Lettera aperta in favore dell'eolico in Mugello, e una riflessione per i contrari

Ecco le motivazioni di un ricercatore mugellano. Che spiega come potrebbe contribuire invece a salvarci

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visibility1025 - giovedì 02 settembre 2021
di Redazione
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Eolico © N.c.

L'interessante lettera aperta, da leggere tutta:

Ho sempre seguito con attenzione, sia sulla stampa che sui siti locali e nazionali, le discussioni sull’eolico, in particolare riguardo al Mugello dove vivo, compresi ultimamente l'intervento di Tommaso Capasso, la conferenza stampa del sindaco di San Godenzoii e il discorso della senatrice Michela Montevecchi in Senatoi. Però quando sento le argomentazioni dei “no eolico”, continuo a rimanere esterrefatto e nonostante il caldo mi vengono i brividi pensando al futuro delle mie figlie e di un’umanità che cerca così pervicacemente di autodistruggersi.

Ma come? Intere popolazioni saranno costrette a scomparire oppure a migrare perché i loro territori saranno presto resi inabitabili dai cambiamenti climatici causati da noi, dal nostro stile di vita, e quando potremmo fare qualcosa, anche se una piccola cosa, diciamo: no! Non lo facciamo perché disturba la nostra passeggiatina del bosco; rovina la vista della nostra collinetta preferita quando apriamo la finestra. Mi sembra di vedere questi paladini del paesaggio (che non va confuso con l’ambiente) di ritorno da una passeggiata sui crinali prendere il loro SUV e dopo aver fatto rifornimento alla Q8 arrivare a casa. Qui si fanno una doccia con l'acqua scaldata bruciando metano anche se fuori c'è il sole e 40 gradi (ma i pannelli solari termici sono troppo brutti). Poi, visto che fa caldo, accendono il condizionatore con la corrente prodotta da una centrale a carbone, quella di La Spezia per rimanere nelle vicinanze (sempre perché i pannelli fotovoltaici sono brutti). Ma pensate che quelli che vivono vicino alla centrale a carbone siano contenti?

Questa in inglese si chiama sindrome NIMBY (Not In My Back Yard), ovvero, fatelo dove vi pare purché non a casa mia, ma una traduzione più corretta sarebbe: egoismo! 

Noi nel Mugello viviamo (ancora) abbastanza bene, ma fino a quando? Sapete quanto manca a superare i famosi 1,5 °C di aumento della temperatura media, dopo di che ci saranno conseguenze disastrose e irreversibili per tutti, anche per noi? Meno di 13 anni! iv

Per chi poi egoisticamente pensasse di non campare così a lungo, gli 1.5° saranno comunque superati già nei prossimi 5 anniv. Avrete sentito che in Canada (non in Africa!) quest’anno la temperatura è arrivata a quasi 50 gradi, come anche in Sicilia. Che in Siberia solo quest’anno sono già bruciati 9 milioni di ettari di bosco, con il fumo che ha raggiunto il Polo Nord, di fronte ai quali i nostri 100.000 ettari sono quisquilie? E le alluvioni, le grandinate? Credete che tutto questo non possa succedere anche da noi, fra 10 anni, o forse l’anno prossimo, o il mese prossimo, o domani?

Ma quali sono le motivazioni per il no eolico? Da (ormai ex) ricercatore sono abituato a ragionare sui fatti ed i numeri, non su opinioni, illazioni e chiacchiere da bar. Dunque:

È un impianto industriale, fatto per guadagnarci. Certamente! Perché, la benzina per la vostra macchina ve lo porta a damigiane un contadino che la scava con la zappa? Il metano che usate per il riscaldamento la comprate da un ente di beneficenza? I pozzi di petrolio o le centrali a carbone sono forse impianti artigianali? Almeno in questo caso chi ci guadagna sono italiani, non gli sceicchi arabi o gli oligarchi russi. Con tutto il rispetto che hanno entrambi per i diritti umani, specialmente delle donne, basta vedere fatti recenti. Per questo mi sorprende, e mi delude molto, la posizione di Michela Montevecchi, che fa parte della commissione del Senato per la tutela dei diritti umani, e di Irene Galletti, specializzata in Tutela dei Diritti Umani. Per non parlare del fatto che entrambe fanno parte del M5S, che ha sempre fatto della transizione ecologica una bandiera, fino ad imporre un apposito ministero; 

