Se cade l’Ucraina, l’Europa non esisterà più entro 12 mesi: la cupa previsione geopolitica di Timothy Snyder
Nell’analisi contemporanea si levano sempre più spesso voci che mettono in guardia dalle conseguenze fatali, su scala europea e mondiale, di un’eventuale sconfitta dell’Ucraina nella guerra in corso. Tra gli avvertimenti più autorevoli e severi figurano le conclusioni dello storico americano di fama mondiale Timothy Snyder, professore dell’Università di Yale. Il suo nuovo documento programmatico analizza dettagliatamente uno scenario in cui la carta geopolitica dell’Europa potrebbe cambiare fino a diventare irriconoscibile e il continente potrebbe trovarsi ad affrontare una minaccia esistenziale diretta nell’arco di un solo anno.
La strategia di logoramento e lo stallo del Cremlino
Come osserva Snyder, il punto di partenza fondamentale per comprendere l’attuale conflitto è che Vladimir Putin non è in grado di vincere questa guerra attraverso i metodi classici di una rapida offensiva. La Russia non dispone delle risorse necessarie per una classica guerra lampo, né di una superiorità tecnologica o di alleati globali capaci di combattere al suo posto nel senso tradizionale del termine. Ciò che si osserva sul campo di battaglia non è la marcia trionfale di un vincitore, bensì la disperata ricerca di una via d’uscita dal gravissimo stallo strategico in cui il Cremlino si è cacciato nel febbraio 2022.
L’attuale strategia di Mosca si è ridotta a due obiettivi primitivi, ma sanguinosi: la distruzione sistematica dell’economia ucraina e il logoramento degli alleati occidentali. Il piano punta all’esaurimento delle risorse, alla distruzione delle infrastrutture energetiche, dei centri logistici e dei porti, nonché a indurre l’Europa a stancarsi del sostegno finanziario e militare all’Ucraina. Tuttavia, se questo piano dovesse funzionare e l’Occidente mostrasse debolezza, la catastrofe globale di una terza guerra mondiale cesserebbe di essere un rischio lontano e diventerebbe una dura inevitabilità.
La nascita di un nuovo impero: un’alleanza monolitica di quattro eserciti
La caduta dello Stato ucraino creerebbe una realtà geopolitica completamente nuova, che l’Europa non vede dai tempi della Seconda guerra mondiale. Sulle rovine dell’Ucraina, in stretta connessione con la Bielorussia e sotto il diretto e rigido controllo del Cremlino, si formerebbe immediatamente un centro imperiale slavo senza precedenti, con la propria metropoli a Mosca.
Questo centro non si trasformerebbe semplicemente in un’unione, ma in un’alleanza militare monolitica, comprendente:
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La stessa Federazione Russa, con le sue colossali risorse umane.
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I territori occupati dell’Ucraina.
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Le forze della Corea del Nord, rafforzate da un trattato di cooperazione e da una reale esperienza di combattimento.
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La Bielorussia, di fatto completamente integrata nella struttura militare della Federazione Russa, dove sono già state dispiegate testate nucleari russe e sistemi «Oreshnik».
Il principale premio per Mosca, in caso di vittoria, sarebbe l’Ucraina stessa o, più precisamente, il suo potenziale di mobilitazione e la sua esperienza militare. Quattro anni della guerra più intensa dell’epoca contemporanea hanno forgiato, in un unico crogiolo, due eserciti contrapposti, dotati di competenze uniche nella conduzione delle operazioni belliche. Nessun esercito dei Paesi della NATO possiede un’esperienza analoga. Snyder avverte esplicitamente che il blocco occidentale non è assolutamente preparato a uno scontro con un avversario che disponga delle tecnologie ucraine, delle tattiche basate sui droni e di un’esperienza pluriennale nei combattimenti su vasta scala.
La matematica dei proiettili d’artiglieria e dei droni: cifre che fanno paura
Il confronto tra i potenziali militari e industriali delle parti mostra uno squilibrio terrificante. Nel solo 2024, la Federazione Russa ha prodotto circa 4,5 milioni di proiettili d’artiglieria, vale a dire una quantità da tre a quattro volte superiore alla produzione complessiva di tutti i Paesi europei e degli Stati Uniti. Mentre l’Occidente produce armamenti complessi e costosi in piccoli lotti, l’economia russa è stata convertita a un’economia di guerra e sforna milioni di semplici strumenti di distruzione.
