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Gran Premio Storico d’Italia al Mugello: 200 vetture e 70 F1 storiche in pista

Il Gran Premio Storico d'Italia al Mugello ha ospitato oltre 200 vetture storiche e 70 monoposto di Formula 1 dal 1960 al 2000, celebrando l'era d'oro della Ferrari.

Il Gran Premio Storico d'Italia al Mugello ha ospitato oltre 200 vetture storiche e 70 monoposto di Formula 1 dal 1960 al 2000, celebrando l'era d'oro della Ferrari.

Il Mugello Circuit ha ospitato, dal 2 al 4 ottobre 2026, un evento che non aveva precedenti nella storia del circuito toscano: il Gran Premio Storico d’Italia al Mugello, una prima assoluta organizzata da HVM Racing che ha portato sul tracciato di Scarperia oltre 200 vetture storiche, tra cui 70 monoposto di Formula 1 provenienti dal periodo 1960–2000. Tre giorni di motori d’epoca, odore di carburante e quel suono inconfondibile che solo le F1 di un tempo sanno produrre.

Una prima assoluta per il circuito di Scarperia

L’edizione inaugurale del Gran Premio Storico d’Italia al Mugello non è nata per caso. L’evento ha scelto come filo conduttore la celebrazione della Golden Age della Ferrari, il periodo compreso tra il 1996 e il 2006: un decennio in cui la Scuderia di Maranello dominò la Formula 1 con una continuità senza precedenti, conquistando con Michael Schumacher ben cinque titoli mondiali piloti consecutivi.

Portare questo capitolo della storia automobilistica sul circuito del Mugello ha un senso preciso: la pista toscana è da sempre legata a doppio filo con Ferrari, che la utilizza come sede di test privati e la considera parte del proprio patrimonio sportivo. Vedere le vetture rosse di quell’epoca girare sul tracciato appenninico ha rappresentato qualcosa di più di una semplice esibizione.

200 vetture, 70 Formula 1 e 14 gare in programma

I numeri dell’evento parlano chiaro: oltre 200 veicoli partecipanti, con un nucleo centrale di 70 monoposto di Formula 1 costruite tra il 1960 e il 2000. Non si tratta di repliche o ricostruzioni, ma di vetture originali — macchine che hanno corso nei Gran Premi mondiali e che oggi vengono mantenute in perfetta efficienza dai loro proprietari o da team specializzati.

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Il programma ha previsto 14 gare distribuite nell’arco dei tre giorni, coprendo diverse categorie e classi. Una struttura che ha permesso al pubblico di assistere a sessioni in pista quasi continue, con il ritmo di un vero weekend di gara — prove, qualifiche e finali — applicato però a un parco macchine che è, di fatto, un museo vivente e ruggente.

Per chi abita in Mugello o nelle zone limitrofe, la possibilità di vedere in azione queste vetture a pochi chilometri da casa è stata un’occasione difficile da trovare altrove. Nessun autodromo italiano offre regolarmente questo tipo di spettacolo a questa scala.

HVM Racing e la scelta del Mugello come palcoscenico

L’organizzazione è stata affidata a HVM Racing, realtà specializzata nel motorsport storico internazionale. La scelta del Mugello Circuit come sede non è casuale: il tracciato di Scarperia è considerato tra i più tecnici e affascinanti d’Europa, con le sue curve veloci, i cambi di quota e una conformazione che esalta le doti dinamiche delle vetture di vecchia generazione forse più di qualsiasi altro circuito italiano.

Le F1 degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta e Novanta — prive di downforce estrema e di assistenze elettroniche — trovano nel Mugello un terreno che ne mette in risalto il carattere. Guidarle qui richiede abilità, coraggio e una conoscenza profonda del mezzo: esattamente ciò che rendeva grande il motorsport di quell’epoca.

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Per approfondire il programma ufficiale e le categorie in gara, il riferimento è il sito ufficiale del Mugello Circuit, dove sono disponibili tutti i dettagli tecnici dell’evento.

L’era Ferrari che si voleva celebrare: Schumacher e il dominio 1996–2006

Il cuore tematico del Gran Premio Storico d’Italia al Mugello era la Golden Age della Ferrari, un’espressione che racchiude un decennio di supremazia rara nello sport. Dal 1996 — quando Schumacher approdò a Maranello proveniente dalla Benetton — al 2006, la Scuderia costruì attorno al pilota tedesco una macchina da guerra tecnica e manageriale che cambiò la Formula 1.

Cinque titoli mondiali piloti per Schumacher in quegli anni, una striscia di vittorie che ha segnato un’intera generazione di appassionati. Celebrare quell’epoca sul circuito toscano, con vetture originali in pista, significa trasformare la memoria in qualcosa di tangibile — non un documentario, ma un suono, una vibrazione, uno spostamento d’aria.

Per il Mugello e per chi ci vive, il Gran Premio Storico d’Italia 2026 è stato molto più di un evento motoristico di nicchia: è stato il segnale che il circuito di Scarperia può diventare palcoscenico di appuntamenti internazionali del motorsport storico, con tutto ciò che questo comporta in termini di turismo, indotto e visibilità per il territorio. Se la prima edizione è andata così, ci sono buone ragioni per aspettarsi un seguito.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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