Le strade di accesso distruggono i boschi. Certamente qualche albero sarà abbattuto per costruire qualche chilometro di strada di accesso, come del resto è stato fatto per buona parte dei 32 milioni di km di strade italiane. Perché solo questi alberi sono importanti? Dove eravate quando gli alberi venivano abbattuti per fare le autostrade? Quando altre montagne venivano sventrate (e lo sono ancora vi) per fare impianti di risalita e teleferiche per turisti pigri? Quando boschi venivano abbattuti per fare piste da sci, per quella che alla fine è un’attività voluttuaria, con neve sparata dai cannoni e battute da gatti (gatti !!??!!) che consumano più di una Formula 1?

Considerate poi che praticamente tutti i boschi dell’Appennino, come quasi tutti quelli italiani, non sono boschi “naturali”, cioè foreste primeve, ma boschi creati e coltivati dall’uomo e adesso spesso abbandonati, in massima parte cedui invecchiati.

Per verificare con i miei occhi qualche giorno fa sono stato sul Giogo di Villore, una zona che non conoscevo. Quello che ho visto non sono delle foreste vergini, ma castagneti da frutto abbandonati, con molti alberi secchi, e cedui invecchiati di carpine e faggio, probabilmente in origine utilizzati per legna da ardere e carbone e ormai non più redditizi. Qua e là si trova qualche albero più vecchio, probabilmente le matricine del ceduo anch’esse invecchiate. Il mito che i boschi coltivati lasciati a se stessi ritornino da soli ad un equilibrio naturale, è solo un mito, a meno di non parlare di centinaia di anni. Un bosco monospecie e molto fitto è soggetto a deperimento che lo rende soggetto a malattie che si propagano facilmente e ad incendi. I cedui devono essere accompagnati attivamente alla transizione con quello che si chiama taglio di avviamento ad alto fusto, cioè diradandoli lasciando gli esemplari migliori di ogni ceppaia e privilegiando le piante da seme e le specie non dominanti in modo da aumentare la biodiversità. Questo potrebbe essere un intervento da effettuare in concomitanza con la costruzione dell’impianto eolico, sfruttando anche la viabilità costruita ad hoc. In ogni caso è un intervento che non deve essere valutato da un architetto, un ingegnere, un poeta o un politico, ma da un esperto in scienze forestali.

Per non parlare poi del rischio sempre maggiore indotto dai cambiamenti climatici. Ricordate il ciclone Vaia? Proprio gli alberi di crinale sono i più esposti alla siccità che li possono disseccare e ai forti venti che li possono abbattere.

Devono essere fatte altrove. Però il vento c’è dove c’è, e normalmente c’è sui crinali. Chi sui crinali ci va veramente, non solo a parole, conosce benissimo come arrivando accaldati da un sentiero di fondovalle si prova la sensazione di fresco dovuta al vento quasi sempre presente sul crinale. 

Se volete potete andare a verificarlo voi stessi sull’ Atlante Eolico Interattivo di RSEvii.

Si potrebbe scegliere un altro posto? Certamente, per esempio il Corno alle Scale sarebbe un sito più produttivo, ma bisogna anche tenere conto della possibilità di accesso per costruire l’impianto.

L’altra possibilità è di costruirli in mare, ma l’ambiente marino è molto più aggressivo, impone di utilizzare tecniche più costose e riduce la durata dell’impianto. Poi anche lì ci sono molti affetti dalla sindrome NIMBY viii , inventandosi anche “l’inquinamento paesaggistico” ix;

Bisogna fare impianti più piccoli e il microeolico. Il rapporto costi/benefici degli impianti eolici, sia dal punto di vista economico che ambientale, migliora con le dimensioni degli impianti. Più sono grandi ed alti e meglio funzionano, richiedendo meno energia e risorse per istallarli e occupando meno suolo. Per l’altezza basta guardare l’atlante eolico, la produttività a 100 metri sul livello del suolo è quasi sempre doppia rispetto a quella a 50 m. Se non ci credete andate a vedere l’impianto di Carpinaccio in una giornata di vento scarso: le turbine più basse, quelle bipala, sono ferme, mentre quelle più alte, tripala alte 60 m, girano regolarmente. L’impianto proposto per Villore produrrà con 8 turbine 80 GWh all’anno, più del doppio di quello di Carpinaccio che invece ne ha 17, e li produrrà per almeno 50 anni senza consumare ed emettere nulla e richiedendo solo una minima manutenzione. 

