Si accende la tensione all’istituto superiore Chino Chini, dove l’avvio della mobilitazione contro la riforma scolastica governativa ha provocato una profonda spaccatura tra il personale. Nella mattina di giovedì 11 giugno, un gruppo di docenti ha incrociato le braccia con l’obiettivo programmatico di bloccare gli scrutini. La protesta, proclamata inizialmente dalla sigla USB-PI, vedrà un secondo passaggio dal 13 al 21 giugno su indizione della FLC-CGIL. Parallelamente, circa trenta insegnanti dell’istituto hanno firmato una lettera ufficiale di dissociazione indirizzata al dirigente scolastico e agli organi di stampa, denunciando i pesanti disagi logistici ed economici derivanti dal blocco.
Sul fronte della protesta, i rappresentanti sindacali Francesco Liedl, Francesca Bartoletti e Vittorio Pontieri hanno difeso le ragioni dello sciopero, giudicando la riforma ministeriale penalizzante per gli istituti tecnici in termini di monte ore e futuri posti di lavoro, oltre a criticare la tempistica del provvedimento, giunto a iscrizioni degli studenti già concluse. Il dirigente scolastico, Gian Lodovico Miari, ha confermato che il calendario degli scrutini è stato regolarmente avviato, precisando tuttavia che la mancanza del numero legale nel Consiglio di classe comporta l’immediata sospensione della seduta, in linea con le normative vigenti.
Di contro, l’ala dei docenti contrari alle modalità della mobilitazione ha posto l’accento sulle ricadute negative per le famiglie e per il corpo docente stesso. Secondo quanto sottoscritto nella lettera, il rinvio delle valutazioni impedisce la tempestiva prenotazione dei corsi di recupero per gli studenti con giudizio sospeso. Sul piano interno, i firmatari evidenziano danni materiali significativi: la proroga forzata delle attività penalizza i docenti precari, che perdono contratti estivi già avviati, e i docenti fuori sede, costretti a sostenere costi imprevisti per trasporti e prolungamento di affitti disdetti, rischiando inoltre di compromettere la presenza del personale già nominato come presidente o commissario agli imminenti esami di maturità.






