Nel cuore del Mugello esiste un paesaggio che oggi sembra naturale, ma che nasconde una trasformazione profonda e una storia ancora viva nella memoria locale.
Il lago di Bilancino è ormai parte dell’identità della valle, anche se non tutti ricordano cosa occupava quelle terre. Dalla costruzione della diga alle conseguenze per il territorio, il suo passato rivela aspetti poco conosciuti. E tra acqua e memoria emergono storie che meritano di essere raccontate.
Dal trauma del 1966 al progetto di una diga sulla Sieve
La storia del bacino di Bilancino parte davvero dal novembre del 1966, quando l’Arno invase Firenze e costrinse la Toscana a fare i conti con una domanda rimasta aperta per anni: come fermare, o almeno governare, le acque che scendono dall’Appennino prima che arrivino in città. La Sieve, che attraversa il Mugello e poi confluisce nell’Arno, finì presto nei progetti dei tecnici.
Uno studio di ingegneria milanese disegnò l’ipotesi di una diga sulla Sieve con un doppio compito: trattenere le piene nei momenti più difficili e, nei periodi di secca, assicurare acqua potabile ed energia. Il punto era stato scelto già alla fine degli anni Cinquanta, ma tra le prime carte e il cantiere passò molto tempo. Gli sbancamenti cominciarono nel 1984, in una valle ancora agricola, fatta di poderi, campi e tratti di bosco.
Lo sbarramento prese forma abbastanza in fretta; più lunghi furono i passaggi per opere come la torre di presa e la casa di guardia, tra rinvii, pratiche amministrative e proteste locali. “Non fu un’opera accolta da tutti allo stesso modo”, ricordano ancora oggi in zona, soprattutto quelli che hanno conosciuto il paesaggio di prima. Il lago sarebbe stato inaugurato soltanto nel 1999.
La valle sommersa: case, boschi e la sequoia salvata da un argine privato
Con il riempimento del lago di Bilancino, la valle cambiò faccia poco alla volta. L’acqua salì sui prati e sui campi, cancellò sentieri, confini di poderi, lembi di campagna. Nel 1996, secondo le ricostruzioni locali, sommerse anche un piccolo gruppo di case. Ancora oggi, lungo la sponda boscosa di Colle Barucci, chi esce in kayak nelle giornate più limpide può vedere sotto la superficie le sagome degli alberi rimasti là sotto. Tronchi scuri, immobili. Un’immagine semplice, ma capace di raccontare meglio di tante cifre la trasformazione del paesaggio del Mugello.

Natura e attività all’aria aperta sulle acque del lago di Bilancino – Okmugello.it
A quegli anni appartiene anche una storia poco conosciuta fuori dalla zona, quella di Felice Cafulli. Nel parco di villa Torre Palagio, alla Cavallina, cresceva una sequoia gigante, una specie che non sopporta a lungo le radici nell’acqua.
Cafulli decise allora di intervenire da solo, pagando di tasca propria una sorta di controdiga: un terrapieno costruito per tenere l’acqua lontana dall’albero. Non un’opera pubblica, ma un argine privato, quasi testardo, pensato per salvare un solo grande testimone del passato. Piccola cosa, se paragonata alla diga. Eppure è rimasta nella memoria del luogo.
Acqua potabile, sicurezza idraulica e turismo: le nuove funzioni del bacino
Oggi i numeri raccontano un’opera diventata centrale per la Toscana interna: la diga di Bilancino è alta circa 42 metri, il bacino copre quasi 5 chilometri quadrati e può contenere circa 69 milioni di metri cubi d’acqua. È considerato il più grande lago artificiale della Toscana, con una profondità massima intorno ai 30 metri. Il suo compito principale resta l’acqua: nei mesi estivi aiuta ad alimentare gli acquedotti di Firenze, Prato e Pistoia, quando la portata dell’Arno può calare molto.
Resta poi la funzione di sicurezza idraulica. Durante una delle più recenti ondate di maltempo, secondo i dati riferiti dai gestori e dagli enti territoriali, la diga ha trattenuto circa 15 milioni di metri cubi d’acqua in ventiquattro ore. Senza quello sbarramento, zone del fondovalle come Borgo San Lorenzo, Sagginale e Pontavicchio avrebbero rischiato allagamenti estesi.
Infine c’è l’altro volto del lago, quello che forse pochi avevano immaginato davvero: spiagge attrezzate, piste ciclabili, vela, SUP, pesca sportiva. Dal 2004 l’Oasi WWF di Gabbianello, una decina di ettari dedicati agli uccelli, ospita aironi bianchi e cormorani. Intorno, le ville medicee del Trebbio e di Cafaggiolo continuano a guardare una valle nuova. Una valle che i Medici, semplicemente, non avrebbero riconosciuto.









