 settembre 1974 a Borgo San Lorenzo, quando 48 podisti partirono alle 19.30 per una gara messa in piedi quasi per scommessa dal G.S. Marciatori Borgo San Lorenzo. Allora correre 42 chilometri su strada era roba per pochi.
Oggi le maratone riempiono calendari, alberghi e piazze. In quella sera di fine estate, invece, c’erano strade di campagna, poca luce e un’idea tenace: portare la distanza olimpica fuori dagli stadi e dalle selezioni federali, dentro una valle più abituata ai motori, ai mercati e alle domeniche di paese.
21 settembre 1974: i 48 pionieri sulle strade buie del Mugello
Alle 19.30 del 21 settembre 1974, al via della prima Maratona del Mugello, si presentarono in 48. Più appassionati e curiosi che professionisti, pronti a correre su strade belle di giorno ma scure, quasi senza punti di riferimento, dopo il tramonto.
A organizzarla furono Franco Sargenti, Roberto Gherardi e Mario Boretti, con l’aiuto di un piccolo gruppo di sportivi del posto. Il nome della società, Gruppo Sportivo Marciatori Mugello, lo inventò Amilcare Giovannini, figura ancora ricordata da chi ha seguito la corsa fin dai primi passi.
Per capire il peso di quella partenza bisogna tornare all’Italia sportiva dei primi anni Settanta: la maratona non era una moda, né una festa di massa. Si correva quasi solo come prova di selezione per le Olimpiadi o in gare riservate ad atleti di livello.
Il podismo amatoriale muoveva appena i primi passi, con le corse su strada capaci di attirare impiegati, operai, studenti, ex calciatori. Vinse Daniele Pacini, dell’Assi Virtus di Firenze. Ma dietro di lui, più che una classifica, stava nascendo una tradizione.
Da scommessa di paese a gara da oltre mille iscritti
La Maratona del Mugello crebbe in fretta, molto più di quanto si potesse immaginare per una gara nata lontano dalle grandi città. Nel 1975 gli iscritti salirono già a 205.
L’anno dopo diventarono 502. Poi superarono quota mille. Numeri che oggi possono sembrare normali, ma che allora raccontavano un cambio di passo: la corsa non era più solo prestazione, cronometro, maglia sociale. Diventava partecipazione. Una domenica diversa. Nel caso del Mugello, una serata da ricordare.
Il confronto con altre gare aiuta a capire meglio questa storia: la maratona di Firenze, oggi tra le più conosciute in Italia, si corre a fine novembre dal 1984, dieci anni dopo la prima edizione mugellana.
Nel frattempo, la gara di Borgo San Lorenzo aveva già trovato la sua identità: volontari, ristori preparati dalle famiglie del posto, strade presidiate da chi magari il giorno prima aveva sistemato transenne e cartelli. Non un grande evento calato dall’alto, ma una corsa cresciuta dentro la comunità. Con pazienza. E con una certa testardaggine.
Il percorso duro tra Borgo San Lorenzo, Scarperia e l’autodromo
Chi ha corso la Maratona del Mugello lo sa: non è una passeggiata. Il percorso parte da Borgo San Lorenzo, prende la Faentina, attraversa Cardetole, San Piero a Sieve, Scarperia e la zona della fattoria Il Palagio, poi entra nell’Autodromo internazionale del Mugello prima di tornare verso Luco, Sagginale e di nuovo Borgo.
Il dislivello complessivo è di circa 480 metri, con il punto più alto intorno ai 325 metri. Per una maratona, non è poco. C’è poi un dettaglio che rende questa gara ancora più particolare: la Maratona del Mugello e l’Autodromo del Mugello sono nati nello stesso anno, il 1974.

Un piccolo gruppo di corridori su una strada rurale al crepuscolo, immagine che richiama le origini della Maratona del Mugello
Il circuito fu inaugurato il 23 giugno con una gara di Formula 5000, tre mesi prima della partenza dei 48 pionieri. Con il tempo le due storie si sono incrociate, fino all’ingresso del tracciato dentro l’impianto. Gli organizzatori l’hanno indicata come la prima maratona a passare in un autodromo internazionale mentre in pista si correvano i Campionati italiani automobilistici.
Un incrocio insolito: il passo dei podisti e il rumore dei motori nello stesso luogo. A Scarperia, poi, il passaggio nel centro storico aggiunge un pezzo di paese che molti atleti ricordano più del tempo finale. Gli sbandieratori salutano i corridori, la gente si affaccia alle finestre, qualcuno chiama per nome chi conosce. Sono dettagli piccoli, ma tengono insieme fatica e racconto. Perché qui la maratona non è mai stata soltanto una linea blu sull’asfalto.
La memoria dei fondatori e la continuità familiare fino alla 52ª edizione
I fondatori non ci sono più, ma la Maratona del Mugello è rimasta, davvero, una storia di famiglia. Alla presidenza c’è Martina Gherardi, figlia di Roberto. Con lei lavorano Gabriele Sargenti e Damiano Boretti, figli di Franco e Mario.
Una continuità rara, soprattutto in un calendario podistico cambiato moltissimo, tra gare cittadine, mezze maratone affollate e formule sempre nuove. Nel Mugello, invece, il filo è rimasto lo stesso: volontari, territorio, memoria. Nel 2024, per la 50ª edizione, il Comune di Borgo San Lorenzo ha dedicato alla maratona una rotonda dove vengono incisi i nomi dei vincitori.
Un segno visibile, quotidiano, per una gara che ha attraversato generazioni di podisti. L’edizione più recente, la 52ª, è stata intitolata Memorial Roberto Gherardi, Franco Sargenti e Mario Boretti ed è inserita nel calendario nazionale FIDAL. A vincerla sono stati Samuele Oskar Cassi e Cindy Diletta Santini Rodriguez.
Resta anche una piccola curiosità da archivio, di quelle che piacciono agli appassionati: tra i 48 della prima sera e i partecipanti di oggi, la società potrebbe custodire nomi di atleti capaci di correre tutte, o quasi tutte, le edizioni della maratona più antica d’Italia. Sarebbe un’altra storia dentro la storia. E nel Mugello, spesso, le storie più resistenti cominciano così: una partenza al buio, pochi uomini sulla strada e qualcuno che dice “proviamoci”.










