In Vetrina

Spesa al supermercato, quanto si può risparmiare davvero confrontando i prezzi dei prodotti

Fare la spesa, nel 2026, è diventato per molte famiglie italiane un piccolo esercizio di equilibrio: prezzi da confrontare, offerte da valutare, abitudini da rivedere.

Una cliente confronta i prodotti sugli scaffali con lista e carrello, simbolo delle strategie per risparmiare sulla spesa.

Tra supermercati, ipermercati e discount, il carrello pesa sempre di più sul bilancio di casa. Ma cambiare insegna non basta. Come mostrano i dati di Altroconsumo, la convenienza dipende da cosa si compra, da quanto si è disposti a cambiare marca e anche da fattori molto concreti: distanza, tempo, carburante e prodotti che poi si consumano davvero.

Secondo l’indagine Altroconsumo 2026, pubblicata il 31 agosto, l’associazione ha messo a confronto circa 1,5 milioni di prezzi in 1.158 punti vendita tra supermercati, ipermercati e discount di 67 città italiane, analizzando 124 categorie di prodotti.

Il dato più forte riguarda una famiglia di quattro persone: su una spesa media annua stimata in 9.450 euro, il risparmio massimo può arrivare a 3.790 euro in dodici mesi, scegliendo i prodotti meno cari nella catena risultata più conveniente per quel tipo di carrello. Una cifra importante, certo.

Ma da leggere senza illusioni: non vuol dire che ogni famiglia possa tagliare quasi quattromila euro semplicemente cambiando supermercato. Quel risultato vale se si è davvero pronti a scegliere gli articoli più economici, anche quando non sono quelli comprati di solito. In altre parole, il risparmio nasce dal paniere, non solo dall’insegna.

Discount, marche del distributore e grandi marchi: il carrello cambia, il risparmio anche

La classifica di Altroconsumo dice una cosa chiara: non esiste il supermercato più conveniente per tutti e per tutto. Per il carrello composto dai prodotti più economici disponibili sugli scaffali, secondo la rilevazione, al primo posto c’è Eurospin. Per i prodotti a marchio del distributore, invece, la prima posizione va a Spazio Conad.

Mani con scontrini, penna e lista della spesa su un tavolo con pasta, riso, latte, verdure e detersivo
Scontrini e lista della spesa accanto a prodotti alimentari e per la casa, per raccontare il confronto dei prezzi al supermercato.

Cambia il carrello, cambia la convenienza. Ed è qui che si gioca una parte decisiva della spesa. Chi compra quasi solo prodotti di marca ha, in genere, meno margini di risparmio rispetto a chi alterna marchi noti, prodotti del supermercato e articoli base.

Anche le offerte vanno guardate con attenzione: una confezione in promozione, magari piazzata all’ingresso con il cartello rosso, non è per forza l’affare migliore se il prezzo di partenza resta alto. Allo stesso modo, un prodotto a marchio del distributore può convenire, ma va valutato caso per caso: ingredienti, quantità, valori nutrizionali, conservazione. La fedeltà a una sola insegna, da sola, non garantisce lo scontrino più leggero.

Prezzo al chilo, offerte e formati famiglia: dove lo scontrino cresce senza accorgersene

Il primo numero da guardare, spesso scritto in piccolo sull’etichetta dello scaffale, è il prezzo al chilo o al litro. Due confezioni possono sembrare simili, ma costare molto diversamente. Una pasta da 400 grammi a 2,40 euro vale 6 euro al chilo; una da 500 grammi a 2,75 euro scende a 5,50 euro al chilo.

La seconda costa di più alla cassa, ma meno in rapporto alla quantità. È lì, più che nel prezzo grande sulla confezione, che si decide una parte del risparmio. Lo stesso vale per le offerte settimanali. Il “tre per due” può essere utile per detersivi, riso, pasta, biscotti o prodotti a lunga conservazione, se poi vengono davvero usati. Diventa invece una spesa in più quando riempie la dispensa di articoli inutili, destinati a restare lì fino alla scadenza.

Prima di mettere una promozione nel carrello, conviene chiedersi tre cose: quanto costa di solito, qual è il prezzo unitario, quanta parte verrà consumata. Pochi secondi, ma possono cambiare lo scontrino. Attenzione anche ai formati famiglia: abbassano spesso il prezzo al chilo, ma non convengono se il prodotto si rovina o resta inutilizzato.

Vale per alimenti freschi, prodotti da forno, detergenti specifici e articoli per l’igiene. Alla fine, la vera economia passa spesso da gesti semplici: una lista fatta prima di uscire, un controllo a frigorifero e dispensa, un minimo di organizzazione dei pasti della settimana.

Classifiche nazionali e spesa sotto casa: distanza, tempo e abitudini contano

I dati nazionali aiutano a farsi un’idea, ma non raccontano tutta la spesa quotidiana. Una famiglia che vive nel Mugello, per esempio, deve guardare ai supermercati e ai discount davvero raggiungibili dal proprio comune, non solo alle classifiche generali.

Se per arrivare al punto vendita più economico servono molti chilometri in auto, il risparmio sullo scontrino può ridursi tra carburante, tempo e spostamenti. Il confronto, per essere utile, deve stare dentro la vita reale. Il metodo più concreto resta quello degli scontrini. Per qualche settimana si può seguire un paniere fisso — latte, pasta, legumi, detersivo, carta da cucina, prodotti per la colazione — segnando prezzo, quantità e punto vendita.

Dopo un mese le differenze diventano più chiare, non più semplici impressioni. Può emergere, per esempio, che conviene fare la spesa principale in un supermercato vicino e comprare altrove solo alcuni prodotti con scarti di prezzo importanti. Perché il risparmio, spesso, non arriva da un solo grande sconto: nasce da tante scelte piccole, ripetute, e da un carrello costruito sulle abitudini vere della famiglia.

Change privacy settings