Fare la spesa può costare molto meno semplicemente cambiando città, e la classifica 2026 riserva una sorpresa che pochi probabilmente si aspettano davvero oggi.
Il confronto tra i principali centri italiani mostra differenze concrete sul costo del carrello quotidiano, soprattutto quando entrano in gioco alimentari e beni di largo consumo. A incidere non è soltanto il prezzo esposto sugli scaffali, ma anche mercati, affitti commerciali, distribuzione e abitudini locali.
La classifica Codacons: il carrello più leggero è a Napoli
Secondo l’elaborazione diffusa dal Codacons, la città più conveniente per il carrello della spesa è Napoli. Qui i prezzi medi di alimentari e beni di largo consumo risultano più bassi rispetto a molte grandi città del Centro-Nord. Non si parla del singolo prodotto in offerta, ma della spesa di tutti i giorni: pasta, latte, pane, frutta, verdura, carne, detersivi.
In base a queste stime, una famiglia del capoluogo campano può spendere sensibilmente meno rispetto a chi compra gli stessi beni a Milano, Bolzano o Venezia. Una sorpresa fino a un certo punto, almeno per chi conosce i mercati rionali, dalla Pignasecca a Porta Nolana. “Qui bisogna girare, ma i prezzi buoni si trovano ancora”, racconta un commerciante del centro, richiamando il rapporto diretto con i clienti e la concorrenza tra banchi e piccoli negozi.
Napoli contro Milano: quanto pesa davvero il divario in famiglia
Il confronto più netto resta quello tra Napoli e Milano. Secondo le stime attribuite al Codacons, fare la spesa nel capoluogo campano può far risparmiare circa 300 euro l’anno rispetto alla città lombarda. Non è una somma che, da sola, ribalta un bilancio familiare. Ma per chi fa i conti con stipendi fermi, mutui, affitti o figli a carico, pesa eccome.

Spesa quotidiana al mercato rionale: verdure, pasta e pane in una borsa riutilizzabile, simbolo di risparmio sul carrello.
A Milano incidono canoni commerciali più alti, costi di trasporto, redditi medi maggiori e una rete di vendita spesso legata a negozi con più servizi. A Napoli, invece, contano molto i mercati locali, le botteghe di quartiere e una concorrenza fitta, che aiuta a tenere bassi alcuni prezzi. La differenza si nota soprattutto nella spesa che si ripete ogni settimana: quella del sabato mattina, con due buste, prodotti freschi e qualche offerta cercata con attenzione.
Prezzi, inflazione e consumi: perché lo scontrino cambia da città a città
Il prezzo finale della spesa alimentare cambia da città a città perché nello scontrino finiscono molte voci: trasporti, affitti dei locali, energia, personale, margini della distribuzione e scelte dei consumatori. L’inflazione degli ultimi anni ha reso questi divari più evidenti, spingendo molte famiglie a confrontare i volantini, scegliere i discount, tagliare gli acquisti non necessari o tornare ai mercati.
Secondo l’Istat, la corsa dei prezzi alimentari ha rallentato rispetto ai picchi del 2022 e del 2023, ma i listini restano più alti rispetto al periodo precedente alla crisi energetica. Per questo il primato di Napoli città più economica per fare la spesa va letto con un po’ di prudenza: le classifiche indicano una tendenza, mentre il risparmio reale dipende dalle abitudini, dal quartiere e dal negozio scelto. Una cosa, però, emerge con chiarezza: sul carrello quotidiano il territorio conta ancora, e molto.
Un carrello della spesa con prodotti di uso quotidiano alla cassa, simbolo del risparmio sul costo degli alimentari.








