Marradi

Nuove scoperte sul laboratorio creativo di Dino Campana nel volume “Come lavora il genio”

Il volume raccoglie inoltre numerosi saggi dedicati agli studi campaniani più recenti. Tra i contributi presenti figurano analisi...

Un insieme di nuove testimonianze, documenti inediti e approfondimenti critici permette di ampliare la conoscenza della figura e dell’opera di Dino Campana, poeta tra i più originali e complessi del Novecento italiano. È questo l’obiettivo del volume Come lavora il genio. Il Villon ritrovato e altre scoperte nel 140° anniversario della nascita di Dino Campana, curato da Leonardo Chiari e Walter Scarpi per il Centro Studi Campaniani “Enrico Consolini” di Marradi e pubblicato dall’editore Tempo al libro.

La pubblicazione nasce dalle recenti ricerche condotte intorno alla scoperta dell’esemplare personale delle Opere di François Villon appartenuto a Campana, ritrovato nel 2025 dopo decenni in cui se ne conosceva l’esistenza solo attraverso alcune testimonianze. Il volume francese del 1910, appartenuto al poeta marradese, conserva infatti annotazioni autografe, versi, varianti e appunti che offrono nuovi elementi per ricostruire il percorso creativo e culturale dell’autore dei Canti Orfici.

Il ritrovamento del volume dedicato a Villon rappresenta uno dei punti centrali di un’indagine più ampia sul metodo di lavoro di Campana e sui materiali che hanno contribuito alla formazione della sua poetica. La ricerca ha portato anche a nuovi studi sul celebre manoscritto de Il più lungo giorno, considerato per lungo tempo perduto e poi pubblicato nel 1973 con il titolo originale, anni dopo la morte di Ardengo Soffici.

Secondo le nuove ricostruzioni presentate nel volume, il manoscritto potrebbe essere stato ritrovato molto prima di quanto finora ipotizzato. Le ricerche dello studioso Giovanni Cavagnini hanno infatti portato alla luce una testimonianza contenuta nell’antologia Italian Authors of Today di Peter Michael Riccio, pubblicata a New York nel 1938. Nel testo, basato anche su conversazioni avute con Soffici, viene raccontato il ritrovamento del manoscritto nello studio dell’artista fiorentino già negli anni Venti.

Questa scoperta modifica la tradizionale ricostruzione della vicenda del manoscritto, suggerendo che il documento non fosse realmente scomparso, ma fosse stato conservato senza essere restituito a Campana. Una circostanza che potrebbe influenzare la lettura della biografia del poeta e il rapporto complesso tra Campana e gli ambienti intellettuali del tempo.

Il volume raccoglie inoltre numerosi saggi dedicati agli studi campaniani più recenti. Tra i contributi presenti figurano analisi sulla formazione letteraria del poeta, sulla nascita del titolo Il più lungo giorno, sull’influenza del linguaggio cinematografico nei Canti Orfici e sulla storia della biblioteca familiare che ha custodito il volume di Villon ritrovato.

Ampio spazio viene riservato anche alla figura di Franco Matacotta, con la pubblicazione della sua tesi di laurea dedicata a Campana e con approfondimenti sul rapporto tra il poeta e le testimonianze raccolte negli anni successivi alla sua morte. Altri studi affrontano gli anni bolognesi dell’autore, il periodo del ricovero nel manicomio di Imola e la storia della casa natale della famiglia Campana, recentemente entrata nel patrimonio pubblico.

La presentazione del libro ha rappresentato anche l’occasione per comunicare la composizione del consiglio di amministrazione della Fondazione “Marradi Cultura – Dino Campana”, istituita dalla Regione Toscana per promuovere la conoscenza e la valorizzazione dell’opera del poeta. La presidenza è stata affidata a Riccardo Nencini, affiancato da Simone Magherini e Franco Masotti.

A centoquindici anni dalla pubblicazione dei Canti Orfici e nel 140° anniversario della nascita di Dino Campana, Come lavora il genio propone quindi un aggiornamento significativo degli studi dedicati al poeta. Attraverso nuovi documenti e interpretazioni, il volume contribuisce a delineare con maggiore precisione il percorso artistico e umano di una delle figure più singolari della letteratura italiana del Novecento.

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