Rimuovere il microchip dalla Carta d’Identità Elettronica è un reato. Un uomo di 44 anni è stato denunciato dai Carabinieri di Belforte dopo che, durante un controllo stradale di routine, le forze dell’ordine hanno accertato che il chip del suo documento era stato estratto deliberatamente. Non un danno accidentale, secondo quanto ricostruito dai militari, ma una manomissione intenzionale e precisa.
La scoperta è avvenuta nel momento in cui i Carabinieri hanno tentato di leggere il documento con gli strumenti in dotazione: la scansione non ha prodotto alcun risultato, perché il componente che dovrebbe trasmettere i dati non era più fisicamente presente nella tessera. Il documento è stato immediatamente sequestrato per accertamenti, e il titolare è stato iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di falsità materiale commessa da privato, reato previsto dall’articolo 482 del Codice Penale.
Perché è vietato dalla legge: le indicazioni sulla CIE
Il caso di Belforte non è isolato. Gli stessi Carabinieri hanno sottolineato che si tratta di un fenomeno in crescita a livello nazionale — un trend che si sta diffondendo, presumibilmente alimentato da ambienti che vedono nel chip della CIE uno strumento di sorveglianza da neutralizzare.

Perché è vietato dalla legge: le indicazioni sulla CIE-okmugello.it
Questa interpretazione è infondata sul piano tecnico. Il chip della CIE contiene dati biometrici del titolare — nome, cognome, data di nascita, fotografia e, nelle versioni più recenti, le impronte digitali — ma non trasmette alcuna informazione in modo autonomo o passivo. Funziona solo se avvicinato a un lettore abilitato e, anche in quel caso, l’accesso ai dati biometrici è protetto da protocolli crittografici. Rimuovere il chip non incrementa la privacy del titolare, ma trasforma il documento in un falso a tutti gli effetti, con le conseguenze penali che ne derivano.
La CIE è diventata obbligatoria dal prossimo agosto 2026. Chiunque presenti un documento con il chip rimosso o manomesso si trova in una posizione doppiamente critica: il documento non è valido come carta d’identità, e il semplice possesso configura il reato di alterazione di atto pubblico. Non occorre che la CIE venga usata per commettere un’altra infrazione — la manomissione in sé è sufficiente per l’apertura di un procedimento penale.
C’è un aspetto tecnico che vale la pena considerare: il chip della CIE è laminato all’interno della tessera in policarbonato e non è rimovibile senza lasciare segni fisici evidenti. Chi lo rimuove lo fa con strumenti dedicati, con una certa precisione — il che esclude categoricamente l’ipotesi del danno fortuito e rende difficile sostenere l’inconsapevolezza davanti a un giudice.
La CIE può essere usata in alternativa allo SPID per accedere ai servizi della pubblica amministrazione, per i controlli nei porti e negli aeroporti all’interno dell’area Schengen, e in tutti i contesti che prevedono la verifica automatizzata dell’identità. Un documento con il chip rimosso non supera nessuno di questi controlli e non può essere sostituito da una carta d’identità cartacea nei casi in cui la normativa richiede espressamente il formato elettronico.
Il sequestro del documento lascia il titolare senza un documento valido fino alla conclusione degli accertamenti — e, in caso di condanna, il rilascio di una nuova CIE non è automatico.
CIE, attenzione alla direttiva: in questo caso ti becchi una denuncia se lo fai-okmugello.it










