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Creme solari fai da te, un pericolo per la salute: l’allarme dei medici

Le creme solari fai da te sono tornate a circolare con forza nell’estate 2026, spinte dai tutorial su TikTok, YouTube e Instagram. Ma dermatologi e allergologi lanciano l’allarme: promettono una protezione dai raggi UV che, senza test di laboratorio, controlli sulla formula e prove su acqua, sudore e calore, non può essere garantita.

Creme solari fai da te, il boom dei tutorial su TikTok, YouTube e Instagram

Olio d’oliva, burro di karité, olio di cocco, cera d’api, polveri minerali. Sono gli ingredienti che si vedono più spesso nelle ricette dei solari fatti in casa, rilanciate in video brevi e post dall’aria rassicurante. Pochi passaggi, una ciotola sul tavolo della cucina, qualche goccia profumata. E poi l’idea, detta o lasciata intendere, che “naturale” voglia dire per forza più sicuro.

È proprio questo il punto critico, spiegano gli specialisti. Una crema solare non è una semplice miscela cosmetica: deve dimostrare di schermare in modo stabile le radiazioni UVA e UVB. Alla 21esima edizione del Congresso francofono di allergologia, il tema è stato affrontato in una sessione dedicata. Françoise Giordano, dermatologa dell’ospedale universitario di Tolosa, ha chiarito che le creme solari fatte in casa sono rischiose perché “non sono regolamentate né testate per l’efficacia come quelle commerciali”.

Sui social, intanto, il messaggio corre. A volte si accompagna alla sfiducia verso i prodotti industriali, altre a teorie senza conferme scientifiche che collegano i solari ai tumori della pelle. Un terreno pericoloso. Soprattutto quando a parlarne sono volti noti: le loro frasi arrivano a un pubblico molto più ampio, non sempre in grado di distinguere un consiglio personale da un’indicazione medica.

Oli vegetali e ossido di zinco: perché non bastano a proteggere la pelle

Gli oli vegetali, dal cocco al karité, possono rendere la pelle più morbida. Ma questo non significa che proteggano davvero dalle radiazioni solari dannose. Il loro eventuale potere schermante è basso e, soprattutto, non viene misurato con gli standard necessari per indicare un vero Spf, il fattore di protezione solare.

Mani che mescolano una crema in una ciotola di vetro, con polveri bianche, cera e barattoli su un piano vicino a una finestra

Il discorso cambia, ma resta delicato, per ossido di zinco e biossido di titanio, due filtri minerali usati anche nei prodotti in commercio. Nelle preparazioni domestiche, però, le polveri possono fare grumi e distribuirsi male nella crema. Così la protezione diventa irregolare: in alcuni punti la pelle riceve più prodotto, in altri resta quasi scoperta. A occhio non si nota. Sotto il sole, invece, conta eccome.

C’è poi il problema della tenuta. I solari commerciali vengono controllati per verificare la resistenza all’acqua, al sudore e al calore. Le preparazioni casalinghe no. Non si sa quanto durino, se restino efficaci dopo mezz’ora in spiaggia o se cambino composizione lasciate in borsa, sotto l’ombrellone, con più di 30 gradi. Senza conservanti adeguati, inoltre, possono aumentare anche i rischi di contaminazioni da batteri o funghi.

Ustioni, falsa sicurezza e tumori cutanei: i rischi reali per la salute

Il rischio più immediato è la scottatura solare: arrossamento, dolore e, nei casi più seri, vescicole. Ma ciò che preoccupa di più i medici è la falsa sicurezza. Chi usa una protezione solare fai da te può restare al sole più a lungo pensando di essere protetto, mentre la pelle continua ad assorbire radiazioni dannose.

Uno studio statunitense pubblicato nel 2019, che aveva analizzato alcune delle ricette più diffuse online, aveva rilevato che circa il 70% non offriva una protezione efficace. Un dato citato spesso dagli esperti per spiegare quanto sia difficile, fuori da un laboratorio, preparare un prodotto davvero affidabile.

La prevenzione dei tumori cutanei passa da regole note: evitare le ore centrali, cercare l’ombra, usare cappelli e indumenti adatti, applicare prodotti con protezione UVA e UVB e con Spf almeno 30, come indicano le principali raccomandazioni dermatologiche. “Naturale” non significa automaticamente sicuro, ricordano i medici. E quando si parla di sole, pelle e rischio oncologico, improvvisare non è mai una buona idea.

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