L'Editoriale

La privacy della discordia che cancella la nostra storia

Riflessione sulla gestione soggettiva delle norme partendo dal caso sollevato da Il Filo. Il rischio è di perdere per sempre il racconto visivo delle nostre comunità.

Cavallicovolti felici a Cavallico

Per rispetto deontologico e stima professionale, prendo spunto da un recente articolo de Il Filo per una riflessione che ritengo importante per il nostro territorio. Come redazione di OKMugello, ringraziamo i colleghi per aver sollevato il tema dei volti oscurati dei bambini, una questione che tocca da vicino la conservazione della memoria locale. Concordo sulla natura spesso illogica di certe applicazioni della legge: il rischio è che, domani, non esistano più archivi storici o testimonianze della nostra vita sociale.

Il problema non è solo il dato tecnico della norma, ma la sua declinazione soggettiva. Spesso mi trovo a spiegare a chi invoca la riservatezza in modo improprio che il diritto di cronaca ha basi precise. Abbiamo ricevuto diffide legali per aver riportato fatti di cronaca che coinvolgevano giovani del posto, o chiamate di protesta da persone nemmeno citate che, così facendo, hanno rivelato la propria identità. Persino nelle scuole, insegnanti e dirigenti talvolta impongono un silenzio informativo che va ben oltre il reale dettato legislativo.

Se lasciamo la privacy alla creatività dei singoli, perderemo il racconto del nostro passato. Per questo motivo, abbiamo deciso di aprire questo editoriale con la stessa fotografia utilizzata dal Il Filo. In quello scatto ci sono anche io, Saverio Zeni, bambino felice a Cavallico insieme ad altri amici, durante una vacanza estiva semplice e indimenticabile. Un ricordo che oggi, con le interpretazioni attuali, rischierebbe di essere cancellato da un pixel.

Change privacy settings
×