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INPS, ti spettano gli arretrati ma non lo sai: come verificare

Una recente sentenza chiarisce quando un precedente patrimonio non basta a escludere l’assegno sociale e può aprire la strada al recupero di somme non riconosciute.

Una recente sentenza sull’assegno sociale chiarisce quando un vecchio patrimonio non può bastare a negare una prestazione e apre la strada agli arretrati.

Il caso riguarda chi oggi vive con redditi molto bassi ma in passato possedeva immobili poi venduti, ceduti o donati. La differenza può essere decisiva quando l’INPS respinge una domanda guardando a una situazione economica che non esiste più.

Assegno sociale, il principio dei giudici: contano i redditi di oggi

Il punto fissato dalla Corte è chiaro: per stabilire se spetta l’assegno sociale bisogna guardare ai redditi effettivamente percepiti dal richiedente, non a beni posseduti anni prima e ormai non più suoi. I giudici romani hanno richiamato l’orientamento più recente della Corte di Cassazione: non bastano redditi solo “potenziali” e non valgono generici segnali di autosufficienza economica se manca un reddito reale.

In parole semplici, se una persona ha venduto o donato una casa, quell’immobile non può essere trattato come una risorsa ancora disponibile. A meno che l’INPS non dimostri, con prove concrete, che si sia trattato di una mossa studiata per risultare poveri senza esserlo.

Non è un dettaglio. La prestazione prevista dall’articolo 3, comma 6, della legge 335/1995 è assistenziale e serve a proteggere chi vive davvero in una condizione economica di bisogno.

Immobili ceduti dopo la separazione: così è caduto il no dell’INPS

La vicenda nasce dalla domanda presentata da un uomo per ottenere l’assegno sociale. L’INPS l’aveva respinta perché in passato il richiedente era stato proprietario di alcuni immobili, poi ceduti tramite vendita, donazione o locazione.

Mani di un anziano e di una consulente che esaminano documenti su un tavolo, con occhiali e chiavi di casa

Un consulente aiuta un anziano a verificare documenti e arretrati legati a prestazioni sociali e pratiche INPS.

Secondo la sua difesa, però, quelle operazioni non dimostravano una ricchezza nascosta: alcuni passaggi erano legati agli accordi con l’ex moglie nella separazione personale, altri al peggioramento della sua situazione economica.

In primo grado, il Tribunale di Roma aveva dato ragione all’Istituto, considerando rilevante il patrimonio immobiliare avuto in precedenza. La Corte d’Appello ha invece ribaltato la lettura: non si può negare una prestazione assistenziale facendo leva su una capacità economica che non esiste più, soprattutto se i redditi attuali restano sotto i limiti previsti dalla legge.

Arretrati INPS, interessi e prove: quando il diniego può essere contestato

La sentenza pesa anche sul fronte degli arretrati dell’assegno sociale. Nel caso esaminato, la Corte ha riconosciuto il diritto alla prestazione dal 1° gennaio 2021 e ha condannato l’INPS a pagare le somme maturate, oltre a interessi e spese legali per i due gradi di giudizio.

Il passaggio decisivo riguarda l’onere della prova: non è il cittadino a dover dimostrare di aver ceduto gli immobili “in buona fede”. Tocca invece all’Istituto provare, con elementi concreti, che quelle cessioni siano servite a simulare uno stato di bisogno.

Per questo, chi ha ricevuto un diniego dovrebbe controllare bene il motivo indicato dall’INPS, la data della domanda, i redditi dichiarati e l’eventuale richiamo a beni non più posseduti. Se il rifiuto si basa soltanto sul patrimonio passato, questa sentenza può diventare un argomento utile per chiedere un riesame o valutare un ricorso.

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