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Mari, Monti e Ruscelli: Il Bilancio di un quadriennio tra retorica e realtà

Tra "fisco creativo", spot elettorali e promesse al caffè: il bilancio di quattro anni di governo tra l'arte della narrazione e la realtà dei fatti

Governo

Siamo giunti a quel crinale di aprile in cui il calendario obbliga a guardarsi indietro. A quasi quattro anni dall’insediamento dell’esecutivo, il panorama che si staglia davanti agli occhi dei cittadini italiani assomiglia a un raffinato gioco di prestigio ottico: un governo che aveva promesso vette alpine e orizzonti oceanici, ma che oggi ci consegna una collezione di collinette e ruscelli appena accennati. È il trionfo della “creatività retorica”, dove il dato statistico smette di essere un numero per farsi opinione, e il ritardo non è mai un fallimento, ma una “conquista ponderata”.

L’Economia del “Quasi”: Tra spread e illusioni

Il capitolo economico è forse quello dove l’arte della narrazione ha superato la realtà dei fatti. Ricorderemo il maggio 2025 come il mese del “sorpasso immaginario”: la tesi secondo cui i nostri titoli di Stato fossero diventati più sicuri di quelli tedeschi perché lo spread era sceso sotto i 100 punti base. Una gaffe tecnica che confonde il termometro con la salute del paziente: finché il segno è positivo, il rischio resta di qua dal confine.

Ma è sulla Sanità che il gioco di prestigio si fa amaro. Il “record di stanziamenti” sbandierato dai palchi si scontra con la dura legge del PIL: la spesa sanitaria reale è in calo verticale, destinata a toccare il fondo del 5,7% entro il 2029. In un Paese che invecchia, non stiamo investendo nel futuro, stiamo erodendo il presente sotto i colpi dell’inflazione e dei tagli chirurgici al PNRR.

Il fisco creativo e la “Tassa-Prestito”

Sul fronte fiscale, il “nuovo patto” promesso si è tradotto in una pressione che ha raggiunto il 42,5%. Più che un patto, è sembrato un monologo. E che dire della tassa sugli extraprofitti bancari? Nata come ruggito populista contro i colossi del credito, è finita in un garbato “prestito volontario”: le banche anticipano liquidità e lo Stato ringrazia con i crediti d’imposta. Un capolavoro di equilibrismo in cui nessuno si fa male, tranne, forse, il contribuente che sperava in una redistribuzione vera.

Le ombre della politica estera: Il caso Almasri

Se l’economia è un gioco di specchi, la politica estera ha vissuto momenti di vera e propria nebbia fitta. Il caso del generale libico Almasri rimarrà negli annali come una macchia difficile da cancellare. Tra smentite di rito e voli di Stato autorizzati nel silenzio delle stanze del potere, la ricostruzione governativa è uscita a pezzi dalle indagini della Procura. L’Italia, culla del diritto, si ritrova oggi a sfiorare l’incidente diplomatico e giuridico con la Corte Penale Internazionale per un rimpatrio che sa di ostruzionismo.

Promesse di mattoni e centri nel vuoto

Sul sociale, la distanza tra il “dire” e il “fare” è misurabile in chilometri marini. I centri in Albania, nati come deterrente e simbolo di una nuova gestione migratoria, si sono rivelati cattedrali nel deserto (o meglio, sulla costa balcanica): 800 milioni di euro per strutture spesso vuote, ostaggio di una burocrazia che il governo non ha saputo – o voluto – calcolare.

E le pensioni? Gli aumenti promessi si sono polverizzati in cifre che oscillano tra il simbolico e l’irrisorio. Due euro al mese non sono un aumento, sono un caffè sospeso che lo Stato offre ogni trenta giorni, mentre la riforma della Legge Fornero è rimasta chiusa in quel cassetto delle promesse elettorali che nessuno sembra intenzionato a riaprire.

Il Verdetto

In definitiva, ci troviamo di fronte a un esecutivo dalla coerenza granitica solo nella sua capacità di trasformare la realtà in narrazione. Se le promesse fossero mattoni, il PNRR sarebbe già stato ultimato tre volte, con tanto di finiture di pregio. Invece, restiamo con i cantieri aperti e una pagella che non brilla.

Voto complessivo: 5- Con una lode speciale per la creatività retorica: trasformare una tassa in un prestito è un’arte che meriterebbe un ministero a sé

Colonna sonora consigliata: “Il cielo è sempre più blu” (Rino Gaetano), da ascoltare rigorosamente mentre si guarda lo spread, sperando che il colore del cielo non sia l’unica cosa a restare alta.

Appendice: Le cose “buone” (esistono, ma con il contagocce)

1. Lo spread sotto i 100. Vero. Ma è come vantarsi di avere la febbre a 37,1 invece che a 38. Meglio di prima, ma non è salute. Il merito? Più della politica, la fame di rendimento dell’Europa che non sa dove parcheggiare i soldi.

2. La tassa sugli extraprofitti bancari. Non è stata una stangata. Anzi, è diventata un prestito con tanto di sconto fiscale. Le banche non hanno sofferto, lo Stato ha incassato qualcosa, il contribuente ha evitato il peggio. È il trionfo del “nessuno si fa male, ma nessuno si cura”.

3. I centri in Albania. Vuoti, costosissimi, inutilizzabili. Il lato positivo? Hanno creato posti di lavoro… in Albania. E hanno insegnato all’Europa una lezione preziosa: si possono spender 800 milioni per non risolvere un problema. È arte contemporanea applicata alla politica.

4. Le pensioni. L’aumento da 2 euro al mese. Ridicolo? Sì. Ma almeno è simbolico: ogni trenta giorni lo Stato ti offre un caffè. Non ringrazi, che è pure amaro.

5. La mancata riforma della Fornero. Non è stata abrogata? Non è stata toccata. Il vantaggio? Almeno non hanno fatto peggio. A volte il miglior intervento è non intervenire.

Il vero aspetto positivo (senza satira): l’Italia non è collassata. I conti tengono, il PIL regge, il default non è all’orizzonte. Ma “non cadere” non è volare. È solo rotolare con meno violenza.

 

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