Il microeolico? Riempiendo i tetti di frullini ci tenete accesa qualche lampadina quando tira vento forte, ma non ci alimentate con costanza una casa. E comunque è già difficile ottenere i permessi per istallare sui tetti i pannelli fotovoltaici e termici, figurarsi questi;

Le turbine fanno rumore. Mah! Ho provato ad andare sotto le turbine di Carpinaccio, ma il rumore più forte che ho sentito era il ronzio dei ventilatori per il raffreddamento dell’elettronica, non più percepibile a qualche centinaio di metri. Magari con vento forte si sentirebbe il rumore delle pale, ma siete mai stati in una foresta di crinale con vento forte? Si riesce a malapena a parlare col vicino;

Non sono riciclabili. Il pilone è fatto di cemento armato, come gran parte degli edifici moderni e delle vostre case. Vi siete mai chiesti quanto è riciclabile casa vostra? O il centro commerciale dove andate a fare shopping?

Il generatore è fatto in metallo, rame, acciaio ecc., né più né meno come l’alternatore della vostra auto o il motore della vostra lavatrice, ed è riciclabile allo stesso modo. Rimangono le pale in composito, principalmente fibra di vetro, un materiale che è usato da decenni anche in molte altre applicazioni, negli aerei, nelle barche, per le bici, in parti di auto, per le protesi, per dispositivi di protezione… Perché solo per le turbine eoliche ci si preoccupa del loro riciclaggio? Che comunque è possibilex e crescerà quando ci sarà la domanda. Infatti la vita dell’impianto è prevista in almeno 50 anni (voi ogni quanto cambiate e riciclate l’auto o la lavatrice?) e probabilmente molti di più con qualche aggiornamento tecnologico. Come molti degli impianti idroelettrici costruiti in Italia alla fine dell’800, anch’essi fatti di cemento e turbine, che sono tuttora in funzione spesso con le stesse dighe e turbine di quando sono state costruite, con solo qualche aggiornamento tecnologico; 

Le pale uccidono gli uccelli. È vero, ma in misura minima. Però qualunque gatto che vive all’aperto uccide molti più uccelli di un generatore eolicoi. Anche i vetri delle finestre e le auto uccidono moti più uccelli degli impianti eolici. A me capita diverse volte all’anno di sentire un forte urto su una finestra e poi trovare un uccello morto sul davanzale. Allora, cosa dovremmo fare? Sterminare i gatti? Dipingere di nero le finestre?

Sono brutte. Alla fine l’unica obiezione difficilmente criticabile è questa, ma è anche quella più soggettiva. Io potrei dire che le pale mi piacciono, hanno una elegante forma aerodinamica, e che il pilone mi ricorda un campanile rinascimentale; chi mi può contraddire? Potrebbero diventare un elemento caratteristico del paesaggio come i mulini a vento olandesi. E poi perché solo gli impianti eolici devono essere brutti? I cavalcavia e i ponti delle autostrade (anche quando non crollano), le torri dei telefonini, i tralicci dell’alta tensione sono forse belli? E le pianure, riempite di orrendi capannoni industriali con i tetti in eternit, ora sempre più sovente abbandonati, e di centri commerciali con vezzose torri pubblicitarie visibili da chilometri?

Dicono che le turbine si vedranno dalla casa di Giotto. E allora? A Firenze (dove è vietato perfino istallare sui tetti i pannelli solari per “salvaguardare la skyline”) la prima cosa che vede un turista arrivando dall’autostrada o dall’aeroporto non è più la cupola del Brunelleschi ma il palazzo di giustizia di Novoli, eletto come il quinto più brutto edificio del mondo. Quello però è stato autorizzato; un progetto degli anni ’70, quindi senza la minima considerazione per l’efficienza energetica, fatto da Leonardo Ricci, allievo di Giovanni Michelucci, poi costruito a partire dal 2000 quando Ricci era già morto da tempo. 

