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Con il decreto Lavoro tantissimi italiani possono avere 800 € di bonus e non lo sanno: chi può richiederlo subito

Lavoro donnaBonus fino a 800 euro: chi riguarda davvero (www.okmugello.it)

Nel nuovo Decreto Lavoro appena entrato in vigore ci sono incentivi che possono arrivare fino a 800 euro al mese e che stanno già attirando l’attenzione di aziende.

Il provvedimento punta a spingere le assunzioni stabili e a ridurre il numero dei contratti precari, ma dentro il pacchetto ci sono anche regole più rigide per le imprese che vogliono accedere agli sgravi. La novità più discussa riguarda il cosiddetto “salario giusto”, che diventa uno dei requisiti necessari per ottenere gli incentivi contributivi.

Negli ultimi giorni si è parlato molto del bonus da 800 euro, ma in realtà le misure previste dal decreto sono diverse e coinvolgono donne, giovani under 35 e imprese che assumono nel Mezzogiorno. Per molti lavoratori potrebbe tradursi in nuove opportunità di assunzione a tempo indeterminato, mentre per le aziende si apre una fase piena di controlli e condizioni da rispettare.

La misura economicamente più alta è quella destinata alle donne considerate svantaggiate. Il decreto prevede infatti un esonero totale dei contributi previdenziali per i datori di lavoro privati che assumono a tempo indeterminato nel corso del 2026. L’incentivo può arrivare fino a 650 euro al mese, ma sale fino a 800 euro mensili per le assunzioni effettuate nelle regioni della ZES unica del Mezzogiorno.

Per ottenere il beneficio bisogna però rispettare alcuni requisiti precisi. Le lavoratrici devono essere senza impiego regolarmente retribuito da almeno 24 mesi oppure da 12 mesi se rientrano in particolari categorie considerate più fragili dal regolamento europeo. Lo sgravio può durare fino a 24 mesi e riguarda esclusivamente i contratti a tempo indeterminato. 

Restano esclusi invece il lavoro domestico e i contratti di apprendistato. Inoltre, le aziende non possono licenziare personale nei mesi precedenti e successivi all’assunzione incentivata, altrimenti rischiano di perdere il bonus e dover restituire quanto ricevuto.

Nuovi incentivi anche per gli under 35

Il decreto introduce anche un Bonus Giovani 2026 pensato per favorire le assunzioni stabili degli under 35. Anche in questo caso si parla di esonero totale dei contributi previdenziali, con un tetto che arriva a 500 euro mensili e che può salire fino a 650 euro nelle aree ZES del Mezzogiorno.

La misura riguarda giovani senza un impiego stabile da almeno 24 mesi e può essere utilizzata anche per trasformare un contratto a termine in uno a tempo indeterminato. È uno degli aspetti più interessanti del decreto, perché molte aziende potrebbero scegliere di stabilizzare lavoratori già presenti in organico pur di accedere agli sgravi contributivi.

Secondo le stime riportate nei documenti collegati al decreto, il Governo punta a incentivare decine di migliaia di nuove assunzioni nel corso del 2026, soprattutto nelle aree dove il tasso di disoccupazione resta più alto.

banconote di euro in mano signora

Il “salario giusto” diventa centrale – okmugello.it

Tra le novità che stanno facendo più discutere c’è il nuovo principio del salario giusto. Per ottenere i bonus, le aziende dovranno applicare correttamente i contratti collettivi nazionali e garantire trattamenti economici coerenti con quelli previsti dai CCNL più rappresentativi.

In pratica, chi paga stipendi inferiori ai minimi previsti rischia di perdere gli incentivi. Cambiano anche gli obblighi burocratici: nelle comunicazioni di assunzione e persino nei cedolini paga dovrà comparire il codice CNEL del contratto applicato. Una misura pensata per aumentare la trasparenza e limitare l’uso di contratti poco tutelanti.

Per molti lavoratori questo decreto potrebbe avere effetti concreti già nei prossimi mesi, soprattutto nei settori dove il turnover è più alto e le imprese cercano personale stabile. Ma il vero impatto si capirà soltanto quando partiranno le domande all’INPS e si vedrà quante aziende decideranno davvero di sfruttare gli incentivi invece di continuare con rapporti precari e contratti brevi.

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