Altro che decine di euro per un lettino: il Guardian ha inserito sei spiagge libere italiane in una selezione dei litorali da vedere nell’estate 2026.
Sotto i riflettori sono finiti tratti di costa tra Conero, Ponza, Gargano, Isola d’Elba, Sicilia e Pantelleria, scelti per una bellezza che non passa da stabilimenti, file di ombrelloni o servizi da cartolina. Il punto, in fondo, è tutto qui: mentre in molte località stare in prima fila costa ormai parecchio, il quotidiano britannico premia spiagge dove conta ancora soprattutto il paesaggio.
Il Guardian premia sei spiagge libere italiane: ecco quali sono entrate nella selezione
Nella selezione del Guardian, secondo il rilancio pubblicato in Italia, ci sono la spiaggia delle Due Sorelle al Conero, Cala Feola a Ponza, un tratto del Gargano come Vignanotica, una spiaggia dell’Isola d’Elba, una nella Sicilia occidentale e una a Pantelleria. A unirle non è il lusso, tutt’altro. Sono luoghi scelti per l’accesso al mare, per il paesaggio, per quella sensazione sempre più rara di una costa ancora intatta, o quasi.
In certi casi si arriva a piedi, tra sentieri e scalinate. In altri serve una barca, oppure un po’ di pazienza. Ed è anche questo, con ogni probabilità, che il giornale britannico ha voluto segnalare: il fatto che una spiaggia libera in Italia possa ancora essere un’esperienza piena, e non una scelta di ripiego.

Una caletta selvaggia e accessibile, simbolo delle spiagge libere italiane premiate per paesaggio e mare cristallino.
Dal Conero a Pantelleria, le spiagge scelte per paesaggi e accessi fuori dal comune
Al Conero, le Due Sorelle restano uno degli angoli più fotografati dell’Adriatico: falesie bianche, acqua limpida, arrivo via mare e un orizzonte che cambia colore nel giro di poche ore. A Ponza, Cala Feola mette insieme scogli bassi, piscine naturali e un mare spesso immobile, quasi trasparente. Sul Gargano, spiagge come Vignanotica si riconoscono subito per la parete di roccia alle spalle e i ciottoli chiari sotto i piedi.
Più giù, tra Sicilia e Pantelleria, cambia tutto: lava, vento, calette più raccolte, discese meno semplici. Non sempre sono lidi comodi. E non sempre c’è un bar a due passi. Ma è proprio questa natura più ruvida, senza filtri, a renderli diversi. Chi li conosce lo sa bene: ne vale la pena, ma bisogna arrivarci preparati.
Più visibilità, ma anche più pressione: l’effetto del riconoscimento sulle spiagge libere italiane
Un riconoscimento del Guardian conta, soprattutto per mete che vivono molto di passaparola e immagini condivise. Può portare più presenze, più curiosità, più attenzione anche dall’estero. Ma apre pure una domanda tutt’altro che secondaria: come difendere le spiagge libere più belle d’Italia senza trasformarle in vetrine affollate? I Comuni costieri conoscono bene il problema.
Più visibilità vuol dire anche parcheggi sotto pressione, sentieri da sistemare, rifiuti da gestire, accessi da regolare quando il numero di visitatori supera quello che il luogo può reggere. Per località come Pantelleria, Ponza o la riviera del Conero, il valore di queste segnalazioni sta quindi in un equilibrio delicato: attirare visitatori senza perdere identità. E senza cancellare, estate dopo estate, proprio quello che le ha fatte scegliere.
Una cala naturale con mare cristallino e scogliere, simbolo delle spiagge libere più belle d’Italia.



