Tra i prati dell’Alto Mugello c’è un masso scuro che sembra fuori posto e da secoli alimenta una delle leggende più affascinanti di Firenzuola.
È il Sasso di San Zanobi, lungo la strada che porta verso la Raticosa, in un paesaggio dove geologia e tradizione popolare finiscono per sovrapporsi. La roccia ha un’origine antichissima, ma il racconto tramandato dagli abitanti parla soprattutto di una sfida tra il santo e il diavolo. Ed è proprio questa storia ad aver reso il luogo così particolare.
Quel blocco nero che spunta nei prati del Diaterna
L’effetto, la prima volta, è quello della sorpresa. Si esce da una curva e, tra pascoli chiari e pendii dolci, compare lui: un macigno scuro, compatto, verticale. Diverso da tutto il resto. Il Sasso di San Zanobi sembra quasi non appartenere al paesaggio dell’Alto Mugello. Taglia il verde dei prati come un pezzo arrivato da un’altra storia, o da un altro tempo. Chi passa in bici verso la Raticosa spesso rallenta.
Qualcuno si ferma per una foto, altri cercano un po’ d’ombra accanto alla roccia nelle giornate più calde. “Da lontano pare quasi un muro”, raccontano gli escursionisti della zona, indicando quella massa nera che domina il prato senza bisogno di cartelli. Ed è proprio questa presenza così netta, così strana a vedersi, ad aver acceso per secoli domande, racconti e leggende.
Dal fondo di un antico oceano ai crinali della Raticosa
La spiegazione dei geologi porta molto lontano dai crinali tra Toscana e Romagna. Il Sasso di San Zanobi è formato da serpentinite, una roccia ofiolitica legata a frammenti di antica crosta oceanica. Detto più semplicemente: quel blocco scuro nasce da materiali che un tempo stavano sul fondo di un oceano scomparso. Poi, con la formazione dell’Appennino, sono stati sollevati, spinti, inglobati nelle montagne. Ecco perché la roccia appare così diversa dai terreni intorno: più dura, più compatta, molto più cupa rispetto alle terre chiare dei pascoli.

Escursionisti davanti al grande masso legato alla leggenda – Okmugello.it
Una pietra nata sotto il mare e oggi visibile a quasi mille metri di quota, lungo una strada di montagna. Il contrasto non è solo bello da vedere. Racconta movimenti profondi della terra, fratture, spinte lente, sollevamenti. Forze enormi, ma silenziose. Oggi il luogo richiama camminatori, ciclisti e fotografi, attirati proprio da quell’incontro inatteso tra geologia appenninica e paesaggio rurale.
San Zanobi, il diavolo e la gara dei macigni
Prima della geologia, però, c’era la leggenda. Sui crinali di Firenzuola si raccontava che San Zanobi, primo vescovo di Firenze tra IV e V secolo, fosse arrivato fin quassù per convertire gli abitanti delle montagne. Il diavolo, infastidito da quel seguito sempre più grande, lo avrebbe sfidato: avrebbe vinto chi fosse riuscito a portare la pietra più grossa dal fiume fino in cima al colle, conquistando così il dominio sulle anime del posto. Il demonio si caricò sulle spalle un masso enorme e cominciò la salita.
Zanobi, secondo il racconto, ne trovò uno ancora più grande e lo sollevò con un dito, promettendo di portarlo così lontano da farlo sparire alla vista dell’avversario. A metà strada il diavolo cedette e lasciò cadere il suo macigno. Il santo, invece, superò il crinale e posò la pietra dall’altra parte.
Le versioni cambiano da paese a paese: in alcune il sasso viene scagliato, in altre resta come prova della forza del santo; talvolta la storia si lega anche a Pietramala e al vicino Sasso della Mantesca. Il cuore del racconto, però, resta lo stesso: due rocce, due sfidanti, un paesaggio che conserva il segno della gara. E forse è questo l’aspetto più affascinante. La tradizione non conosceva la tettonica, ma una cosa l’aveva capita: quel blocco nero sembrava davvero arrivato da altrove.
Il Sasso di San Zanobi tra i prati dell’Alto Mugello - Okmugello.it








