Anche se non è più transitata come una volta, la Faentina è una strada che ha una lunga e antica storia. Una via di comunicazione appenninica importante già in epoca romana, che forse ricalcava una strada di epoca etrusca. Senza dubbio un collegamento essenziale, che garantiva il passaggio di uomini e merci da e per la Romagna, anche se, ancora agli inizi dell’Ottocento, la via era, per lo più, allo stato di mulattiera.
Da Firenze, per la valle del Mugnone, arrivava alle Salaiole e da lì a Borgo San Lorenzo, e dopo circa 25 miglia giungeva in Romagna. Il Vicariato del Mugello e le amministrazioni locali erano tutti protesi affinché questa infrastruttura viaria fosse resa transitabile, soprattutto per motivi economici, ma la decisione del potere centrale, per i motivi che vedremo, avvenne in più volte.
Il granduca Ferdinando III, nel 1817, stanziò la somma di 15.000 lire affinché venisse reso carreggiabile il tratto Ronta – Madonna dei Tre Fiumi; la comunità di Borgo San Lorenzo contribuì con l’altra metà della spesa, dilazionata in quattro anni. Nel versante romagnolo, nel frattempo, era stato ultimato il tratto Marradi-Crespino ed era chiaro come il completamento del tracciato viario che arrivasse a Ronta avrebbe portato reali benefici al commercio delle due parti dell’Appennino.
I lavori del tratto rontese iniziarono il 16 aprile 1817 e furono interrotti in ottobre. In cinque mesi furono impiegati circa cinquecento operai, che in qualche modo videro alleviate le loro pene, perché furono anni di grande difficoltà per tutta la vallata: dopo le coscrizioni fatte da Napoleone, col risultare di campagne abbandonate e susseguente carestia, si aggiunse un’epidemia di tifo petecchiale che mise in ginocchio tutto il Mugello. A questo proposito va ricordato che una delle clausole per l’assunzione degli operai era quella di “ammettere tutti gli indigenti della Comunità che si presentavano”. Dunque, i lavori per la realizzazione completa della strada si fermarono, soprattutto perché, come abbiamo visto, la Toscana stava attraversando una grave crisi e il nuovo tracciato si fermò alla Madonna dei Tre Fiumi, incidendo pochissimo sul percorso complessivo.
Diciotto anni dopo, nel 1835, gli amministratori locali tornarono a sollecitare con forza affinché la sua realizzazione avesse luogo, anche perché si stavano ultimando i lavori della strada del Muraglione e si temeva lo spostamento dei traffici nella nuova direttrice. Le comunità di Borgo San Lorenzo e quella di Marradi scrissero al sovrano affermando di essere disposte e si impegnavano a pagare quote per l’ultimazione della Faentina così ripartite: Borgo San Lorenzo 20.000 e Marradi 12.000 scudi.
Un anno dopo Leopoldo II acconsentì, dietro le pressioni delle due Comunità, di ultimare il tratto appenninico della Faentina; i lavori di rilievo e progettazione durarono per tutto il 1837. Nel frattempo Vicchio, che si vedeva esclusa da questo importante progetto viario, chiese al governo di modificare il tragitto, proponendo di cambiare la linea Casaglia-Razzuolo-Ronta con quella della valle del Muccione, da Gattaia. La notizia preoccupò non poco la comunità di Borgo San Lorenzo; fu formata in tutta fretta una delegazione per conferire direttamente con il sovrano e i delegati dichiararono di essere disposti ad impegnare nuove somme di denaro per rendere più spediti i lavori.
Con un rescritto del 5 ottobre 1838 veniva ratificata la scelta della Faentina per l’Alpe di Casaglia e la notizia diede adito a festeggiamenti di popolo, con le case illuminate fino a tardi e grandi fuochi nelle piazze dei paesi. Di lì a poco iniziarono i lavori che si conclusero nel dicembre del 1842, e la nuova strada risultava il tragitto più breve per raggiungere Faenza da Firenze, come pure la zona Adriatica.


Credits: alessandro Ferrini
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