Le comunità di Marradi, Crespino sul Lamone e Fantino continuano a custodire la memoria di una delle pagine più dolorose della loro storia. Nel luglio del 1944, durante la ritirata delle truppe tedesche lungo la Linea Gotica, il territorio fu teatro di una violenta rappresaglia che provocò la morte di decine di civili, lasciando una ferita ancora oggi profondamente radicata nella memoria collettiva.
A ripercorrere quei fatti è Rodolfo Ridolfi, già sindaco di Marradi, che ricorda come il Comune abbia ottenuto il 3 luglio 1991 la Medaglia d’Oro al Merito Civile con decreto del Presidente della Repubblica. Il riconoscimento fu conferito per il sacrificio della popolazione durante il secondo conflitto mondiale e per il tributo di sangue pagato dai civili, vittime delle violenze delle truppe naziste. La motivazione richiama i bombardamenti che colpirono il paese e il sacrificio di quarantadue cittadini inermi, uccisi nel corso dell’occupazione.
Ridolfi ricorda che il percorso che portò al conferimento della medaglia iniziò durante il suo mandato amministrativo, avviato nel 1988, dopo aver promosso iniziative per la valorizzazione del Sacrario di Crespino e per il riconoscimento istituzionale delle sofferenze subite dal territorio.
L’eccidio di Crespino si consumò tra il 17 e il 18 luglio 1944, in un contesto segnato dagli scontri tra le forze partigiane della 36ª Brigata Garibaldi “Alessandro Bianconcini” e l’esercito tedesco. Dopo alcuni attacchi condotti dai partigiani contro pattuglie naziste, le truppe occupanti diedero avvio a una violenta rappresaglia contro la popolazione civile.
Nel corso dell’operazione furono rastrellati numerosi abitanti della zona, successivamente condotti sulle rive del Lamone e fucilati. Tra le vittime vi fu anche il parroco di Crespino, don Fortunato Trioschi, costretto a scavarsi la fossa prima di essere ucciso insieme ai propri parrocchiani. Nei giorni successivi le violenze si estesero anche alla località di Fantino e ad altri poderi della zona, dove intere famiglie di contadini furono assassinate nonostante non avessero alcun coinvolgimento diretto nelle azioni partigiane.
Il bilancio complessivo delle due giornate fu di quarantaquattro vittime tra Crespino, Fantino e Lozzole. Tra gli uccisi figuravano uomini, donne e giovani contadini, oltre a numerosi civili che si trovavano semplicemente nelle proprie abitazioni o impegnati nei lavori agricoli. Le ricostruzioni storiche riportano che soltanto un uomo sopravvisse inizialmente all’esecuzione, morendo alcuni anni più tardi a causa delle ferite riportate.
Nel suo ricordo, Ridolfi sottolinea anche il valore della memoria condivisa, evidenziando come negli anni le commemorazioni abbiano contribuito a superare le divisioni che avevano caratterizzato il dopoguerra. Le celebrazioni annuali presso il Sacrario di Crespino rappresentano oggi un momento di raccoglimento e riflessione, nel quale istituzioni, associazioni e cittadini rendono omaggio alle vittime della strage e riaffermano i valori della pace, della libertà e della democrazia.
A oltre ottant’anni dagli eventi, il ricordo dell’eccidio continua a essere parte integrante dell’identità del territorio. La Medaglia d’Oro al Merito Civile conferita al Comune di Marradi rappresenta il riconoscimento del sacrificio della popolazione e testimonia il prezzo pagato da una comunità duramente colpita dalla guerra. Le commemorazioni che si rinnovano ogni anno intendono preservare la memoria di quei fatti affinché tragedie simili non vengano dimenticate e possano costituire un monito per le generazioni future.






