Le vignette di FABU

Il Nirvana in ritardo: guida spirituale per pendolari disperati

Tra autobus fantasma, penitenziari su rotaia e orari flessibili: come i disservizi dei trasporti trasformano l'attesa del bus in un cammino verso l'illuminazione

Prendere i mezzi pubblici, oggi, non è un semplice modo di spostarsi, ma un vero e proprio percorso spirituale guidato dalla filosofia buddista che predica la pazienza. Infatti il Buddha storico (Siddhartha) diceva che, se attendi qualcosa che non arriva, non devi arrabbiarti, ma trasformare il ritardo di ciò che attendi in un’opportunità per crescere spiritualmente nell’attesa.

Quindi i pendolari, quando il pullman o il treno finalmente si palesano all’orizzonte, preceduti dal tipico miraggio nel deserto dell’asfalto o della rotaia, devono sentirsi quasi in colpa, perché l’arrivo del loro oggetto del desiderio mortifica la loro spiritualità dell’attesa.

Così si deve fare penitenza: ed è per questo che, a bordo, l’aria condizionata è un miraggio d’estate e il riscaldamento è una chimera d’inverno.
La lentezza dei mezzi però ha il proprio vantaggio: i pendolari fanno in tempo a conoscersi, scambiarsi i contatti, innamorarsi e persino sposarsi e concepire.
Seneca diceva che “l’attesa è una trappola mentale che ci impedisce di vivere il momento presente”, però né lui né Siddhartha dovevano timbrare il cartellino.

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