In Vetrina

Borse e accessori Loro Piana made in Chianti: nuovo stabilimento e assunzioni in vista

Loro Piana punta sul Chianti. La maison italiana del lusso, controllata da LVMH, aprirà entro la prima metà del 2027 un nuovo polo per pelletteria e accessori nella zona industriale della Sambuca, a Barberino Tavarnelle.

Uno stabilimento produttivo moderno immerso nel paesaggio del Chianti, immagine simbolo del nuovo polo della pelletteria.

Una scelta che rafforza la produzione in Italia e avvicina il marchio al cuore della pelle toscana. L’annuncio, arrivato a fine luglio, ha subito acceso l’attenzione del territorio: per il peso di un nome nato a Quarona nel 1924 e conosciuto nel mondo per cashmere, vicuña e lane pregiate, ma anche per le possibili ricadute su lavoro, filiera e manifattura locale.

Il nuovo polo nascerà in un complesso di circa 18 mila metri quadrati nella zona industriale della Sambuca, a Barberino Tavarnelle, lungo un’area produttiva già ben collegata con Firenze, Siena e il Chianti. Non sarà un impianto costruito da zero: Loro Piana ha acquistato un sito completato nel 2021 e utilizzato fino a poco tempo fa da Furla, formato da tre edifici destinati a uffici, laboratori e logistica.

L’investimento previsto si aggira intorno ai 23 milioni di euro. Nei prossimi mesi partiranno gli interventi per adattare gli spazi alle esigenze della maison, con attenzione all’inserimento nel paesaggio. Un punto non secondario, in una zona come il Chianti fiorentino, dove industria e territorio convivono da anni in un equilibrio da maneggiare con cura.

Borse, accessori e logistica: cosa arriva nel nuovo sito

Il polo di Barberino Tavarnelle diventerà il riferimento di Loro Piana per la produzione di borse e accessori in pelle. Qui sarà trasferita la lavorazione oggi svolta a Tavarnuzze, nel comune di Impruneta, insieme a un magazzino che si trova attualmente in Emilia-Romagna.

Artigiano taglia una lastra di pelle su banco da lavoro, con attrezzi e componenti di borsa in laboratorio
Lavorazione della pelle in un laboratorio moderno, simbolo della filiera manifatturiera nel Chianti.

L’idea dell’azienda è accorciare le distanze tra produzione, controllo qualità e logistica. La maison, entrata nel gruppo LVMH nel 2013, conferma così il peso sempre maggiore della pelletteria accanto ai filati nobili e all’abbigliamento di fascia alta. La linea comunicata è chiara: mantenere la produzione interamente in Italia, valorizzando competenze già presenti in Toscana. In altre parole, stare vicino ai saperi artigiani, non solo ai mercati.

Occupazione e selezioni: profili attesi, tempi ancora da chiarire

Il tema più seguito, a Barberino Tavarnelle e nei comuni vicini, è quello dell’occupazione. Per ora Loro Piana non ha indicato quanti addetti lavoreranno nel nuovo stabilimento, né quando partiranno le selezioni.

Il Comune ha fatto sapere che seguirà da vicino l’evoluzione del progetto, sia per i tempi dei lavori sia per le possibili ricadute sulla buona occupazione e sul rilancio della manifattura locale. Le assunzioni, quando saranno aperte, dovrebbero riguardare figure legate alla lavorazione della pelle, al montaggio di borse e accessori, al controllo qualità e alla logistica.

Chi guarda già alle opportunità può controllare la sezione carriere del sito della maison, dove compaiono annunci collegati all’unità di Impruneta, anche nell’area del controllo di produzione per la pelletteria. Resta poi una domanda concreta: che cosa succederà alla sede di Tavarnuzze dopo il trasferimento della produzione. Al momento, una risposta non c’è.

Un segnale per la pelle toscana, in una fase difficile

L’arrivo di Loro Piana nel Chianti fiorentino arriva in un momento complicato per il distretto toscano della pelle, alle prese dalla fine del 2023 con un calo degli ordini e con difficoltà crescenti per diversi laboratori conto terzi. Non è un dettaglio. In territori come Scandicci, Impruneta, Pontassieve e la Val di Pesa, la filiera vive di competenze diffuse, piccole imprese, maestranze specializzate e rapporti costruiti negli anni con le grandi griffe.

L’investimento segue di poco l’espansione di Richemont a Scandicci, altro segnale letto dagli operatori come una conferma dell’interesse dei gruppi internazionali per la manifattura toscana. Fiducia, sì, ma da misurare sui fatti: posti di lavoro, contratti stabili, continuità per l’indotto. Solo allora si capirà se il nuovo polo della Sambuca sarà soltanto una sede produttiva di un grande marchio o anche una spinta per la Val di Pesa e per un distretto che, pur tra le difficoltà, resta uno dei cuori della pelletteria italiana.

Change privacy settings