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Tempo libero e digitale: come cambiano le abitudini serali degli italiani

Per decenni la serata tipo di una famiglia italiana ha avuto una struttura riconoscibile: cena, telegiornale, un film o un varietà, poi il letto.

Quella sequenza si è sfilacciata. Il televisore resta acceso in salotto, ma accanto ci sono uno smartphone, un tablet, a volte un portatile, e ciascun dispositivo porta con sé un flusso di contenuti indipendente. Il risultato è una serata più frammentata, meno collettiva e molto più personalizzata. Capire come si sia arrivati fin qui aiuta a leggere le abitudini culturali del Paese, perché il tempo dopo cena resta la finestra in cui gli italiani decidono davvero come impiegare le proprie ore libere.

La fine del palinsesto come bussola serale

Fino a una quindicina d’anni fa l’orario di inizio di un programma dettava i ritmi domestici. Chi voleva vedere una serie doveva sedersi davanti al televisore all’ora stabilita. Con la diffusione delle piattaforme di streaming on demand quel vincolo è caduto: il contenuto aspetta lo spettatore, non il contrario.

La conseguenza più visibile è lo slittamento del prime time. Molte famiglie iniziano a guardare qualcosa dopo le 22, quando i bambini dormono e le incombenze domestiche sono chiuse, e proseguono oltre la mezzanotte con due o tre episodi di fila. Il binge watching ha modificato anche il modo di parlare dei contenuti: non esiste più un’unica puntata vista da tutti la stessa sera, quindi la conversazione del giorno dopo si sposta su tempi più lunghi e su cerchie più ristrette.

La televisione generalista mantiene un ruolo di collante nei grandi eventi (sport, festival musicali, dirette elettorali), dove la simultaneità conserva un valore che il catalogo on demand non riesce a replicare. Fuori da quelle occasioni, però, il salotto italiano assomiglia sempre più a una sala con tanti schermi quante sono le persone presenti.

Second screen: quando lo schermo grande non basta

Il termine second screen indica l’uso di un dispositivo mobile mentre si guarda la televisione. Non è una novità assoluta, ma la sua intensità è cresciuta al punto da diventare la modalità di consumo prevalente per gran parte del pubblico sotto i cinquant’anni. Il telefono non interrompe la visione: la accompagna, la commenta, la integra.

Le attività più diffuse davanti al televisore acceso sono:

  • commentare in tempo reale su chat private e social network;
  • cercare informazioni sull’attore, sul luogo o sulla canzone appena comparsi a schermo;
  • sbrigare micro-attività pratiche come acquisti, home banking e messaggi di lavoro;
  • seguire un secondo contenuto in parallelo, spesso un video breve o un podcast;
  • consultare dati e classifiche legati a ciò che si sta guardando.

L’ultimo punto merita attenzione, perché segna il passaggio da uno spettatore passivo a uno che verifica, confronta e approfondisce mentre il programma va avanti. La soglia di tolleranza verso i tempi morti si è abbassata: appena il ritmo cala, la mano corre al telefono.

Il ritorno della diretta e dei format interattivi

In apparenza contraddittorio, accanto al dominio dell’on demand si è consolidata una domanda di contenuti in diretta. Le piattaforme di gaming hanno abituato milioni di persone a seguire trasmissioni non registrate, con una chat attiva e un conduttore che risponde. Lo stesso schema si è esteso al live shopping, ai quiz interattivi, alle aste online e ai game show trasmessi in tempo reale.

Il tratto interessante di simili format non sta nella meccanica di intrattenimento in sé, quanto nella quantità di dati consultabili dal pubblico durante la trasmissione: cronologia dei risultati, frequenze di uscita, andamento delle ultime ore. Un utente curioso può, per esempio, conoscere le statistiche di Ice Fishing allo stesso modo in cui si guardano i numeri di una partita a fine primo tempo, senza necessariamente partecipare. Si tratta di contenuti riservati a un pubblico adulto e regolati dall’ADM, ma il meccanismo comunicativo è identico a quello delle dirette sportive o dei talent: lo spettatore vuole vedere l’evento e, insieme, i numeri che lo descrivono.

Il dato diventa così parte dello spettacolo. Chi produce contenuti live lo ha capito e costruisce le interfacce di conseguenza, con pannelli laterali, grafici e storici sempre visibili. La stessa logica dei fantacalcio e delle app sportive, trasferita ad altri generi.

Una serata più corta di quanto sembri

Dietro l’abbondanza di opzioni si nasconde un paradosso. Il tempo libero serale degli italiani non si è allungato, anzi: tra pendolarismo, lavoro flessibile e impegni familiari, la finestra reale tra cena e sonno resta di due o tre ore. Dentro quello spazio si comprimono molte più attività di un tempo, con effetti concreti.

Gli elementi che caratterizzano la serata digitale sono:

  • una scelta iniziale più lunga, con minuti spesi a scorrere cataloghi prima di decidere;
  • un’attenzione divisa tra due o più schermi per la maggior parte del tempo;
  • un consumo individuale anche in presenza di altri familiari nella stessa stanza;
  • un posticipo dell’orario di addormentamento rispetto alle generazioni precedenti.

Diversi studi sul sonno segnalano proprio nell’esposizione serale agli schermi uno dei fattori di ritardo dell’addormentamento. Non tutti gli usi hanno lo stesso peso: un film guardato per intero produce effetti diversi rispetto a mezz’ora di video brevi a scorrimento continuo, dove la struttura stessa del formato scoraggia l’interruzione.

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