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F1, per Briatore “vincono sempre gli stessi”: la soluzione al problema secondo l’imprenditore

Flavio Briatore, oggi alla guida operativa di Alpine in Formula 1, è tornato il 14 agosto 2026 su un tema che nel paddock riemerge spesso: l’equilibrio del Mondiale. Per l’imprenditore, la F1 continua a premiare quasi sempre gli stessi team. La strada per ridurre il divario? Un budget cap più rigido, esteso anche agli stipendi dei piloti.

F1, il dominio dei top team resiste anche ai cambi di regole

La Formula 1 negli ultimi anni ha cambiato molto. Regole tecniche, limiti allo sviluppo, format rivisti, gare pensate per essere meno scontate già dal venerdì. Eppure, alla fine, davanti si ritrovano spesso gli stessi. Le scuderie con più mezzi, strutture più grandi, reparti tecnici più profondi, simulatori migliori e una capacità di reagire agli imprevisti che le squadre di metà griglia fanno fatica a pareggiare.

Meccanici in tuta nera osservano dal box una monoposto ferma mentre due auto sfrecciano sfocate in pit lane

È questo il punto sollevato da Flavio Briatore, tornato nel paddock con un ruolo centrale in Alpine dopo la lunga esperienza nel Mondiale, prima con Benetton e poi con Renault. “In F1 vincono sempre gli stessi”, è il senso del suo ragionamento. Una frase che non sorprende chi frequenta il campionato, ma che torna d’attualità ogni volta che la distanza tra i primi e il resto del gruppo diventa troppo evidente.

Qualche gara più movimentata c’è stata, certo. Strategie diverse, sorpassi, weekend meno lineari. Ma non sempre abbastanza da cambiare davvero il copione della stagione. Lo vede il pubblico, lo sanno i team. E lo sanno anche FIA e Liberty Media, sempre alla ricerca di soluzioni per tenere vivo l’interesse fino alla fine.

La proposta di Briatore: stipendi dei piloti dentro il budget cap

Per Briatore, il punto resta il tetto di spesa, introdotto nel 2021 per contenere i costi e avvicinare le scuderie. L’idea, secondo lui, è giusta. Ma non basta. “L’idea di base del tetto di spesa è buona”, ha spiegato, aggiungendo però che servirebbe “qualcosa di più forte”. A partire dall’inserimento dei salari dei piloti e delle altre voci che oggi restano fuori dal conteggio.

Il budget cap era partito da 145 milioni di dollari. Nel tempo, secondo quanto riportato da Autosprint, il limite è salito fino a 215 milioni, ma alcune spese pesanti continuano a non rientrare nel calcolo. Tra queste, appunto, gli ingaggi dei driver, spesso decisivi per rendere una squadra più attraente e costruire un progetto vincente.

Per Briatore è una stortura. Se un team può spendere cifre enormi per prendere un campione senza che quella voce pesi sul limite complessivo, il vantaggio delle squadre più ricche resta. Magari si vede meno rispetto al passato, ma c’è. “In questa maniera verrebbe data la chance alle piccole squadre di competere”, ha detto il manager, indicando una linea più dura ma, dal suo punto di vista, più giusta.

Perché un tetto di spesa più completo aiuterebbe le piccole squadre

Il tema è complicato, perché la Formula 1 vive anche dei suoi grandi nomi. I piloti migliori portano pubblico, sponsor, attenzione mediatica. Sono un valore sportivo, ma anche commerciale. Mettere i loro stipendi dentro il budget cap vorrebbe dire obbligare ogni squadra a scegliere meglio come spendere: sulla prima guida, sugli sviluppi aerodinamici, sugli aggiornamenti, sulla struttura tecnica.

Per i team più piccoli, o per chi prova a risalire come Alpine, sarebbe un modo per ridurre almeno in parte il distacco. Non una garanzia di successo, naturalmente. In F1 non basta una regola più stretta per costruire una macchina veloce. Servono competenze, continuità, metodo e stabilità. Però un tetto più ampio potrebbe impedire ai top team di coprire ogni difficoltà con una forza economica superiore.

Nel paddock il discorso non è nuovo, ma divide. C’è chi teme un freno al mercato dei piloti più forti e chi invece vede la misura come una conseguenza logica del controllo dei costi. La domanda, in fondo, è semplice: se si vuole una griglia più equilibrata, ha senso lasciare fuori dal limite una delle spese più importanti? Briatore, su questo, ha una posizione chiara.

Sprint Race e spettacolo: l’altra mossa per una F1 meno prevedibile

Il discorso sul budget cap si lega a una partita più larga: rendere la Formula 1 meno prevedibile e più interessante per tutta la stagione. Briatore aveva già messo sul tavolo un’altra idea: portare la Sprint Race in tutti i weekend del calendario.

Una proposta che piace a FIA e Liberty Media, perché aumenta l’attività in pista tra venerdì e sabato e alza il valore commerciale del fine settimana. Il format Sprint è nato proprio per questo: più contenuti, più tensione, più momenti decisivi prima della gara della domenica.

Non tutti i piloti lo apprezzano e non tutti i team lo considerano davvero utile. Per gli organizzatori, però, è uno strumento concreto per vendere meglio il prodotto F1, riempire gli autodromi per più giorni e tenere agganciato il pubblico televisivo. Resta il nodo principale: più Sprint possono rendere un weekend meno lineare, ma da sole non cambiano i rapporti di forza.

Se una monoposto resta molto più forte delle altre, il risultato tende comunque a ripetersi. Per questo la linea di Briatore mette insieme due piani: più azione in pista e regole economiche più severe. Meno spazio per dominare solo grazie alla potenza finanziaria. Più margine, almeno nelle intenzioni, per chi prova a rientrare nel gruppo che conta.

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