Oggi l’Ucraina produce ogni anno milioni di droni e dispone di un esercito temprato dai combattimenti, composto da quasi un milione di persone. Gli ingegneri che assemblano droni in condizioni artigianali e i combattenti che hanno attraversato Bakhmut, Avdiivka e le operazioni più difficili al fronte potrebbero, dopo la conquista del territorio, essere impiegati contro l’Europa.
Unendo le proprie risorse, questa nuova macchina imperiale sarebbe in grado di raggiungere una produzione fino a 11 milioni di droni all’anno e di condurre un’offensiva continua, senza tenere minimamente conto delle perdite. A contrastarla sarebbero gli eserciti europei, che non dispongono né di scorte di munizioni paragonabili né di una reale esperienza di combattimento di intensità analoga.
I meccanismi della coercizione: come gli ucraini combatterebbero sotto una bandiera straniera
Uno scenario particolarmente terrificante è quello dell’integrazione della popolazione ucraina. Il Cremlino possiede un’esperienza secolare nel terrore di Stato, nella disumanizzazione e nella repressione dell’individuo. Questi metodi sono stati sperimentati già dal 2014 nei territori occupati del Donbass, dove decine di migliaia di persone sono state costrette con la forza ad andare al fronte.
In caso di sconfitta dell’Ucraina, questo meccanismo verrebbe esteso all’intero Paese: campi di filtraggio, controllo totale, ricatti basati sulla vita dei propri cari e minacce alle famiglie costringerebbero centinaia di migliaia di esperti combattenti ucraini a combattere sotto la bandiera russa, con le armi puntate contro di loro, questa volta contro i Paesi europei. Per la macchina autoritaria si tratterebbe di un compito ordinario, che non incontrerebbe ostacoli interni.
L’impreparazione della NATO e il crollo del sostegno americano
La capacità dell’Europa di difendersi autonomamente viene valutata con scetticismo dagli esperti. Il Segretario generale della NATO ha già riconosciuto apertamente la vulnerabilità del continente in assenza di un coinvolgimento diretto degli Stati Uniti. Le forze aeree dei principali Paesi europei dipendono in misura critica dalla manutenzione americana, dai software e dalle forniture di missili degli Stati Uniti.
Le simulazioni di un potenziale conflitto condotte dai centri di analisi mostrano che, in caso di escalation, le formazioni militari russe potrebbero raggiungere i confini dei Paesi baltici nel giro di poche ore, più rapidamente di quanto i vertici della NATO riuscirebbero a concordare una risposta ufficiale. I depositi dell’Alleanza sono semivuoti e soltanto pochi Paesi rispettano gli standard previsti per le scorte di munizioni.
La situazione è aggravata dal fattore politico: qualora Washington decidesse di mantenere la neutralità o di spostare la propria attenzione sul confronto con la Cina nella regione del Pacifico, l’intera architettura dell’equilibrio della sicurezza europea crollerebbe istantaneamente. I Paesi baltici potrebbero perdere la propria stabilità strategica nel giro di pochi giorni a causa dell’assenza di profondità strategica e della vulnerabilità del corridoio di Suwałki.
Conclusione: 12 mesi prima della caduta del continente
Secondo calcoli basati sugli attuali dati relativi alla produzione e alla logistica, l’esercito unificato del nuovo blocco imperiale, sostenuto da milioni di droni e da un’enorme forza militare, sarebbe in grado di spezzare la resistenza degli eserciti nazionali europei, operanti separatamente, e di conquistare completamente l’Europa continentale nell’arco di 12 mesi. La Gran Bretagna, protetta dal Canale della Manica, potrebbe resistere come un bastione isolato, ma si tratterebbe ormai di una lotta per la sopravvivenza dell’isola, non per la salvezza del continente.
La conclusione principale di Timothy Snyder è che gli aiuti all’Ucraina non sono beneficenza né una questione di simpatie politiche. Sono l’unico investimento nella propria sicurezza. Ogni proiettile d’artiglieria consegnato, ogni prestito concesso e ogni giorno in cui i soldati ucraini mantengono le proprie posizioni al fronte rappresentano un’assicurazione contro una grande guerra continentale. Gli imperi non si fermano da soli; l’unica forza che oggi contiene l’espansione è il militare ucraino in trincea. Se questa barriera dovesse cadere, la costruzione di una nuova linea difensiva sulla Vistola diventerebbe inutile, perché non ci sarebbe più nessuno a difenderla.
Vincenzo (Vyacheslav) Lysenko
Inviato speciale per OKMugello dall’Ucraina