Conoscevo bene Giovanni Michelucci e quando ero ragazzino passavo spesso l'estate nella sua villa di Fiesole. Una volta, mentre stavo giocando in giardino, l'ho visto al tecnigrafo nel suo studio mentre faceva uno dei primi disegni della chiesa dell'autostrada. Mi sono avvicinato e ho detto “che bella!”. Lui si è voltato e mi ha detto una cosa che ricorderò sempre “vedi fare una cosa bella è facile, fare una cosa bella e che funziona bene (probabilmente aveva detto “funzionale”, ma io ricordo così) è molto più difficile". Purtroppo adesso gli architetti e i fautori del bello pensano al bello a se stante, dimenticando l’insegnamento di Michelucci: che la funzione deve sempre prevalere sulla forma. Chissà come si starà rigirando nella tomba affacciandosi da lassù a vedere Firenze.

Resto comunque dispostissimo a discutere tutto, ed anche a cambiare idea, purché con argomenti solidi e non con i paraocchi del solo proprio punto di vista, spesso unicamente ideologico. Considerando però in primo luogo che entro 10 anni dobbiamo attuare quella che adesso si chiama “transizione energetica” se vogliamo avere qualche speranza di salvarci da eventi ancora più disastrosi di quelli attuali. Per farlo dovremo elettrificare tutto, producendo molta più elettricità di quella attuale e senza emettere gas serra; è inutile comprare le auto elettriche se poi le batterie le carichiamo bruciando carbone.

Ma perché poi con l’eolico? Perché l’eolico è la fonte di energia più economica, col minor impatto ambientale, con le minori emissioni di gas serra e in conclusione più sostenibile. L’unione dei comuni del Mugello ha commissionato al CNR ed all’Università uno studio delle potenzialità energetiche del Mugelloxiv. Leggetelo e vedrete che le potenzialità di produzione di energia elettrica provengono per l’80% dell’eolico e per il 12% dal fotovoltaico sui tetti delle costruzioni abitative. Il famoso “facciamo il fotovoltaico solo sui capannoni” è un aiuto, ma è solo il 5%. Tutto il resto, microidrico, biomasse ecc. sono quisquilie.

Quindi, se vogliamo sperare di lasciare ai nostri figli e nipoti un pianeta vivibile dobbiamo rassegnarci a vedere TUTTI i crinali coperti da pale eoliche (come anche i mari) e TUTTI i tetti coperti da pannelli solari. E non basterà, dovremo anche adottare stili di vita sostenibili e meno energivori di quello attuale. Anche così non è detto che ce la faremoxv ma se non ci proviamo non ce la faremo sicuramente.

In ogni caso, prima di criticare e pontificare sul paesaggio e la natura incontaminata dovete dire come avete intenzione di produrre in maniera sostenibile l'energia che consumate ogni giorno. Le alternative alle rinnovabili sono solo due: riempire il mondo di centrali nucleari oppure tornare a vivere nelle caverne e nelle capanne di paglia. Ma in quest’ultimo caso solo pochi ce la faranno, tutti gli altri saranno destinati a perire. 

Tanto per fare una metafora adeguata ai tempi, mi sembra come se i passeggeri di una teleferica, vedendo che il cavo si sta sfilacciando e che ci sono i famosi forchettoni a bloccare i freni, si mettessero a discutere su quanto è brutta la vernice scrostata della cabina.

Piero Mazzinghi.

PS Tanto per eliminare possibili dubbi: non sono prezzolato da AGSM, non so chi siano e non me ne importa niente. Sono un pensionato che ha fatto per tutta la vita il ricercatore; sono stato per lavoro in Africa, in Amazzonia, in Artico e ho visto e analizzato i disastri che sono già in corso per i cambiamenti climatici. Da 35 anni abito su un crinale, cercando di viverci nel modo più sostenibile possibile, e anche da qui ho visto il progressivo e sempre più veloce degrado dell'ambiente, ondate di caldo, alberi secchi e sradicati dal vento, sorgenti che spariscono, grandinate e piogge estreme; tutte conseguenze dei cambiamenti climatici.

 

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I commenti degli utenti
  • gianfranco ha scritto il 14 settembre 2021 alle 19:44 :

    Non intervengo sull'argomento (eolico,idrogeno,ibrido,dighe ecc. e chi più ne ha più ne metta) per ottenere, giustamente, energia pulita. Penso solo alla Cina che col suo carbone e fregandosene altamente delle vostre s.....ghe mentali inquina da sola l'80% del pianeta. Eliminate la causa e tutto sarà quasi risolto. Rispondi a gianfranco