Slava Ukraina

Nel 1966 KYIV spalò il fango dell’alluvione. Sessant’anni dopo a Firenze nemmeno una bandiera

Un articolo di Mike Ballini sull'immobilismo istituzionale di Palazzo Vecchio di fronte al dramma della città gemellata di Kyiv e sul valore della memoria e della dignità politica.

Sto assistendo con crescente amarezza al diffondersi di una narrazione sempre più indulgente, quando non apertamente filo-putiniana, rispetto all’aggressione russa a uno Stato libero e sovrano. Ciò che più mi colpisce non è tanto il cambiamento delle opinioni politiche (le idee possono cambiare), quanto l’immobilismo, l’assenza di iniziativa, la mancanza di prese di posizione chiare e nette da parte delle istituzioni, magari anche attraverso gesti all’apparenza piccoli, ma che hanno un significato enorme.

A Firenze questa sensazione ha raggiunto il suo punto più basso, almeno per me, lo scorso 27 luglio in occasione dell’anniversario del gemellaggio con Kyiv.

Ma facciamo un passo indietro…

Quando nel 1966 Firenze venne travolta dall’alluvione e sommersa dal fango, da Kyiv arrivarono uomini e donne che si misero a spalare insieme ai fiorentini. Non vennero a guardare restando immobili, a fare una fotografia o a pronunciare un discorso: vennero ad aiutare, sporcandosi le mani al nostro fianco.

Sessant’anni dopo, è toccato a Kyiv risvegliarsi devastata. Non dal fango di un fiume, ma dalle bombe e dai missili di una guerra che da anni colpisce la popolazione civile, distrugge abitazioni, scuole, ospedali, infrastrutture e interi quartieri.

La Giunta Nardella (di cui facevano parte l’attuale Sindaca e diversi assessori) non tardò a far sentire la propria vicinanza organizzando importanti e partecipate manifestazioni, occasioni di incontro con le rappresentanze di Kyiv e rispondendo positivamente alle iniziative promosse da associazioni come Lilea, di cui mi onoro di far parte.

Da un paio d’anni, però, tutto questo si è interrotto: con la Giunta Funaro (che ho votato e contribuito a far eleggere, quindi non si pensi che il mio sia un attacco politico di parte) non ci sono state partecipazioni alle iniziative delle associazioni, nonostante gli inviti, né ci sono state risposte alle molteplici sollecitazioni per chiedere prese di posizione ufficiali del Consiglio in seguito a pesanti e deplorevoli attacchi russi che colpivano i civili.

Lo scorso maggio, dopo che sono state consegnate le chiavi della città di Firenze al Sindaco di Kyiv (su iniziativa, ancora una volta, dell’ex Sindaco Nardella), con l’Associazione Lilea abbiamo riunito una serie di realtà politiche e associative e abbiamo scritto a tutto il Consiglio Comunale chiedendo un gesto semplice, ma altamente simbolico: che fosse issata la bandiera della Città di Kyiv su Palazzo Vecchio.

Attenzione: non la bandiera dell’Ucraina, ma quella della Città a noi gemella.

Chiedevamo che Firenze, Città della Pace, ricordasse il suo debito umano sancito dal gemellaggio voluto dall’allora Sindaco Bargellini; che Firenze potesse dire agli amici ucraini: “noi ci siamo ancora”.

Per due mesi, il silenzio totale: da nessun gruppo consiliare di maggioranza o di minoranza, di sinistra, di centro o di destra, abbiamo ricevuto alcuna risposta (e dire che avevamo scritto proprio a tutti i gruppi presenti in Consiglio, compresi quelli che sapevamo essere non esattamente vicini alla causa ucraina). Se non fosse stato per un paio di consiglieri che ci hanno tenuto informati — e che ringrazio a nome di tutti gli scriventi — non avremmo saputo niente.

Così è stato fino ad una settimana prima del 27 luglio, giorno dell’anniversario del patto tra le due città: dall’Ufficio di Presidenza ci invitano in Consiglio per una cerimonia in ricordo del gemellaggio. Ci sarebbe stato un piccolo dibattito ed avremmo finalmente visto il Consiglio Comunale esprimersi.

