Nel primo articolo di questo approfondimento firmato da Yuleisy Cruz Lezcano (che puoi leggere qui), abbiamo esplorato la nascita del Cementerio de Santa Ifigenia a Santiago de Cuba e la maestosità simbolica e poetica del mausoleo dedicato a José Martí. In questa seconda e ultima parte, l’autrice analizza l’ingresso nel cimitero monumentale della figura di Fidel Castro e l’intenso dialogo visivo e storico tra le loro due tombe.
Testo della Seconda Parte:
(Di Yuleisy Cruz Lezcano)
La necropoli è diventata nel tempo una sorta di pantheon della storia nazionale cubana. Qui riposano Carlos Manuel de Céspedes, il Padre della Patria, e Mariana Grajales, figura centrale della memoria delle guerre d’indipendenza e madre dei fratelli Maceo. Qui sono sepolti Frank País e numerosi protagonisti delle diverse fasi della storia cubana. Anche se la presenza di Martí costituisce il centro simbolico di questa memoria, la scelta di collocare qui anche Fidel Castro ha dato al cimitero una nuova dimensione.
Fidel Castro morì il 25 novembre 2016. Nove giorni dopo, il 4 dicembre, le sue ceneri furono deposte nel Cementerio de Santa Ifigenia, a Santiago de Cuba. La scelta del luogo non fu casuale. Santiago era una città fondamentale nella storia politica e rivoluzionaria di Fidel. Qui avvenne l’assalto alla caserma Moncada il 26 luglio 1953, episodio che sarebbe diventato uno dei momenti fondativi della Rivoluzione. La città e la regione orientale furono inoltre profondamente legate alla guerriglia e agli avvenimenti che portarono al trionfo rivoluzionario del gennaio 1959.
Ma Santa Ifigenia aveva un significato ancora più profondo. Era già il luogo nel quale riposavano Martí, Céspedes, Mariana Grajales, Frank País e altri protagonisti della storia nazionale. Era il pantheon degli eroi ai quali la Rivoluzione si richiamava.
Fidel aveva più volte visitato il cimitero per rendere omaggio a Martí e ai combattenti della Rivoluzione. Collocare le sue ceneri nello stesso luogo significava inserirlo fisicamente all’interno di quella genealogia storica, anche se la sua tomba, tuttavia, non assomiglia a quella di Martí.
Il mausoleo dell’Apostolo è elaborato, verticale, figurativo e ricco di simboli. La tomba di Fidel è invece una grande roccia di granito grigio. Al suo interno è stato ricavato lo spazio destinato all’urna; all’esterno, su una semplice placca, è inciso il suo nome: FIDEL.
Il granito proviene dal giacimento di Las Guásimas, nella zona orientale di Santiago. La grande pietra pesa più di quaranta tonnellate e la sua trasformazione richiese un lungo lavoro. Il progetto del recinto fu affidato agli architetti Eduardo H. Lozada León e Marcia Pérez Mirabal.
La scelta della pietra conferisce al sepolcro un carattere volutamente austero. Non ci sono figure allegoriche, statue, grandi iscrizioni o una complessa composizione architettonica. La memoria viene affidata alla materia stessa: una roccia che sembra appartenere alla terra orientale di Cuba. Così il contrasto con Martí è evidente. Da una parte un monumento che racconta attraverso la luce, la geometria, la scultura, le sei province, gli scudi, i monoliti e la poesia. Dall’altra una pietra quasi priva di ornamento.

Fidel Castro at Santa Ifigenia Cemetery
Eppure le due tombe sono vicine.
È proprio questa vicinanza a rendere Santa Ifigenia un luogo particolare. Tra Martí e Fidel c’è più di un secolo di storia. Martí morì nel 1895 combattendo per l’indipendenza cubana; Fidel guidò la Rivoluzione che trionfò nel 1959 e trasformò radicalmente il sistema politico dell’isola. Le loro epoche sono diverse, così come diversi sono i linguaggi utilizzati per ricordarli.
Nel 2026 questa vicinanza assume un significato ulteriore, perché quest’anno Cuba ricorda il centenario della nascita di Fidel Castro, nato il 13 agosto 1926. Il centenario riporta inevitabilmente l’attenzione sulla sua figura e sulla decisione di collocare le sue ceneri proprio accanto ai grandi protagonisti della storia cubana. Santa Ifigenia diventa così anche il luogo nel quale la memoria della Rivoluzione viene fisicamente accostata alla memoria delle guerre d’indipendenza.
Martí e Fidel non sono rappresentati nello stesso modo, ma il luogo li mette in relazione. Il primo è custodito in un’architettura che sembra voler trasformare il suo pensiero in immagini. La luce che attraversa il lucernario, la stella sotto l’urna, la bandiera, le sei figure femminili e il lungo percorso dei monoliti costruiscono un racconto nazionale. Il secondo riposa dentro una pietra. Una materia grezza e pesante, sulla quale è inciso soltanto il nome. Due tombe, due linguaggi, che rappresentano due momenti della storia cubana.
Quando il visitatore attraversa Santa Ifigenia, non incontra soltanto monumenti funebri. Attraversa una narrazione costruita nel tempo. Ogni tomba aggiunge una pagina, ogni statua una figura, ogni iscrizione una frase. Le palme reali, il canto delle tortore, il volo dell’aura tiñosa e la luce intensa di Santiago fanno da sfondo a questa memoria di pietra.
La necropoli non conserva semplicemente i morti: organizza la memoria che una nazione ha scelto di costruire intorno a loro.

Tomba di Fidel Castro






