La decisione del Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge di interrompere dal 2027 le rappresentazioni teatrali al Cimitero militare germanico della Futa ha trasformato una questione culturale in un caso politico che coinvolge Firenzuola, il Mugello e la Regione.
Dopo 23 anni di attività, la stagione 2026 sarà dunque l’ultima per il Teatro di Marte di Archivio Zeta, diretto da Gianluca Guidotti ed Enrica Sangiovanni.
Il nodo: memoria o esclusività del luogo?
Il Volksbund, responsabile del sacrario, sostiene la necessità di tutelarne la natura di luogo di sepoltura, preghiera e raccoglimento. La decisione è stata collegata anche alle preoccupazioni espresse da familiari dei caduti e da persone vicine alla gestione del cimitero.
Archivio Zeta contesta invece l’idea che teatro e memoria siano incompatibili. Per la compagnia, il rapporto tra gli spettacoli e le oltre 30mila persone sepolte alla Futa ha rappresentato proprio il cuore del progetto: utilizzare il teatro come strumento di memoria civile, riflessione sulla guerra e costruzione di una cultura della pace.
La frattura nella Giunta di Firenzuola
Il caso ha avuto conseguenze anche sul piano amministrativo. Elena Sozzi, assessora alla Cultura e all’Istruzione di Firenzuola, ha rassegnato le dimissioni dopo che la maggioranza ha assunto una posizione favorevole alla decisione del Volksbund senza coinvolgerla nel confronto.
Sozzi aveva espresso una valutazione diversa, sottolineando il valore culturale e civile dell’esperienza maturata da Archivio Zeta in oltre due decenni.
La vicenda evidenzia quindi una frattura non soltanto tra maggioranza e opposizione, ma all’interno della stessa amministrazione.
La posizione del sindaco Buti
Il sindaco Giampaolo Buti e la maggioranza di centrodestra difendono invece il diritto dell’ente tedesco a stabilire come utilizzare e tutelare il proprio cimitero militare.
La linea è stata ribadita anche da esponenti politici regionali, tra cui il consigliere Matteo Zoppini, che ha parlato di una decisione da rispettare e ricordato episodi di residui di cibo e lattine lasciati sulle tombe.
Il principio sostenuto è dunque semplice: la natura sacra del sacrario viene prima dell’utilizzo culturale dello spazio.
La partita istituzionale
Sul fronte opposto, Bene Comune Firenzuola ha chiesto che la questione non venga considerata chiusa. La forza di opposizione ha depositato una mozione in Comune e annunciato un analogo atto all’Unione dei Comuni del Mugello, chiedendo di costruire un’interlocuzione con il Volksbund e con l’Ambasciata tedesca.
Anche la Regione Toscana si è mossa: l’assessora alla Cultura Cristina Manetti ha avviato un contatto con l’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania, mentre la consigliera regionale Pd Serena Spinelli ha definito importante trovare una soluzione che consenta di dare continuità all’esperienza.
Il vero punto del confronto
Al di là dello scontro politico locale, la questione pone un interrogativo più ampio: un cimitero di guerra può essere anche un luogo di cultura e di educazione alla pace, oppure proprio la sua natura di sacrario impone che ogni altra attività venga esclusa?
È questa la contrapposizione che si è aperta alla Futa.
Da una parte c’è chi ritiene che la memoria debba essere silenzio, raccoglimento e rispetto delle tombe. Dall’altra chi considera il teatro di Archivio Zeta una forma di memoria attiva, resa particolarmente significativa proprio dal fatto di svolgersi nel luogo che conserva le conseguenze della guerra.
E c’è un elemento che rende il confronto ancora più delicato: nessuno dei due fronti sembra mettere in discussione il valore della memoria. La divergenza riguarda piuttosto il modo in cui quella memoria debba essere custodita e trasmessa alle generazioni future.
Per questo, prima che la stagione 2026 chiuda definitivamente il sipario, resta aperto uno spazio per il confronto istituzionale. La domanda non è soltanto se il teatro debba continuare alla Futa, ma se sia possibile trovare un equilibrio tra la sacralità del luogo e quel lavoro di memoria e riflessione sulla guerra che per 23 anni ha accompagnato il sacrario.









