Borgo San Lorenzo Mugello

Il campanile che cambia forma: le pievi romaniche del Mugello

Nel Mugello, a pochi chilometri da Firenze, c’è un modo diverso per leggere la storia delle pievi romaniche: alzare lo sguardo verso i campanili. Sono torri diverse per forma, epoca e funzione.

E spesso dicono molto più di quanto sembri sulle chiese nate tra Medioevo e Rinascimento, lungo strade secondarie, borghi e antichi insediamenti rurali. Non è un giro da fare di corsa.

Bisogna fermarsi, osservare, poi entrare quando si può: tra navate, amboni, fonti battesimali e opere d’arte affiorano secoli di committenze locali, famiglie influenti e restauri non sempre semplici da ricostruire.

San Giovanni Maggiore: la torre quadrata che diventa ottagonale

A Panicaglia, nel comune di Borgo San Lorenzo, la pieve di San Giovanni Maggiore si raggiunge lungo un viale di cipressi, lontano dai passaggi più battuti del Mugello turistico. Le carte la citano almeno dal 941, quando la chiesa dominava dall’alto un lago oggi scomparso.

L’edificio che si vede adesso, però, è frutto di più fasi: una ricostruzione tra il 1520 e il 1530, poi lavori ottocenteschi che ne hanno cambiato l’aspetto. A colpire resta soprattutto il campanile dell’XI secolo, con una soluzione poco comune: nasce da una base quadrata e, salendo, diventa a sezione ottagonale.

Tre ordini di monofore, sempre più ampie verso l’alto, alleggeriscono la torre e le danno un profilo netto, quasi inatteso nel paesaggio. All’interno, quando la chiesa è aperta per le celebrazioni, vale la pena fermarsi davanti all’ambone in marmo del XII secolo.

Le vetrate, invece, rimandano alle Manifatture Chini, nome fondamentale per la storia artistica di Borgo San Lorenzo. Dal 1001, secondo la tradizione documentaria, la pieve passò sotto il patronato dei Minerbetti, famiglia facoltosa della zona. Nota pratica, da non trascurare: l’apertura non è continua. Meglio informarsi prima, perché spesso la visita è possibile solo in occasione della messa.

San Lorenzo a Borgo: il campanile innestato sull’abside

Nel centro di Borgo San Lorenzo, la pieve di San Lorenzo racconta un’altra storia. Anche questa è documentata dal 941 ed è considerata la più grande costruzione romanica del Mugello.

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Ancora oggi resta uno dei punti fermi del paese, a pochi passi da piazza Dante. Qui il campanile non è isolato, né appoggiato a un fianco della chiesa: si innesta direttamente sull’abside semicircolare, con una struttura in mattoni datata 1263. Molte guide lo definiscono esagonale, anche se la descrizione più precisa parla di un mezzo dodecagono.

In ogni caso, visto dal basso, l’effetto è chiaro: la torre sembra nascere dalla curva dell’abside e continuarla verso l’alto. “È quello che i visitatori notano prima”, raccontano spesso gli operatori locali, proprio perché non somiglia ai campanili toscani più familiari, slanciati e separati dal corpo della chiesa.

Dentro si conservano opere importanti, tra cui una Madonna attribuita a Giotto, insieme a lavori di Agnolo Gaddi e Matteo Rosselli. Ma il valore della pieve non sta solo nei nomi celebri. Sta anche nel suo rapporto con la piazza e con la vita del paese: una chiesa ancora parte del tessuto urbano, non un semplice fondale.

Sant’Agata: la pieve in alberese segnata dal terremoto

A Sant’Agata, frazione di Scarperia e San Piero, la pieve ha un aspetto più raccolto e appartato. È costruita in filaretto di alberese, pietra cavata in zona, chiara e ben riconoscibile. L’edificio attuale risale al XII secolo; su una formella del recinto battesimale compare la data 1175, un’indicazione preziosa per collocare una fase importante della sua storia.

Sotto e attorno alla chiesa restano tracce di un edificio più antico, del V secolo, segnalate sul pavimento: un modo semplice e diretto per far capire quanto il luogo fosse frequentato già prima dell’età romanica.

Sopra il portale si vede una lunetta in serpentino con una croce greca intarsiata. Sul fianco nord corre invece un motivo a losanga, una specie di scacchiera bianca e verde che richiama soluzioni presenti anche in altre pievi della zona, come Cornacchiaia. Il campanile racconta però una storia più brusca. La torre, a pianta quadrangolare, un tempo era più alta: il terremoto del 1542 la danneggiò e le lasciò quell’aspetto accorciato che si vede ancora oggi.

Nel 1892 la pieve fu dichiarata monumento nazionale e, in quella fase, venne demolito il loggiato che la circondava. Accanto al sagrato si possono visitare il Centro di documentazione archeologica e la raccolta d’arte sacra nell’oratorio della Compagnia di San Iacopo, con opere di Bicci di Lorenzo del 1430 e terrecotte di Andrea e Giovanni della Robbia.

Proseguendo verso San Piero a Sieve si arriva alla pieve di San Pietro, citata in un documento del 1018 e legata a lungo ai Medici, che furono proprietari della chiesa per un periodo importante della sua storia.

Qui il tema dell’ottagono ritorna, ma non sulla torre. Si trova più in basso, davanti agli occhi e alle mani: nel fonte battesimale ottagonale in terracotta invetriata, attribuito alla scuola di Giovanni della Robbia.

Le formelle raccontano le storie del Battista e riportano gli stemmi medicei, mettendo insieme devozione, prestigio familiare e arte rinascimentale. È una chiusura naturale per un percorso partito dai campanili e arrivato a un fonte.

Nel Mugello romanico, le forme geometriche non sono semplici decorazioni: sono indizi. Quadrati, ottagoni, absidi e torri parlano di cantieri, terremoti, patronati e comunità che hanno continuato a usare queste pievi, spesso lontano dai percorsi più affollati.

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