Era comunque qualcosa, alla quale ho volentieri partecipato in rappresentanza di Lilea anche per ribadire, nel Salone dei Duecento, la richiesta di issare la bandiera di Kyiv.

La commemorazione si è consumata nella lettura dell’elenco di iniziative pro-Ucraina fatte a Firenze (praticamente tutte risalenti alla Giunta Nardella) letto dal Presidente del Consiglio Comunale e in poche righe di commento.

Poi una fotografia: i Consiglieri Comunali in posa con in mano un foglio A3 sul quale era stampata (a colori, perché non si è badato a spese) la bandiera di Kyiv.

Una fotografia. Tutto qui.

Ora, intendiamoci: immagino che questo, che è meglio di nulla e per cui ringrazio ancora chi si è speso in prima persona, sia stato il frutto di compromessi tra diverse anime in seno alla maggioranza, ma è proprio questa immagine che, più di qualsiasi discorso, racconta il senso della mia amarezza. Mentre a Kyiv si continua a vivere sotto le sirene degli allarmi anti-missile, mentre una città gemella di Firenze combatte per sopravvivere, noi non siamo riusciti nemmeno a trovare il coraggio istituzionale di appendere una semplice bandiera che, peraltro, se non la si possiede si può comprare online per qualche decina di euro.

Ma evidentemente il problema non è economico, è politico.

O forse il problema è qualcosa che arriva prima della politica, perché non rendersi conto della risposta davvero piccola e imbarazzante data dal Consiglio Comunale della “Firenze medaglia d’oro alla Resistenza” al dramma che sta vivendo Kyiv è qualcosa che con la politica non c’entra più niente.

Mi occupo di politica da venticinque anni, l’ho fatta a diversi livelli ed ho avuto anche esperienza in Consiglio Comunale, oltre a quella politica e organizzativa, e posso dire, con assoluta sincerità, che raramente mi sono trovato davanti a un livello di immobilismo istituzionale come quello che ho visto in questa vicenda.

Perché alla fine non stiamo parlando di una bandiera, ma del progressivo venir meno di qualcosa che dovrebbe essere alla base della vita di un’istituzione: il buonsenso, il rispetto delle relazioni, il garbo istituzionale e, soprattutto, l’umanità.

Mi auguro che quella fotografia con il foglio A3 non sia mai arrivata a Kyiv come era nelle intenzioni, perché per chi vive il dramma di una guerra sembrerebbe quasi una presa in giro. “Si sono sprecati, eh”, me lo vedo il Sindaco di Kyiv, che il 2 giugno ha issato la bandiera italiana in una città martoriata dai bombardamenti della notte prima.

Ci hanno aiutato quando Firenze era sommersa dal fango e sessant’anni dopo, mentre i missili colpiscono la loro città, noi non abbiamo il coraggio di esporre la loro bandiera.

Però abbiamo stampato una fotografia a colori. In A3, mica in A4 come l’ultimo dei bischeri.

Non è questo il rapporto che dovrebbe esserci tra due città gemellate. Non è questa la Firenze in cui vorrei che vivessero i miei amici ucraini, quella Firenze che si dice grande, grandiosa, grandissima, ma si fa piccola nel momento del bisogno.

Nel 1966 Kyiv venne a spalare il fango dalle strade di Firenze e nel 2026 Firenze avrebbe potuto, anzi dovuto, semplicemente ricordarsi di Kyiv.

Per questo non smetterò, né smetteremo di sollecitare il Consiglio Comunale a fare un gesto simbolico semplice ma potente per il numero di persone che lo possono vedere: continueremo a chiedere che sia issata anche la bandiera di Kyiv a Palazzo Vecchio, come hanno fatto per quella ucraina a poche centinaia di metri, sulla sede del Consiglio Regionale.

Perché ci sono momenti in cui la politica deve smettere di essere una questione di appartenenza, di schieramento o di consenso e diventa una questione di dignità.

Oggi Kyiv ha bisogno che Firenze si ricordi, ha bisogno che Firenze ritrovi la sua dignità.

Mike Ballini

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