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Bonus Donne 2026: arriva lo sgravio totale. A chi spettano 800€ al mese

Il Governo ha deciso di riscrivere parte delle misure già previste dal Decreto Coesione e dal MilleprorogheCome funziona il nuovo bonus donne 2026(www.okmugello.it)

Nel pieno di un mercato del lavoro che continua a mostrare profonde differenze, il nuovo decreto, cambia le regole.

Il Governo ha deciso di riscrivere parte delle misure già previste dal Decreto Coesione e dal Milleproroghe, intervenendo con il decreto legge n. 62 del 30 aprile 2026. L’obiettivo dichiarato è spingere le imprese ad assumere più lavoratrici considerate svantaggiate, alleggerendo quasi completamente il costo contributivo a carico del datore di lavoro.

La novità più rilevante riguarda proprio l’ampliamento della platea: il nuovo bonus assunzioni donne 2026 non si limita più a poche categorie specifiche o a determinate aree geografiche, ma punta a coinvolgere lavoratrici di qualsiasi età e residenti in tutto il territorio nazionale, purché rispettino alcuni requisiti legati alla disoccupazione o alla situazione personale.

Come funziona il nuovo bonus donne 2026

Il meccanismo scelto dal Governo è quello dello sgravio contributivo totale. In pratica, il datore di lavoro che assume una lavoratrice con i requisiti richiesti potrà non versare i contributi previdenziali normalmente dovuti, con esclusione dei premi Inail.

L’incentivo standard arriva fino a 650 euro al mese per ogni lavoratrice assunta e può durare fino a 24 mesi. Per le aziende che operano nella Zes unica del Mezzogiorno, però, il beneficio sale ulteriormente e può raggiungere gli 800 euro mensili.

La misura interessa soprattutto le donne che risultano senza lavoro da almeno 24 mesi. Tuttavia il decreto amplia il perimetro anche a chi si trova in condizioni considerate di fragilità occupazionale.

Tra le categorie coinvolte rientrano, ad esempio, le lavoratrici tra i 15 e i 24 anni, le over 50, chi non possiede un diploma superiore oppure chi vive da sola con persone fiscalmente a carico. Il bonus può essere riconosciuto anche per donne occupate in settori dove il tasso di disparità uomo-donna supera il 25% rispetto alla media nazionale.

Quando lo sgravio dura meno

Il decreto distingue però tra le diverse situazioni occupazionali. Se la lavoratrice non possiede il requisito della disoccupazione di lunga durata previsto per il bonus pieno, l’azienda può comunque accedere a uno sgravio ridotto.

In questo caso l’incentivo viene riconosciuto per un massimo di 12 mesi, sempre per assunzioni a tempo indeterminato, purché la lavoratrice appartenga a una delle categorie considerate svantaggiate oppure non abbia un impiego regolarmente retribuito da almeno sei mesi.

Dietro questa scelta c’è anche un tentativo di correggere uno dei problemi storici del mercato italiano: molte donne riescono a entrare nel mondo del lavoro solo attraverso contratti precari o intermittenti, senza riuscire a stabilizzare realmente la propria posizione professionale.

AI cambia il lavoro ecco come

Le condizioni che le aziende devono rispettare- okmugello.it

Il bonus non sarà automatico per tutte le imprese. Il decreto impone infatti alcune condizioni precise. La prima riguarda il cosiddetto incremento occupazionale netto: l’assunzione deve aumentare realmente il numero dei dipendenti rispetto alla media dei dodici mesi precedenti.

Non basta quindi sostituire un lavoratore con un altro per ottenere l’incentivo. L’azienda deve dimostrare di aver ampliato l’organico.

C’è poi un altro vincolo particolarmente importante. Lo sgravio non viene riconosciuto ai datori di lavoro che nei sei mesi precedenti abbiano effettuato licenziamenti individuali per giustificato motivo oggettivo oppure licenziamenti collettivi.

Il decreto collega inoltre il beneficio al rispetto del cosiddetto “salario giusto”. Le imprese potranno ottenere l’esonero contributivo soltanto se garantiscono ai dipendenti un trattamento economico non inferiore a quello previsto dalle nuove regole introdotte con il decreto Primo Maggio.

È proprio questo uno degli aspetti che potrebbe pesare maggiormente nei prossimi mesi. Per molte aziende il bonus rappresenterà un aiuto concreto per ridurre il costo del lavoro, ma allo stesso tempo aumenteranno controlli e verifiche sui contratti applicati, sulle retribuzioni effettive e sulla reale crescita occupazionale.

Nel frattempo il Governo punta a trasformare questa misura in uno degli strumenti principali contro il divario occupazionale femminile, che continua a essere uno dei problemi più evidenti del mercato del lavoro italiano.

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