Firenzuola Mugello

La pietra di Brunelleschi oggi si cava solo in Mugello: cosa succede nelle cave di Firenzuola

Tra le montagne del Mugello sopravvive una tradizione che collega artigiani, cave e monumenti fiorentini. La sua storia racconta un patrimonio ancora vivo, tra sfide e trasformazioni.

Le cave di pietra serena sulle montagne del Mugello - Okmugello.it

Nel cuore del Mugello, una lavorazione antica continua a legare le montagne dell’Appennino ai monumenti di Firenze, custodendo una storia che pochi conoscono.

Dietro alcune delle architetture più celebri del Rinascimento si nasconde una tradizione che attraversa i secoli e coinvolge ancora oggi cave, laboratori e artigiani. Il rapporto tra il territorio e la pietra serena è cambiato profondamente, ma non si è interrotto. Tra restauri e nuove commesse, questa attività continua a trasformarsi, affrontando anche la difficile sfida del ricambio generazionale.

Dal Rinascimento alle cave chiuse: così Firenze ha perso le sue fonti storiche

Per secoli la pietra serena fiorentina è arrivata dalle colline di Fiesole, Monte Ceceri, Maiano e Settignano. Luoghi di cavatori, scalpellini, famiglie intere cresciute attorno a quel mestiere. Erano cave vicine, quasi dentro il paesaggio della città, e da lì usciva il materiale che ancora oggi si ritrova negli edifici religiosi e civili del centro: archi, colonne, cornici, pavimentazioni.

Poi quella stagione si è chiusa. Vincoli, fronti di cava ormai esauriti, cambiamenti del territorio e nuove regole hanno fermato l’estrazione. Così, quando Firenze deve restaurare un palazzo storico o completare una pavimentazione in continuità con il tessuto urbano, la pietra si cerca in Mugello.

“A occhio sembra la stessa”, dicono spesso gli addetti ai lavori. Dal punto di vista geologico, però, non lo è del tutto: la pietra di Firenzuola appartiene a una formazione più recente rispetto a quella fiesolana del Quattrocento. Ma colore, grana e resa visiva ne hanno fatto il sostituto naturale nei restauri e nei cantieri di oggi.

Brento Sanico, il bacino che raccoglie l’eredità della pietra fiesolana

Il cuore dell’attività è il bacino di Brento Sanico, sopra Firenzuola, a circa 800 metri di quota, nell’alta valle del Santerno. Qui l’estrazione è partita negli anni Settanta. Il nome viene da un borgo abbandonato negli anni Cinquanta, oggi raggiungibile solo a piedi: case vuote, muri coperti dalla vegetazione, silenzio. Poco più in là, invece, le cave sono in piena attività.

Il sito è considerato il principale bacino estrattivo della zona e una delle realtà più importanti per la produzione di pietra serena ornamentale. La cava di Brento Alta, secondo i dati dichiarati dall’azienda, estrae ogni anno circa 40mila metri cubi di materiale, di cui 8mila metri cubi destinati alla lavorazione ornamentale.

Da questi fronti partono blocchi che diventano lastre, gradini, cordoli, cornici e pezzi su misura. Non è più solo il tempo del mazzuolo, anche se la mano dell’uomo resta decisiva. Le macchine tagliano, sollevano, rifiniscono. Ma per certi lavori servono ancora occhio, esperienza e il gesto preciso dello scalpellino.

La tradizione degli scalpellini di Firenzuola nella lavorazione della pietra ser

La tradizione degli scalpellini di Firenzuola nella lavorazione della pietra serena – Okmugello.it

Industria, commesse e pochi scalpellini: la sfida del distretto mugellano

A Firenzuola la pietra è diventata un distretto, con aziende strutturate e storie che spesso partono da famiglie di cavatori e artigiani. Il Casone, per esempio, è nato nel 1962 da quattro soci legati al mestiere degli scalpellini. Per anni il mercato principale è stato quello delle pavimentazioni urbane nei centri storici dell’Italia centrale. Poi il rallentamento dell’edilizia e dei lavori pubblici ha ridotto gli ordini.

Una nuova spinta è arrivata dalle infrastrutture: per la tramvia di Firenze verso Bagno a Ripoli le imprese locali hanno formato il consorzio “La via degli Dei”, impegnato anche nelle forniture per il tram di Bologna. La commessa prevede circa 40mila metri quadrati di pavimentazione per marciapiedi e piste ciclabili e 20 chilometri di cordoli in pietra. Secondo le aziende, l’operazione ha portato 15 assunzioni e coinvolto circa 80 persone.

Il problema, però, resta la formazione. Gli scalpellini esperti sono pochi e il mestiere non si impara in poche settimane. L’Associazione Scalpellini di Firenzuola ha avviato corsi con maestri in pensione e artigiani ancora al lavoro: il primo, nel 2024, ha avuto cinque allievi. Pochi, ma è un inizio concreto. Intanto il Museo della Pietra Serena, nei sotterranei della Rocca, e la festa d’ottobre “Dal bosco e dalla pietra” raccontano al pubblico quello che nelle cave continua ogni giorno: polvere grigia, blocchi appena tagliati e mani che cercano eredi.

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