Negli ultimi giorni migliaia di utenti stanno ricevendo su WhatsApp un messaggio che invita ad attivare la funzione “Privacy avanzata della chat” per impedire a Meta AI di leggere conversazioni, numeri di telefono e dati personali.
Il testo, condiviso in gruppi e chat private, utilizza toni allarmistici e chiede di inoltrare l’avviso ad amici e familiari. Ma quanto c’è di vero?
Secondo le verifiche effettuate da diverse fonti specializzate, la catena contiene informazioni fuorvianti e mescola elementi reali con conclusioni errate.
La prima cosa da chiarire è che la funzione “Privacy avanzata della chat” esiste realmente su WhatsApp. Proprio questo dettaglio rende il messaggio credibile agli occhi di molti utenti.
Tuttavia, questa impostazione non è stata creata per impedire all’intelligenza artificiale di Meta di accedere alle conversazioni. Il suo scopo è diverso: limita alcune operazioni che i partecipanti possono effettuare all’interno delle chat, come l’esportazione delle conversazioni o il download automatico di determinati contenuti condivisi.
La funzione, quindi, offre un controllo aggiuntivo sulla diffusione dei contenuti all’interno dei gruppi, ma non modifica il funzionamento della sicurezza di base di WhatsApp.
Meta AI può davvero leggere tutte le chat?
È questa la domanda che ha alimentato la diffusione della catena virale.
Le informazioni ufficiali disponibili indicano che Meta AI non legge automaticamente tutte le conversazioni presenti nell’app. L’assistente può elaborare soltanto i contenuti che gli utenti decidono volontariamente di condividere durante un’interazione diretta con il chatbot, ad esempio aprendo una chat dedicata o richiamandolo esplicitamente in una conversazione.
In altre parole, la semplice presenza dell’assistente AI all’interno di WhatsApp non significa che stia monitorando ogni messaggio inviato dagli utenti.

Il ruolo della crittografia end-to-end(www.okmugello.it)
Alla base del sistema di sicurezza di WhatsApp c’è la crittografia end-to-end, una tecnologia che protegge sia le chat private sia quelle di gruppo.
I messaggi vengono cifrati sul dispositivo del mittente e possono essere letti soltanto dai destinatari autorizzati. Questo significa che durante il trasferimento attraverso i server della piattaforma il contenuto delle conversazioni rimane protetto e non può essere consultato da terzi.
Proprio per questo motivo gli esperti di sicurezza e le verifiche pubblicate negli ultimi giorni hanno definito la catena come una classica bufala digitale che sfrutta la diffidenza verso l’intelligenza artificiale per ottenere condivisioni e diffusione virale.
Perché queste catene continuano a circolare
Il meccanismo è ormai noto: si crea un senso di urgenza, si suggerisce un pericolo imminente e si invita l’utente a condividere rapidamente il messaggio con il maggior numero possibile di persone.
La presenza di Meta AI e il crescente interesse per la privacy digitale rendono questi contenuti particolarmente efficaci. Molti utenti, vedendo citata una funzione realmente presente nell’app, tendono infatti a considerare autentico l’intero messaggio senza verificarne il contenuto.
La raccomandazione resta sempre la stessa: prima di inoltrare avvisi, allarmi o presunti aggiornamenti sulla sicurezza, è opportuno verificare le informazioni attraverso fonti ufficiali o siti specializzati. Nel caso della “Privacy avanzata della chat”, l’opzione può certamente essere utile per aumentare il controllo sui contenuti condivisi, ma non rappresenta uno scudo contro un accesso indiscriminato di Meta AI alle conversazioni private.
La funzione esiste davvero, ma non serve a bloccare Meta AI(www.okmugello.it)




