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Dichiarazione RED obbligatoria per i pensionati, mancano pochi giorni per l’invio: poi scatta il blocco

Un pensionato controlla documenti e portale online per l’invio della dichiarazione RED e delle comunicazioni sui redditi entro la scadenza.

Chi la salta rischia la sospensione dei pagamenti INPS e, se la posizione non viene sistemata, anche la richiesta di restituzione delle somme già incassate. Il rischio riguarda soprattutto chi riceve trattamenti che dipendono dal reddito: dalla invalidità civile all’assegno sociale, fino ad alcune pensioni di inabilità o prestazioni riconosciute solo entro determinati limiti.

La dichiarazione RED serve all’INPS per controllare se il beneficiario ha ancora diritto, del tutto o in parte, a una prestazione collegata al reddito. Non è una semplice pratica burocratica. Da quei dati dipendono assegni, integrazioni e maggiorazioni che vengono pagati solo se si resta entro soglie precise, previste dalla legge.

Tra le prestazioni interessate ci sono, fra le altre, assegno sociale, pensione di invalidità civile, pensione di inabilità, maggiorazioni sociali e trattamenti integrativi legati alla situazione economica del beneficiario. In alcuni casi l’INPS ha già le informazioni grazie ai dati dell’Agenzia delle Entrate. In altri, invece, tocca al cittadino comunicarle direttamente: succede, per esempio, con i redditi da lavoro autonomo, i redditi esteri o con situazioni che non emergono in modo completo dalle banche dati fiscali.

La scadenza del 2 novembre riguarda soprattutto alcune comunicazioni reddituali necessarie per il cumulo tra pensione e redditi da lavoro, oppure per confermare prestazioni legate a requisiti specifici. Chi non sa se deve inviare qualcosa può verificarlo nel proprio fascicolo previdenziale o attraverso eventuali comunicazioni dell’Istituto. Il consiglio dei patronati, in questi casi, è sempre lo stesso: meglio controllare subito, anche quando si pensa di essere in regola. Un dato mancante può fermare tutto senza che il cittadino se ne accorga in tempo.

Blocco dei pagamenti: quando arriva e cosa dice il sollecito

Se la dichiarazione RED o la comunicazione dei redditi non viene inviata entro i termini, l’INPS può avviare i controlli e arrivare alla sospensione della prestazione. Prima del blocco, di norma, arriva un sollecito: una lettera, un avviso nell’area personale del sito oppure una comunicazione attraverso i recapiti indicati dal cittadino.

Anziana al tavolo di cucina controlla documenti e moduli con laptop aperto, telefono, occhiali e calcolatrice
Una pensionata rivede documenti e pratiche online, simbolo delle verifiche sui redditi e delle scadenze RED.

Nel sollecito vengono indicati l’anno reddituale da dichiarare, la prestazione interessata e le istruzioni per mettere a posto la posizione. Il problema è che questi avvisi non sempre sono facili da leggere. Per questo chi li riceve deve fare attenzione soprattutto alle date: se non si risponde entro il termine indicato, il pagamento mensile può essere congelato.

Il blocco dei pagamenti INPS, almeno all’inizio, non vuol dire perdita definitiva del diritto. È una misura temporanea, legata al fatto che l’Istituto non riesce a verificare i requisiti reddituali. Ma gli effetti sono immediati: la pensione o l’assegno possono non arrivare sul conto nel mese previsto. E per chi vive di quella somma il disagio è pesante. Spesso ci si accorge del problema solo davanti allo sportello di un CAF o controllando il saldo in banca.

Revoca e recupero: fino a un anno di pensione da restituire

Se il beneficiario non sistema la propria posizione dopo il sollecito e dopo l’eventuale sospensione, l’INPS può arrivare alla revoca della prestazione o al recupero delle somme considerate non dovute. In base alle procedure dell’Istituto, la richiesta può riguardare importi fino a un anno di pensione, oppure la parte di prestazione risultata non spettante dopo il controllo.

Il recupero non parte necessariamente perché il cittadino abbia incassato somme non dovute. Può dipendere anche dal fatto che l’INPS non riesce a verificare i requisiti. In pratica, senza i dati reddituali aggiornati, l’Istituto non può confermare il diritto al trattamento. Da qui prima la sospensione e poi, se nulla cambia, la possibile richiesta di restituzione.

La situazione si complica quando il pensionato ha avuto redditi non fissi, come compensi da lavoro autonomo, collaborazioni occasionali o entrate che non risultano nella dichiarazione precompilata. In questi casi la comunicazione serve anche a capire se la pensione può essere cumulata, ridotta o sospesa per un certo periodo. Anche qui il consiglio degli intermediari fiscali è netto: non aspettare la seconda lettera. Recuperare dopo una revoca si può, ma servono più tempo e più documenti.

Come regolarizzare la posizione con portale INPS, CAF o intermediari

Per evitare la sospensione della pensione o sistemare una posizione già segnalata, il primo passo è controllare la propria area personale sul portale INPS, accedendo con SPID, CIE o CNS. Nel servizio dedicato al RED precompilato e alle comunicazioni reddituali si può verificare se ci sono dichiarazioni mancanti, anni da completare o richieste ancora aperte.

Chi non è pratico con le procedure online può rivolgersi a un CAF, a un patronato o a un intermediario abilitato. Conviene presentarsi con documento di identità, codice fiscale, eventuali comunicazioni ricevute dall’INPS, dichiarazioni fiscali, certificazioni uniche, documenti su redditi esteri o da lavoro autonomo e tutto ciò che può servire a ricostruire la situazione reddituale. Una pratica incompleta, infatti, rischia di lasciare aperto il problema.

L’invio in ritardo può permettere all’INPS di riattivare la prestazione, se i requisiti vengono confermati, oppure di ricalcolare correttamente quanto spetta. I tempi però non sono uguali per tutti: dipendono dal tipo di trattamento, dall’anno da controllare e dallo stato della pratica. Intervenire prima della revoca, o subito dopo il primo sollecito, resta la strada più sicura per limitare il rischio di perdere mensilità e ritrovarsi poi con una richiesta di restituzione.

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