Una partita a racchettoni su una spiaggia del Salento è costata a un padre e una figlia un risarcimento da 10.000 euro, una multa da 516 euro a testa e una sanzione aggiuntiva di 3.000 euro ciascuno alla Cassa per le ammende.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il loro ricorso, confermando la condanna già emessa dai tribunali di merito per lesioni colpose gravi.
I fatti risalgono al 2015. I due stavano palleggiando non lontano dagli ombrelloni quando la pallina ha colpito un bagnante nelle vicinanze. Le conseguenze per la vittima sono state severe: distacco della retina e indebolimento permanente della vista all’occhio sinistro. Il caso è passato dal giudice di pace al tribunale monocratico di Lecce, fino alla Cassazione — un iter durato oltre un decennio.
Multa da 10 mila euro in spiaggia: cosa è successo
Il ricorso dei due imputati contestava l’assenza di un accertamento medico-legale formale sull’indebolimento permanente della vista. La Corte ha respinto l’argomento, ritenendo sufficiente la documentazione medica disponibile, che stabiliva un rapporto causale diretto tra il colpo ricevuto e il danno riportato. Decisivo anche il riferimento all’intervento chirurgico subito dalla vittima e alla “lunga sofferenza fisica e psicologica patita”.

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Il caso chiarisce un equivoco diffuso: giocare a racchettoni in spiaggia non è vietato in modo generalizzato dalla legge italiana. La legittimità o meno dell’attività dipende dalle ordinanze comunali e dai regolamenti degli stabilimenti balneari, che in molte località proibiscono i giochi dinamici sulla battigia nelle ore di maggiore affluenza. In assenza di divieti espliciti, l’attività è consentita, ma la responsabilità civile e penale in caso di danno a terzi rimane intatta e può essere pesante.
Quello che emerge dalla sentenza è un principio giuridico più ampio: la spiaggia è uno spazio pubblico condiviso, e chi vi pratica un’attività sportiva — anche se lecita — è tenuto a una diligenza proporzionata al rischio che quella attività crea per gli altri. Non è sufficiente che il gioco sia permesso: se causa un danno, la responsabilità scatta comunque.
Un dato concreto che arricchisce il quadro: la sentenza della Cassazione è arrivata nel 2026, undici anni dopo il fatto. Nella pratica, il procedimento si è trascinato attraverso tre gradi di giudizio, con costi legali aggiuntivi a carico degli imputati che il dispositivo non quantifica ma che si sommano alle sanzioni economiche già elencate.
C’è un aspetto contro-intuitivo in questa vicenda: i due giocatori non stavano violando alcun divieto specifico al momento dell’incidente. Eppure la condanna è arrivata ugualmente, perché il sistema giuridico italiano valuta il comportamento non solo in base alla sua liceità formale, ma anche in base alla prevedibilità del rischio e al contesto in cui si svolge. Giocare a racchettoni vicino agli ombrelloni affollati è stato considerato sufficiente a configurare la colpa, indipendentemente dall’assenza di un cartello che lo vietasse.
Prima di portare racchette e palline in spiaggia quest’estate, vale quindi la pena verificare le ordinanze locali in vigore — che variano da Comune a Comune e spesso cambiano da una stagione all’altra.
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