“Al di la’ di ogni ragionevole Dubbio”. I processi al “mostro “ analizzati dal punto di vista giuridico.

Il Magistrato Valerio De Gioia spiega: “I compagni di merende oggi sarebbero stati assolti. Il ragionevole dubbio è un principio di civiltà giuridica caposaldo del nostro ordinamento”

Paolo Cochi Il Mostro di Firenze al di là di ogni ragionevole dubbio
visibility1054 - OkMugello - sabato 22 febbraio 2020

Mostro di Firenze - Giudice Valerio de Gioia sulla normativa - Al di la' di ogni ragionevole dubbio

Intervista per OKMUGELLO di Paolo Cochi al Magistrato Valerio de Gioia.
Magistrato Valerio De Gioia
Magistrato Valerio De Gioia © n.c

Il Magistrato Valerio de Gioia ci spiega un principio giuridico fondamentale che, nei processi ai compagni di merende fu poco considerato nelle condanne definitive a Mario Vanni e Giancarlo Lotti. Valerio de Gioia, nato a Firenze è attualmente Giudice della prima sezione penale di tribunale di Roma, attualmente Giudice presso la prima sezione penale del Tribunale di Roma. Giudice civile e dell’esecuzione dal 2001 al 2008 (giudice del lavoro dal 2001 al 2005). Magistrato Referente distrettuale per la Formazione Decentrata – Scuola Superiore della Magistratura dall’anno 2012 al 2016. Ha scritto un compendio di diritto processuale penale riguardo al principio del ragionevole nella normativa che oggi prevede che l’imputato possa esser condannato se “risulta colpevole al di la’ di ogni ragionevole dubbio”.
Abbiamo incontrato l’attuale Giudice sottoponendogli il caso del mostro di Firenze e le relative condanne ai cosiddetti compagni di merende a fine anni 90.

Dottor de Gioia ci spiega le nozioni fondamentale riguardo a questo principio presente nel nostro ordinamento?

Ormai un po’ tutti sappiamo, che nel processo penale l’affermazione della responsabilità penale deve superare ogni ragionevole dubbio, quindi ogni minima incertezza o contraddittorietà o insufficienza degli elementi probatori devono assolutamente portare all’assoluzione.
Se gli elementi probatori nel processo non consentono di affermare con la dovuta certezza la responsabilità del giudicato, si deve assolvere. E’ un principio di civiltà giuridica. Nel dubbio bisogna assolvere.

Nei processi ai compagni di merende questo principio è stato rispettato ?

La normativa sul ragionevole dubbio, negli anni '90 era abbastanza diversa. Sul mostro di Firenze, io ricordo che sono stati processi faticosi, non c’erano evidenze o riscontri forti. Sono stati processi pressoché indiziari con tutte le difficoltà correlate. Oggi, invece esiste la condanna solo quando viene superato il principio del ragionevole dubbio. Prima c’era l’assoluzione con formula dubitativa, si veniva assolti per la vecchia insufficienza di prove. Su quei processi era quello il percorso più probabile. E’ invece evidente che il ragionevole dubbio persisteva.

Nel caso specifico ci fu Giancarlo Lotti, reo confesso e collaboratore di giustizia.

Anche in questo caso, si ha l’obbligo di valutare con la massima attenzione, le dichiarazioni del chiamante in correità. Non furono raggiunti gli elementi di riscontro sufficienti. In particolar modo, nei casi di testimonianze di collaboratori di giustizia, le valutazioni sui riscontri, secondo la normativa, devono essere ancora più attenti e scrupolosi. I motivi per i quali una “confessione” può essere mendace possono essere molteplici.

Si parlo’ di un giorno del delitto, diverso o comunque incerto rispetto a quello riferito da Lotti, ma anche di altre circostanze che non potevano essere verosimili ai fatti, sia per le modalità che per come si erano svolti gli omicidi. Dati di carattere medico legale o anche di carattere pratico o logistico ci danno questa certezza.

I compagni di merende, oggi sarebbero stati assolti ?

Direi di si, con altissima probabilità.

Invece, che idea si è fatto circa il colpevole di questi efferati delitti, in base alla sua esperienza personale?

Non penso proprio che il rozzo contadino o il postino possano avere anche fare con la vicenda del “mostro di Firenze”. A mio avviso erano almeno 3 persone che conoscevano sicuramente il territorio. Una specie di gruppo criminale tipo “arancia meccanica”, noto film di Stanley Kubrick.

Non avevano particolari competenze professionali nell’ambito della chirurgia o delle capacita’ di sparare particolari. E nemmeno credo alla modalità mandante-esecutore. Un sodalizio del crimine insomma.

Nel libro “mostro di Firenze – Al di la’ di ogni ragionevole dubbio” tutti i dettagli e la documentazione di tutte le fasi processuali. I verbali e le intercettazioni di Lotti e Pucci che portarono alla condanna di Mario Vanni per gli ultimi 4 duplici omicidi.

Dichiarazioni’ incerte e traballanti, che in alcuni punti si rivelano, vere e proprie menzogne.


Lascia il tuo commento
commenti