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Zanzare, il trucco facilissimo che ti rende immune e non ti fa pizzicare mai

Nel pieno dell’estate 2026, con le zanzare tornate a occupare case, giardini e zone umide, medici e ricercatori spiegano perché alcune persone finiscono nel mirino più di altre.

Non è solo una questione di fastidio: tra prurito, notti rovinate e malattie trasmesse dagli insetti, capire come ridurre il rischio resta fondamentale.

Il famoso “sangue dolce”, tirato in ballo ogni estate quando qualcuno viene punto più degli altri, non ha basi scientifiche. A contare, spiegano i dermatologi, è un insieme di fattori genetici, chimici e anche legati alle abitudini quotidiane. Sono questi segnali a rendere alcune persone più facili da individuare per le zanzare femmina, le sole che pungono.

Il dottor Santo Raffaele Mercuri, primario di Dermatologia dell’IRCCS Ospedale San Raffaele, ha ricordato che circa una persona su cinque risulta più attraente della media per questi insetti. Le femmine cercano il cosiddetto pasto di sangue perché hanno bisogno delle proteine necessarie alla maturazione e alla deposizione delle uova. Possono assumerne anche 2-3 milligrammi, più o meno quanto il loro stesso peso. I maschi, invece, si nutrono di sostanze zuccherine, come nettare e linfa. Una differenza che sembra minima, ma cambia tutto.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le zanzare restano tra gli animali più pericolosi per l’uomo: possono trasmettere malaria, dengue, Zika e chikungunya, causando ogni anno oltre un milione di morti nel mondo. Nei Paesi industrializzati, di solito, il problema riguarda più il disagio che le infezioni: prurito, pomfi, sonno interrotto. Ma la prevenzione, anche qui, non va sottovalutata.

Gruppo sanguigno, CO2 e sudore: i segnali che guidano le zanzare

Tra gli elementi studiati c’è il gruppo sanguigno. Le ricerche citate dagli specialisti indicano una maggiore attrazione delle zanzare per le persone con gruppo 0, rispetto a chi ha gruppo A o B. Ma non basta appartenere a un gruppo preciso. Per ragioni genetiche, circa l’85% della popolazione rilascia attraverso la pelle un segnale chimico che rende riconoscibile il proprio gruppo sanguigno. Il restante 15%, non producendo lo stesso segnale, risulta meno “visibile”.

Zanzara posata sull’avambraccio con un lieve ponfo, accanto a uno spray repellente su un tavolo all’aperto al tramonto
Una zanzara sull’avambraccio e un repellente vicino: la scena tipica delle punture estive e della prevenzione.

Il richiamo principale, però, resta l’anidride carbonica, la CO2 emessa respirando. Per le zanzare è una specie di radar: più una persona ne produce, più aumenta la possibilità di attirarle. Per questo, secondo gli esperti, possono essere più esposti gli adulti con maggiore massa corporea, le donne in gravidanza e chi ha appena fatto attività fisica. Una scena comune: corsa al parco alle 19, maglietta umida, fiato ancora corto. In quel momento, per l’insetto, il bersaglio è più facile da trovare.

Da vicino entrano poi in gioco sudore, acido lattico, ammoniaca e acido urico, sostanze che si accumulano sulla pelle dopo uno sforzo o nelle giornate molto calde. Conta anche la microflora cutanea, cioè l’insieme dei batteri normalmente presenti sulla pelle, che contribuisce a creare un odore personale. Alcune combinazioni attirano di più, altre meno. Non è una colpa: è chimica.

Colori, profumi e alcol: le abitudini che aumentano il rischio di punture

Le zanzare non si muovono solo seguendo gli odori. Anche la vista ha un ruolo, soprattutto quando l’insetto è ormai vicino al corpo. Gli specialisti segnalano una maggiore attrazione per abiti scuri o molto evidenti: nero, rosso, grigio e blu sembrano richiamarle più di colori come kaki, verde o giallo. Una camicia chiara non basta certo a evitare ogni puntura, ma nelle ore più critiche può aiutare.

Anche profumi, creme e detergenti con fragranze dolci o floreali possono incidere, perché confondono o rafforzano i segnali percepiti dall’insetto. “Meglio prodotti neutri, soprattutto la sera”, è il consiglio che i dermatologi ripetono spesso ai pazienti più sensibili. Può sembrare una banalità. Almeno finché non si passa la notte a grattarsi caviglie e polsi.

Poi c’è l’alcol, in particolare la birra, indicata da diversi studi come possibile fattore di maggiore attrazione. Bere alcol può aumentare la temperatura corporea e modificare il sudore, rendendo la pelle più interessante per le zanzare. Alcune ricerche sull’ecologia di questi insetti, compresi lavori condotti anche in università britanniche, hanno osservato che dieta e abitudini igieniche possono cambiare il profilo olfattivo individuale. Dati da prendere con prudenza, certo. Ma in linea con quello che spesso si vede nella pratica.

Repellenti, zanzariere e igiene: le misure efficaci per proteggersi

Per ridurre le punture di zanzara, le regole più utili restano semplici e costanti: lavarsi dopo l’attività fisica, indossare abiti chiari e traspiranti, evitare profumi intensi la sera, proteggere porte e finestre con zanzariere. Anche l’aria condizionata, abbassando temperatura e umidità, può rendere gli ambienti chiusi meno favorevoli agli insetti. Non li elimina sempre, ma spesso li tiene lontani.

Nelle ore di maggiore attività, spesso tra il tramonto e l’alba per molte specie comuni, gli esperti consigliano l’uso di repellenti autorizzati sulla pelle scoperta. Tra i principi più usati ci sono DEET e icaridina (o KBR), da applicare seguendo le indicazioni in etichetta. Serve particolare attenzione con bambini, donne in gravidanza e persone con pelle sensibile. In caso di dubbi, meglio chiedere al medico o al farmacista.

La vera “immunità”, per ora, non esiste. Non c’è un trucco capace di rendere qualcuno invisibile alle zanzare per tutta l’estate. Si può però diventare meno appetibili, riducendo i segnali che le guidano. Pelle pulita, barriere fisiche, prodotti adatti e qualche scelta pratica — una maglietta chiara invece di una nera, una doccia dopo lo sport, una zanzariera chiusa bene — possono fare la differenza. Senza miracoli, ma con buon senso.

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