Toscana

A 98 anni dona il fegato e salva una vita: la storia del generoso montarese

Una donna di 98 anni a Montale ha donato il fegato, permettendo un trapianto riuscito. La storia sfida i pregiudizi sulla donazione fegato anziano e l'età del donatore.

Una donna di 98 anni a Montale ha donato il fegato, permettendo un trapianto riuscito. La storia sfida i pregiudizi sulla donazione fegato anziano e l'età del donatore.

Una donna di Montale, in provincia di Pistoia, ha donato il fegato a 98 anni, permettendo un trapianto riuscito e salvando la vita di un’altra persona. La notizia, resa pubblica dalla famiglia stessa a fine ottobre 2026, ha commosso la Toscana e riacceso il dibattito sulla donazione fegato anziano: un gesto che sfida ogni pregiudizio sull’età e dimostra come la solidarietà non abbia limiti anagrafici.

Morta pochi giorni prima dei 98 anni, il fegato era ancora perfettamente funzionante

La donna, la cui identità resta protetta nel rispetto della privacy della famiglia, è deceduta a Pistoia, dove era ricoverata, dopo che i medici hanno confermato la morte cerebrale. I sanitari hanno spiegato ai familiari una cosa che molti non sanno: il fegato mantiene la propria funzionalità indipendentemente dall’età del donatore. Non invecchia come si potrebbe immaginare. È un organo che, se in buone condizioni, può essere trapiantato con successo anche quando appartiene a una persona di quasi un secolo di vita.

La famiglia ha ascoltato, ha capito e ha detto sì. Una decisione tutt’altro che scontata, presa in un momento di dolore, che ha trasformato una perdita in un dono concreto per qualcun altro.

Un gruppo sanguigno raro: solo il 7% della popolazione è B positivo

C’è un dettaglio che rende questa storia ancora più significativa dal punto di vista medico. La donatrice aveva un gruppo sanguigno B positivo, presente soltanto nel 7% della popolazione. Chi appartiene a questo gruppo ha statisticamente meno probabilità di trovare un organo compatibile in tempi brevi. La donazione di Montale ha quindi rappresentato un’opportunità rara e preziosa per il ricevente, che attendeva un fegato compatibile.

Questo aspetto tecnico aiuta a capire perché ogni donazione conti davvero — e perché rinunciare a donare, magari per il timore che l’organo sia “troppo vecchio”, significhi in alcuni casi togliere a qualcuno l’unica possibilità concreta di sopravvivere.

La famiglia ha scelto di rendere pubblica la storia per sensibilizzare sulla donazione

Non era obbligatorio parlarne. La famiglia avrebbe potuto tenere tutto privato, come avviene nella grande maggioranza dei casi. Invece ha scelto di rendere pubblica la vicenda, con un obiettivo preciso: contribuire a diffondere la cultura della donazione degli organi e incoraggiare le persone a registrare le proprie volontà in vita.

In Italia è possibile esprimere il consenso o il diniego alla donazione degli organi al momento del rinnovo della carta d’identità presso il proprio Comune. Chi non lo ha ancora fatto può informarsi attraverso il Centro Nazionale Trapianti, che raccoglie e gestisce le dichiarazioni di volontà su tutto il territorio nazionale.

Il gesto della famiglia di Montale ha un valore che va oltre il singolo caso: rompe un tabù. L’idea che un anziano, figuriamoci uno di quasi cento anni, non possa essere un donatore efficace è un pregiudizio diffuso, anche tra i medici di base e tra le famiglie chiamate a decidere in momenti di lutto. Eppure i dati clinici dicono altro.

Cosa cambia per chi vive nel territorio tra Pistoia e il Mugello

Montale è un comune della provincia di Pistoia, non lontano dall’area della Città Metropolitana di Firenze e dai comuni del Mugello. Storie come questa riguardano tutti, perché il sistema dei trapianti funziona su scala regionale e nazionale: un organo donato in Toscana può salvare una vita a centinaia di chilometri di distanza, e viceversa.

Per chi abita a Borgo San Lorenzo, Vicchio, Barberino di Mugello o in qualunque altro comune del comprensorio, il messaggio pratico è semplice: al prossimo rinnovo della carta d’identità, vale la pena fermarsi un secondo e indicare la propria volontà sulla donazione degli organi. Non costa nulla. Può significare tutto per qualcun altro.

La storia della donna di Montale resterà probabilmente nell’anonimato, come vuole la legge sulla privacy. Ma il suo fegato è vivo, da qualche parte in Italia, e con esso la persona che ha ricevuto una seconda possibilità. È già un modo di non essere dimenticati.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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